Il MIlan non sa più vincere
L'improvviso calvario del Milan, iniziato nel derby, prosegue anche a Bologna: quattro partite consecutive senza vittoria e con un solo gol segnato, come se il tremendo cazzotto preso nel derby abbia sgretolato le certezze che questa squadra aveva lentamente e faticosamente costruito nei mesi precedenti. Sembra di essere tornati indietro di un girone, quando la squadra stentava e otteneva risultati negativi e l'unica spiegazione sta proprio nella sindrome da derby, visto che prima della stracittadina (quindici giorni fa, non anni luce) la squadra volava, segnava a raffica, divertiva e vinceva, mentre ora balbetta calcio lento e inconcludente per larghi tratti degli incontri, mostra solo rari sprazzi di quel gioco che prima incantava e fatica a creare occasioni pericolose e, soprattutto, a segnare. A Bologna si è visto un Milan a due facce: brutto nel primo tempo, un po' più bello nella ripresa, soprattutto come determinazione e voglia di lottare su qualunque pallone, cercando la vittoria fino alla fine; anche in questo sembra di essere tornati alla prima parte della stagione, quando il Milan regalava sempre un tempo agli avversari prima di svegliarsi dal torpore e cominciare a giocare. Eppure Leonardo ha tentato di cambiare qualcosa, dando subito fiducia al nuovo arrivato Mancini, inserito al posto dell'affaticato Beckham, anche per dimostrare che il giocatore gli può tornare utile, smentendo il presidente Berlusconi che l'aveva bollato come inutile, ma, ovviamente, Amantino non poteva risolvere da solo tutti i problemi attuali del Milan, anche se ha mostrato buone cose e ha giocato tutta la partita, a dimostrazione che anche fisicamente sta già bene. Inoltre Leonardo ha provato a dare la scossa nella ripresa, inserendo la seconda punta Huntelaar al posto di Seedorf e cambiando di fatto modulo; da quel momento si è vista una squadra più pericolosa, perchè là davanti c'erano due opzioni e i centrali del Bologna erano più sotto pressione, ma nemmeno questa mossa è servita a sbloccare una partita difficile e anche stregata, visto che il Milan ha colpito due traverse. Insomma il Milan non avrà certo giocato una delle sue migliori partite, ma a volte è la dea bendata a decidere davvero il risultato delle partite; per intenderci, a Catania i rossoneri avevano giocato molto peggio che a Bologna, ma la doppietta di Huntelaar nel recupero aveva permesso loro di vincere, mentre al Dall'Ara non ci sono state due reti ma due traverse, il Milan ha raccolto solo un punto, pur meritando l'intera posta e ora deve riflettere su una frenata prolungata che lo ha portato lontano dall'Inter e fatto retrocedere al terzo posto (anche se c'è sempre la partita di Firenze da recuperare).
Viene da chiedersi dove sia finito il Milan del 4-2-fantasia, visto che lo schema è sempre lo stesso, ma a Bologna la prima azione pericolosa si è vista dopo ben 26 minuti e non era nemmeno un granchè; il tiro più pericoloso di tutto il primo tempo l'ha scoccato Di Vaio e Dida, al rientro dopo lo stop per il mal di schiena, ha mostrato buoni riflessi. I rossoneri, invece, non hanno mai centrato la porta di Colombo e l'unica altra azione da sottolineare è un tiro alto di Pirlo nel finale di tempo; davvero troppo poco per una squadra che cercava di riscattarsi, al punto che la cosa più bella della prima parte dell'incontro è il gesto di fair-play di Ambrosini, che dopo aver tentato di conquistare in modo un po' truffaldino un rigore, segnala ad ampi gesti all'arbitro che non si tratta di penalty, evitando così una probabile ammonizione per simulazione. E' chiaro che se bisogna ridursi a citare episodi del genere, vuol dire che il primo tempo è stato di una noia mortale, per colpa di un Milan dal possesso palla prolungato ma sterile che non è mai riuscito a mettere in difficoltà un Bologna chiuso e ordinato.
Nella ripresa il Milan prosegue la collezione di calci d'angolo e su uno di questi (battuto da Seedorf) si vede la cosa più bella della partita, ovvero il tiro al volo di Ronaldinho che va a sbattere sulla traversa; davvero un peccato, perchè il gesto tecnico di Dinho è un vero gioiello. Borriello ha le polveri un po' bagnate (solo un paio di conclusioni deboli e centrali) e, allora, Leonardo gli affianca Huntelaar, che si fa notare per qualche guizzo interessante, anche se nemmeno lui riesce a rendersi molto pericoloso. Se non altro ora il Bologna è un po' più in affanno, il portiere è più impegnato e deve esibirsi in qualche uscita spericolata e coraggiosa sui piedi degli attaccanti rossoneri. Il Milan alza il ritmo, allarga il gioco sulle fasce, cosa che non aveva fatto nel primo tempo e i risultati si vedono, anche perchè Ronaldinho ora ha due centravanti da servire e i loro movimenti in sincronia gli facilitano il compito. Nel finale Leonardo manda in campo anche Beckham al posto di Dinho, spostando Mancini a sinistra e proprio quest ultimo, in pieno recupero, scodella un bel cross sulla testa di Ambrosini che, però, colpisce la traversa e dimostra definitivamente che la porta bolognese è stregata.
Alla fine il pareggio sta stretto al Milan che ha avuto una percentuale di possesso palla "da Barcellona", anche se raramente è riuscito a tramutare il dominio territoriale in reali pericoli per un Bologna diligente e abile a chiudere tutti gli spazi. C'è grande rammarico perchè si poteva e si doveva conquistare i tre punti e il popolo rossonero ci credeva, visto che aveva affollato il settore ospiti per sostenere la squadra e spingerla a superare il momento difficile. Un miglioramento rispetto alle ultime esibizioni c'è stato ma, evidentemente, non basta per tornare finalmente a vincere, anche perchè per conquistare i successi bisogna segnare e ciò sembra diventato un problema insormontabile per una squadra che in quattro partite ha fatto "gonfiare la rete" una sola volta. E allora non resta che consolarsi con l'ottima prestazione di Bonera, che non giocava in campionato da undici mesi ed è stato il migliore in campo e con quella positiva del nuovo arrivato Mancini; Leonardo ha due elementi in più per cercare di uscire dal momento delicato, anche se è difficile capire cosa sia successo in quindici giorni ad una squadra che stava volando, o forse la spiegazione è fin troppo facile ed è da ricercare in quel maledetto derby che tutto l'ambiente rossonero ha affrontato con troppe illusioni per poi ritrovarsi improvvisamente disilluso e con la necessità di ricomporre i pezzi di un progetto scudetto andato in fumo per manifesta inferiorità. La squadra sembra improvvisamente bloccata, misteriosamente indebolita da un morbo dal quale non riesce a guarire e in questo senso il pareggio di Bologna è un brodino che non fa molto bene al malato. Bisogna, però, reagire al più presto, perchè fra dieci giorni c'è un appuntamento che vale una stagione e questo Milan fiacco, incerto e barcollante non potrebbe certo reggere il confronto con il Manchester United, visto che si è fatto bloccare da un Bologna volenteroso ma nulla più.

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