Paura e delirio a Siena: sintesi di una stagione
Imponderabile, imprevedibile, travolgente, delirante, folle, ce ne sarebbero di aggettivi da affibbiare all’incredibile vittoria di Siena, tutto in 90 minuti, la sintesi perfetta della stagione rossonera.
Il Milan cambia all’Artemio Franchi, tiene in panchina il trascinatore El Shaarawy, un po’ come ha cambiato all’inizio di questa stagione con i tanti addii eccellenti. La scelta di Max Allegri è stata di quelle difficili da comprendere, va bene Robinho, interpretando la decisione con la voglia di mettere gente d’esperienza in campo, ma non si coglie il perché di un impalpabile Niang, mai in palla nell’ultimo periodo, al posto di un Faraone certo non brillante nelle ultime uscite, ma pur sempre il miglior cannoniere rossonero in stagione.
Soffre il diavolo in Toscana, un po’ come accaduto nel principio di quest’annata nata storta, subisce l’ennesimo, quasi scontato, gol su calcio piazzato, s’addormenta la difesa rossonera, un disastroso Ambrosini si perde Terzi ed arriva la rete che spezza le gambe, il tutto quando da Pescara arrivano notizie di una Fiorentina dilagante.
Ci prova il Milan, con tante difficoltà, le stesse incontrate nella ricerca della strada giusta in questa stagione, si scontra con la traversa di Balotelli, con una bella parata di Pegolo su Robinho, con i limiti di una manovra a tratti farraginosa che vede nel solo Montolivo, certamente non al meglio, ma pur sempre faro illuminante, l’unico capace di dettare i tempi.
Poi la rinascita, che passa ancora da Mario Balotelli, simbolo di una squadra che sembra sempre più Fenice. Il 45 si guadagna un rigore francamente generoso quanto provvidenziale, s’incarica di batterlo e, come sempre accade, lo trasforma in rete e nel trampolino per la Champions.
Infine l’arrembaggio, la rincorsa, rabbiosa, ad un obiettivo che ad inizio stagione sembrava utopia, ad un gol che arriva da chi non te l’aspetti, da quel Philippe Mexes che avrebbe dovuto lasciare il campo, salvo poi diventare eroe di una notte, ma anche di un finale di stagione in cui con Zapata (forse il migliore in campo dei suoi ieri) al suo fianco ha saputo trascinare il diavolo.
Paura ieri notte, quella di una partita complicata, nata storta, giocata male, con troppe difficoltà ed una stanchezza evidente che ha provato a frenare un Milan concentrato su di un obiettivo fondamentale per puntare alla rinascita, quella di un’intera stagione passata a chiederci dove potesse arrivare un diavolo così tanto cambiato negli interpreti e, almeno apparentemente, nella filosofia.
Delirio, quello di fine gara, con giocatori e tifosi festanti per un preliminare di Champions che vale una stagione, quello di Firenze, delle contestazioni e dei cori beceri dei tifosi viola, quello che s’intravede nell’ennesima uscita fuori luogo di chi è tifoso Vip, ma non per questo ha licenza di sparare a zero senza alcuna motivazione apparente.
E’ accaduto di tutto e di più a Siena, come nell’incredibile stagione di un Milan che ha saputo soffrire, deludente e convincente a fasi alterne, che è saputo rinascere, essere interprete di una rimonta travolgente e faticosa, per una stagione che, dati i presupposti, si è rivelata trionfante con quei preliminari di Champions che rappresentano un traguardo incredibile, un nuovo punto di partenza per questo Milan 2.0 che punta a tornare in alto.

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