L'effetto Ibra, l'entusiasmo dei tifosi e la razionalità di Allegri
Entusiasmo alle stelle, come non se ne respirava da tempo, dalle parti di Milanello e dintorni. Felicità tangibile quella che ho avuto modo di percepire da parte di tanti tifosi rossoneri, nuovamente un fronte compatto a sostegno di una squadra rafforzata in modo evidente dall'ultima campagna acquisti.
Gli arrivi di Ibrahimovic e Robinho hanno il sapore di un passato diventato improvvisamente lontanissimo, fatto di tante vittorie e di campioni capaci di far sognare ad occhi aperti; eppure gli ultimi trionfi risalgono solo a 3 anni fa e il fenomenale Thiago Silva (tanto per citarne uno) è alla sua seconda stagione con questi colori. Ma tra il 2007 ed il 2010 c'è stato anche dell'altro: errori in fase di programmazione, scelte societarie che non hanno pagato, un disimpegno evidente da parte della proprietà e, soprattutto, i successi in sequenza dell'altra metà di Milano.
Nulla di anomalo, per carità. Da sempre le alterne fortune delle due rivali cittadine finiscono per inficiare giudizi ed opinioni, in maniera spesso esagerata, nei confronti di chi, a turno, esce sconfitto nel confronto; il problema sorge quando questi argomenti escono dall'ambito della discussione da bar dello sport e diventano pretesto per analisi a dir poco affrettate di colleghi ed esperti del settore.
Che, tanto per restare in casa milanista, evidenziano le persistenti lacune in mezzo al campo e in difesa, sottolineando l'assenza di alternative di livello ai titolari; dimenticando sicuramente gli arrivi di giovani di prospettiva ( e a fronte di un esborso economico abbastanza contenuto) come Boateng e Papastathopoulos.
Entusiasmo, si diceva, che non porta punti in classifica e trofei in bacheca ma di sicuro aiuta a vivere meglio. Gioia sfrenata e allegria incontenibile nelle parole dei “brasiliani d'Italia”, Pato e Robinho, che pregustano già la presenza contemporanea in campo con Ronaldinho e Ibra; messaggio forte e chiaro, come quello lanciato da Berlusconi peraltro e recapitato direttamente a Massimiliano Allegri.
A lui il compito di gestire un parco attaccanti di valore mondiale e di tentare di assemblare una squadra dalla vocazione spiccatamente offensiva; in settimana il tecnico livornese ha lasciato intendere che sarà molto dura, per non dire utopistico, vederli in campo tutti assieme con continuità. Un torneo difficile come quello italiano metterebbe a nudo l'incapacità, o comunque la scarsa disponibilità, dei quattro assi milanisti a partecipare attivamente anche alla fase di non possesso. Oltre a costringere l'allenatore a rinnegare clamorosamente la sua idea di calcio, basata su un 4-3-3 equilibrato e dinamico capace di mostrare i suoi primi effetti benefici in precampionato e al debutto stagionale contro il Lecce.

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