Derby già giocato: ha vinto l’Inter (ma Montella resta) . Diritti tv e Nazionale: campioni del mondo di acqua calda

 di Luca Serafini Twitter:   articolo letto 49905 volte

Ha 7 punti in più del Milan, gli stessi della Juve e solo 2 meno del Napoli. Prende gol con il contagocce. Lotta ferocemente su ogni palla fino all’ultimo minuto. Si vede la mano dell’allenatore nel carattere, nella grinta, nella tempra, nell’onore. Non è bella, ma è molto molto molto concreta. E non ha nemmeno fatto un mercato sontuoso. Quest’Inter schiacciasassi è invulnerabile, il pronostico è chiuso. Il derby sarà senza storia, il destino del Milan è segnato. Non ci sarebbe neppure da parlarne. Il fatto che io, dovessi fare una formazione mista, schiererei Donnarumma, Abate o Calabria e non D’Ambrosio, Bonucci o Romagnoli e non Miranda, Rodriguez e non Nagatomo o Dalbert, Biglia, Kessié e Bonaventura e non Gagliardini, Borja Valero e Vecino, Suso, rimanendo da pescare tra i nerazzurri solo Skriniar, Icardi e Perisic, è assolutamente ininfluente. Io non conto niente, come il Milan nel derby di domenica. Dunque, l’obiettivo è di non uscirne a pezzi contro la corazzata invincibile di Spalletti. Speriamo si fermi sul 2 o 3 a zero e non infierisca.

Resta solo da sperare che Montella prepari e legga bene la partita, che allestisca una formazione titolare e poi ci lavori su per qualche settimana, che dia un’organizzazione di gioco rapida e semplice. Per fare bene in Europa League e il meglio possibile in campionato. Non c’è oggi un’alternativa credibile all’allenatore napoletano. Inutile cambiare tanto per cambiare in un progetto a così lungo termine: se non ci saranno tracolli, fino a maggio resterà lui. Senza dubbio. 

Ho smesso di interrogarmi ed esprimere opinioni anche sull’assetto societario, sul futuro, su Mister Li e il Fondo Elliott. Semplicemente avendo capito che nessuno sa veramente come stiano le cose, dunque è inutile discettare. Pronosticare. Prevedere. Nemmeno i giornali e le pagine specializzate in economia e  finanza danno risposte credibili: insinuano dubbi a profusione, bisogna convivere con questi. Sperando che Berlusconi sappia davvero, e bene, a chi ha messo in mano il club che tanto ama.

De Laurentiis ha tuonato dopo l’accordo per la cessione dei diritti tv del campionato italiano all’estero, oltre un miliardo in 3 anni (contro il doppio della Liga e il triplo della Premier, euro più, dollaro meno). Possiamo anche condividere. Non ci ha spiegato, però, perché secondo lui sono briciole. Non ci ha spiegato quanto – per lui – sarebbe stato ricavabile. Il problema è che non abbiamo fenomeni da esportazione, né tra gli italiani né al momento tra gli stranieri perché Dybala non gode ancora di fama così diffusa. Con il presidente del Napoli siamo d’accordo anche sulla mancanza di una reggenza manageriale della Lega. Non ci ha spiegato però perché non esista proprio, una Lega, se non per difendere ciascuno la propria parrocchia e il proprio salvadanaio. Sono molte, le cose che il calcio italiano non ci spiega. Non pare essere interessato.     

Come la Nazionale, del resto. Ci attrae per scorticarla, senza accorgerci che a parte Spagna, Germania e Francia, tutti hanno fatto una fatica dell’altro mondo, persino chi può contare su Di Maria, Icardi, Higuain, Messi, Dybala. Non che mal comune sia mezzo gaudio, perché poi in quei 30 giorni in cui il Mondiale si gioca i valori vengono fuori per forza, ma sembra ci siamo accorti solo adesso, vendendo o svendendo i diritti tv e qualificandoci ai playoff di qualificazione come ampiamente previsto, che i nostri talenti siano in ribasso. E che l’allenatore sia tale e bravo a certi livelli da centroclassifica in serie A, ma non un selezionatore né tanto meno top. Nell’acqua calda, siamo sempre campioni del mondo. Per fortuna qualche volta è capitato di diventarlo, a sorpresa, anche sul campo.