Senza di te, mai più la #23
C’era una volta la bandiera. Quel giocatore che tutti amavano indistintamente e che rappresentava l’idolo da imitare per noi ragazzini. Quante volte la nostra mamma ci ha redarguiti per aver sporcato il muro della cameretta con lo scotch usato per fissare il poster del nostro giocatore preferito? Quante volte abbiamo sfoggiato la sua maglietta con orgoglio mentre giocavamo con i nostri amici al parco vicino casa?
Ognuno porta con se i suoi ricordi e le sue bandiere ma il fiero sorriso del tifoso che vede i suoi colori difesi e onorati dal proprio campione sono il minimo comune denominatore che unisce qualsiasi tifoseria.
Massimo Ambrosini entra a pieno titolo tra le bandiere rossonere ed ogni tifoso milanista può testimoniare quello che sto scrivendo. La natura non gli ha regalato la classe di alcuni centrocampisti dalla memoria corta (ogni riferimento a Pirlo e’ puramente casuale) ma ha donato ad Ambro un cuore grande che ha desiso di dedicare al nostro Milan per innumerevoli stagioni passate sputando sangue sui campi di tutta Europa. E di questo, da innamorato del Milan, gli sarò grato per il resto della mia esistenza.
18 anni di militanza con indosso i nostri colori attraversano almeno un paio di generazioni e non possono di certo passare inosservati. Ed invece c’e’ chi purtroppo è riuscito a farlo e in maniera assai triste.
Le dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato a bordo della lussuosa nave sfiorano l’assurdo come assurdo è il modo in cui l’ ACMilan ha deciso di privarsi di uno degli uomini più meritevoli che abbiano mai indossato la nostra maglia.
L’appellativo di “uomo” non l’ho usato casualmente, seppur ultimamente sembri dare fastidio a questo mondo del calcio fatto sempre più di “signorsi’”. Ambro non faceva parte di questa zerbinata compagnia e ho come l’impressione che questo gli sia costato parecchio in questa stagione.
Fu l’unico infatti a dichiararsi preoccupato per la mancanza di gioco e lo urlò subito dopo la vittoria dell’andata col il Barcellona. Dichiarazione a fine partita che è stata persa tra l’euforia del sorprendente risultato ma che qualcuno, addirittura da lui difeso per amore del Milan, non se l’è lasciata scappare. Meno uno dalla lista, penserà soddisfatto.
Nessun guerriero merita però di essere salutato fuori dall’arena ed in un immaginario malinconico silenzio di uno stadio vuoto come un cinema dopo i titoli di coda. Soprattutto se gladiatore come il nostro numero 23.
Il nostro Ambrogino d’oro, come mi piaceva chiamarlo mentre vedevo le partite, meritava ben altro congedo. Meritava di respirare l’odore dell’erba con la quale ha sporcato 489 volte la sua maglietta. Meritava sentir vibrare la “Scala del calcio” al grido di “Ambrosini uno di noi”. Meritava di mandare baci agli spalti come era solito fare dopo ogni suo goal. Meritava…punto.
Chi avrebbe dovuto saperlo non lo ha fatto ed è questo un punto sul quale dovrebbero davvero fermarsi a riflettere.
Se è vero che il mondo del calcio stia cambiando e che il termine fair play sia utilizzato nel calcio più del termine “goal”, non vorrei che oltre alla riduzione dei costi, l’AcMilan si imponga anche una riduzione di stile.
Grazie Ambro per questi fantastici anni e fatti salutare da tutti noi con un
“Senza di te, mai più la #23”
Alessandro Jacobone @NonEvoluto
Milanisti Non Evoluti

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