Maurizio è in vacanza...
Ieri pomeriggio lo avevamo chiamato per avere notizie. Era una cosa che lo irritava. Alla domanda: “Come stai?” ci aveva risposto: ” Come state voi?”. Era il suo modo per esorcizzare la malattia. Convincersi che non esistesse. Che fosse in ospedale per accertamenti di routine. Purtroppo non era così. Era furibondo con i medici perché non gli davano risposte convincenti sul suo stato di salute. Aveva preteso che nessuno di noi dicesse che era in ospedale. A “Guida al campionato”, la sua casa dal 1989, Mino Taveri, domenica scorsa, era stato costretto a salutare “Maurizio che si è preso una meritata vacanza”. Non era in trasmissione e quando succedeva, tre volte in 20 anni, tutti chiamavano Maurizio, i suoi parenti, i suoi colleghi per sapere cosa fosse successo. Ecco perché aveva pregato Mino di dire così.
Purtroppo la cosa era più seria. Ma non per lui. Il rapporto che aveva con le medicine (girava con una sporta della spesa di plastica piena di scatole di medicinali, e chissà quanti erano scaduti!) lo aveva portato a convivere in modo spontaneo con gli acciacchi prima, la malattia poi. Era una cosa naturale, chi se ne frega, si “bombava”, diceva lui, nel senso che prendeva una medicina e si sentiva come nuovo.
Poi i “tagliandi”, qualche giorno in clinica ed il ritorno in redazione a continuare il suo lavoro. Anzi la sua vita. Il calcio, il giornalismo, la televisione. Una passione smisurata, non esisteva altro. Estate, inverno, le feste comandate. Sbirciavi nel suo ufficio e lo vedevi lì, con la lente d’ingrandimento e la faccia attaccata al giornale appoggiato alla scrivania. Con la sua immancabile agenda piena di numeri di telefono. Agenda… per la verità era un quaderno, quasi una pergamena ingiallita senza età, che raccoglieva secondo un criterio conosciuto solo a lui i numeri di telefono dei protagonisti degli ultimi 50 anni di calcio. Molti erano ormai cancellati, galleggiavano sbiaditi sulle pagine consumate dall’usura. Nessuno, tranne lui, avrebbe potuto trovare qualcosa in quel quaderno. Quante volte gli avevamo detto di trascrivere i nomi ed i numeri di telefono… ci guardava come pazzi, non ne afferrava il motivo.
Così come non afferrava il motivo dei commenti di quelli che lui chiamava i “tromboni”. I tromboni erano per Maurizio gli addetti ai lavori del calcio che sputavano sentenze ovvie e retoriche. Giornalisti, dirigenti, calciatori, allenatori, tifosi eccellenti. Il calcio inteso come una liturgia che prevede commenti di circostanza, quasi codificati, da usare in precisi momenti. La banalizzazione più assoluta di un mondo che, per Maurizio, aveva altri spazi. Il suo approccio al calcio è sempre stato l’esatto opposto di quello dei tromboni. Lo faceva di proposito, si spostava dalla parte opposta quasi per sfida. Per molti Maurizio era semplicemente un macchietta. In realtà combatteva la sua battaglia contro i luoghi comuni del calcio anche con i comportamenti.
In toga all’Appello del martedì, con il pendolino in mano a Guida al Campionato, in camicia da notte e cuffia in testa in Calcio d’estate, dentro un pentolone a lanciare le sue “bombe” di mercato, preceduto dai tormentoni verbali che inventava (“ Chi?”, “Ah, come gioca del Piero…”), nella sua rubrica “ce l’ho con…”, negli anni in cui è stato una delle colonne di “Controcampo” e nel rapporto quotidiano con i lettori del suo blog su “Sportmediaset”, Maurizio diceva e faceva le cose che voleva senza rispettare il copione della messa cantata. Negli ultimi anni il suo personaggio televisivo era diventato reale: Maurizio era nella vita esattamente quello che appariva in televisione.
Parlava e si comportava come se fosse in onda, quando era in onda era come se fosse con noi in mensa o in corridoio: non rispettava i cosiddetti tempi televisivi, si stravaccava sul tavolo di “Guida” o sui divani di “Controcampo”, leggeva i suoi appunti senza pudore, non aveva paura di farsi vedere com’era, non recitava.
I colleghi più giovani lo avevano adottato come un padre; lo prendevano in mezzo, andavano spesso a pranzo con lui, molti di loro hanno come suoneria del telefonino i suoi tormentoni che lui si prestava con pazienza a ripetere ed incidere.
Maurizio se n’è andato e non vorrebbe che si esagerasse nel ricordarlo. Maurizio non c’è più. Maurizio chi….?

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
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