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L'EDITORIALE

Bologna: Corvino aspetta Jovetic. Inter: Berardi vede nerazzurro. Saputo-Thohir: chi ha “messo” di più? Conte-Chelsea: Nazionale ok. Milan: Mihajlovic come Allegri

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
12.03.2016 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 29749 volte

Prima di Natale, Inter-Lazio a San Siro. Jovetic “teme” Candreva. L’ambiente sa all’epoca dell’interesse nerazzurro per l’esterno della Lazio e la gara assume quel motivo, quel contorno. Qualche mese dopo, ancora Jovetic al centro di una partita casalinga dell’Inter. Questa volta non per il “timore” di essere sostituito, ma per la “speranza” di raggiungere il suo papà calcistico. A Firenze, narrano le cronache che in privato JoJo chiamasse proprio “papà” l’attuale direttore sportivo del Bologna che a sua volta sa perfettamente che l’Inter farà di tutto per non riscattare il montenegrino o per non tenerlo una volta riscattato. Jovetic non è l’unica minaccia per il futuro rossoblù di Giaccherini che, sotto San Luca, è in prestito con diritto di riscatto. Giak punta su un buon finale di stagione e su una chance all’Europeo per assestarsi a Bologna o per riprendere quota sul mercato. Perché se non arrivasse Jovetic, una fiche vera per arrivare a Manolo Gabbiadini il Bologna la metterà sul tavolo dell’estate.

Tante ironie sull’assenza di Berardi da Juventus-Sassuolo di ieri sera, dopo i 2 gol (contro sia Inter che Milan) segnati a San Siro. Ma come il mondo del mercato sa bene, nonostante Juventus e Sassuolo dal punto di vista del mercato e da quello politico-televisivo abbiano una visione unica e condivisa, non c’è nulla di scritto fra bianconeri e neroverdi sul conto e sul futuro dell’esterno offensivo caro anche ad Antonio Conte. Quindi, tutto è possibile. Dipendesse dal giocatore, andrebbe all’Inter. E’ il suo sogno, è la sua fede calcistica. Ma tra bilanci, casse che piangono e fair play finanziario, questo rischia di non essere possibile. La stagione molto mediatica ma molto meno di campo rispetto alla media/minuti giocati nel Sassuolo da parte di Zaza, sta facendo riflettere molto il “buon” Domenico.

Scrivevamo prima di obiettivi ambiziosi del mercato da parte del Bologna. Dice, come è possibile che possa permetterseli? Al tempo. Il Bologna non è molto mediatico, ma ci piace far sapere che da quando guida il Club, mister Joey Saputo ha “messo” nel Bologna 98 milioni cash, freschi, veri, sonanti. Novantotto milioni. Senza fare prestiti e senza virgolette. Messi. Spesi. Dalla tasca al pallone, dal conto corrente al campo di calcio. Non sappiamo fra fonti di Appiano e fonti giornalistiche quanto effettivamente abbia messo, speso, investito nella molto più mediatica Inter il presidente Erick Thohir, ma 98 restano comunque tanti. Una sorta di Cima Coppi dei nuovi presidenti di Club italiani che vengono dall’estero.

E’ un bene per la Nazionale che Antonio Conte guidi il gruppo al’Europeo sapendo di essere di lì a poco il numero uno tecnico del Chelsea. Un bene per il Commissario tecnico: sa benissimo che l’esito dell’Europeo con l’Italia lo seguirà a Stamford Bridge. Fare bene sulla panchina azzurra nell’estate 2016 consentirà al tecnico salentino di approdare a Londra con il petto in fuori, credibile e autorevole. In caso contrario, un Europeo negativo farebbe giurisprudenza sui tabloid inglesi in coincidenza magari con le prime difficoltà, sempre possibili dopo un cambiemento del genere, sul fronte Blues. Non solo, Pensiamo anche ai giocatori della Nazionale italiana, quelli più giovani, quelli più ambiziosi. Anche loro in carne e ossa. Mettersi in luce agli occhi del Ct potrebbe voler dire per loro tenere testo un cordone ombelicale con il prossimo allenatore di una Società ricca e blasonata che “abita” in Champions League.

Semra ci fossero Niang ed El Shaarawy nel dopo Siena fra il presidente Berlusconi e Allegri. E si potrebbe interpretare ci siano sempre Niang e questa volta Menez fra il presidente Berlusconi e Mihajlovic. Paradossalmente, la giusta soluzione tecnica e di campo per il Milan senza l’impiego di Niang fuori causa per due mesi, potrebbe rimodellare lo scenario. Ma la settimana è stata scandita sul fronte dell’eterno triangolo presidenti-allenatori-tifosi, da due punti, da due tacche, a favore dei tecnici. Sia a Milano che a Palermo, i tifosi chiedono ai rispettivi presidenti più continuità di atteggiamento e più disponibilità nella valutazione degli allenatori. Il calcio di oggi è un lavoro delicato. Tutte le squadre sono all’avanguardia tatticamente. Le rose sono numerose e mettere a punto un equilibrio di campo, un sistema di gioco, è mestiere da orologiai svizzeri. E’ un lavoro lento, delicato, in discussione ogni minuto, ogni ora, ogni giorno. In questo contesto è complicato che una idea presidenziale, quale che sia l’allenatore o quale che sia sia la squadra, sul tal giocatore o sul tal ruolo, venga assorbita da un tessuto che è andato formandosi fra lavoro quotidiano, passi avanti, passi indietro, conferme, errori, progressi. Non facciamo nomi e cognomi non per stare abbottonati e coperti o al riparo da chissà cosa: il tema non è particolare, ma generale, universale. E’ il calcio di oggi, molto vicino alla Formula 1 con scuderie e ingegneri che cercano di superarsi ogni giorno, con un meccanismo, un dettaglio in più. In un calcio così tattico, così esasperato, così sul filo di lana, quando l’allenatore garantisce regole, lavoro, compattezza, ambiente e una doverosa apertura al dialogo con la Società e con il presidente, si è già molto più che a metà dell’opera. I tifosi di qualsiasi squadra lo percepiscono, lo sanno e lo fanno notare.

 


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