Una questione di ripicche

Una questione di ripiccheMilanNews.it
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venerdì 27 gennaio 2012, 12:00Primo Piano
di Milan 7

Che i rapporti tra Milan e Manchester City non siano da tempo idilliaci è noto. Quello che è meno conosciuta è la genesi del problema, che risale ormai tra la fine del 2008 e gennaio 2009. Infatti, il club inglese – forte del potere finanziario degli allora neo-proprietari - si era presentato in via Turati con due obiettivi: Gattuso e Dida. Nei loro pensieri c’era l’acquisto di almeno uno dei due giocatori rossoneri nel mercato di gennaio. Il Milan li dichiarò incedibili ma iniziò a prospettare la possibilità di cedere Kakà (che per l’ennesima volta chiedeva un aumento del contratto) per un’offerta monstre. Cosa che mandò in visibilio gli inglesi, essendo oltre ogni loro più rosea prospettiva. E l’offerta, infatti, arrivò.
Il Milan non fece quasi nulla per ostacolare la trattativa: 150 mln di sterline e un congruo aumento di stipendio per il giocatore. Berlusconi stesso arrivò a dichiarare che “a certe cifre non si può non vendere”, e iniziò la rivolta dei tifosi. Come tutti ricordano, il Milan dichiarò che il giocatore era ormai del City, ma Kakà non accettò il trasferimento: la trattativa sfumò al momento delle firme, con tutti gli attori presenti al tavolo di uno sperduto hotel. Kakà voleva solo il Real Madrid, ma lo disse apertamente solo in quel momento. Gli inglesi tornarono a casa decisamente irritati con la dirigenza del Milan.
E veniamo ai nostri giorni.
Il Milan chiede e ottiene il permesso dal City di parlare con Tevez per esplorare le possibilità di un trasferimento, alla luce di una rottura tra il giocatore argentino e la società. E chiede una cifra di massima sul valore del suo cartellino. Ma poi Galliani, in quel di Rio, estende il permesso fino al raggiungimento dell’accordo con Tevez e il suo procuratore, che a quel punto si rivela in qualche modo vincolante per il City. Questo, oltre alle foto piene di sorrisi pubblicate sui giornali, irrita il club inglese che, memore di quanto accaduto nel 2009, non ci sta a essere scavalcato e prende tempo. Se il giocatore deve essere ceduto, anche il City vuole prendere parte alla trattativa e almeno cercare di ricavarne il più possibile, magari scatenando un’asta tra altre squadre europee.
Ma la voglia di vendetta è nell’aria. Il City convoca il Milan dando l’idea di voler chiudere la trattativa.

Galliani e Cantamessa partono per l’Inghilterra con i contratti in borsa ma, una volta seduti al tavolo, si trovano davanti uno scenario cambiato: la stima del cartellino del giocatore è aumentata in modo esorbitante. A quel punto, dopo qualche ora di trattativa, alzano i tacchi e tornano a Milano. La vendetta è un piatto che si gusta freddo.
Uno degli artefici di questa strategia è il General Manager, tal Roberto Mancini, che ha suggerito l’aumento consistente del prezzo del cartellino. Il Milan non è certo la sua squadra del cuore, e aveva infatti nel frattempo contattato la sua ex società per vedere se si fosse riusciti a mettere in piedi una strategia che portasse Tevez all’Inter, visto l’interesse che quest’ultima aveva mostrato a giugno. In quest’ottica va letto il viaggio esplorativo del dirigente nerazzurro a Manchester. Dal canto suo, Mansour bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, proprietario del City, aveva preso i contatti con la squadra a maggior liquidità del momento, il PSG, recentemente acquistato dal cugino Tamim bin Hamad Al Thani. La squadra parigina allenata da Ancelotti ha fatto un’offerta, ma come a sua volta fece Kakà, è stata rifiutata da Tevez, che ha fatto trapelare, attraverso il suo procuratore, che il giocatore vuole solo il Milan.
La situazione appare dunque sostanzialmente in stallo. Anche se le recenti dichiarazioni del proprietario del City appaiono più di facciata che di sostanza. Parla infatti di “atteggiamenti troppo ottimistici da parte del Milan” e “offerta indiscutibile perchè insufficiente”. Ma siccome la stima preliminare era stata fin dall’inizio fatta dal City, l’offerta partita da via Turati non poteva certo discostarsi di molto...
Come andrà a finire, non è al momento possibile dirlo. Galliani non si muove dalla formula “prestito con diritto di riscatto”. Ma sono ancora oggetto di trattative, se il prestito sia biennale o annuale, oneroso e di quale entità, e il valore del riscatto del cartellino. Il giocatore pare irremovibile, ma non troppo. E’ altrettanto chiaro che il City non potrà tenere Tevez, che ha già fatto sapere di aver intenzione di intentare un’eventuale causa di mobbing. E la querelle sulla multa che il club inglese avrebbe inflitto all’argentino è stata smontata in tempo reale.
Ma sono solo ripicche che si aggiungono ad altre ripicche per quello che è accaduto nel 2009...
 
Claudio Gandolfo