Istruzioni per l’uso del derby. Ok società, ora tocca a Montella

 di Franco Ordine  articolo letto 13120 volte
© foto di Stefano Porta/PhotoViews
Istruzioni per l’uso del derby. Ok società, ora tocca a Montella

Istruzioni per l’uso di un derby, a Milano. Che se non è decisivo, diventa uno snodo delicatissimo per i rossoneri. Complessivamente, società, tecnico e squadra, sembrano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Provate a riflettere sui seguenti comportamenti: 1) Marco Fassone, che dopo Genova, prese a martellate la panchina di Montella, ha compiuto una clamorosa inversione a u e uscendo dai lavori della Lega calcio ha fatto sapere che “un progetto così ambizioso e importante non può essere legato a 7-8 partite” e che ancora “un faticoso inizio della stagione non ha consumato la fiducia riposta in Montella”; 2) Mirabelli ha preso un volo privato, è andato a Lisbona, si è visto (che è poi un’abitudine virtuosa del nuovo Milan), ha assistito a Portogallo-Svizzera e ha imbarcato per il ritorno Andrè Silva e Rodriguez per consegnarli mercoledì mattina alle cure di Milanello; 3) Montella ha lavorato durante tutta la sosta con i rossoneri disponibili e ha fatto sapere che alcuni di loro saranno prescelti per il derby (Suso e Bonaventura).

Ottimo lavoro. Ma non basta. Perché poi saranno decisive le scelte complessive di Montella. Ed è qui che vengono in soccorso alcuni precedenti dei quali tenere conto. Fondamentale è considerare, con giudizio, le condizioni degli infortunati (Kalinic in particolare) e lo stato di salute di quelli in arrivo giovedì dall’altra parte del mondo (Biglia). Perché su questi ballottaggi si giocano le sorti del derby. Pensate a Spalletti: secondo le ultime informazioni da Appiano Gentile, Vecino in arrivo per ultimo (al pari di Biglia) dalle sfide di qualificazioni, dovrebbe partire dalla panchina. E Biglia invece? A Milanello ha lavorato sodo Montolivo approfittando della mancata convocazione (al pari di Romagnoli). Se il suo stato venisse giudicato positivo, non bisognerebbe scandalizzarsi nel caso di una sua presenza a San Siro, dove tra l’altro (per la statistica), il Milan non riesce a vincere un derby fuori casa dalla bellezza di sette anni (2010 ultimo precedente). La conclusione è sempre la stessa: a decidere sarà poi il gioco, la capacità del Milan di recuperare identità, trasformandosi in squadra. E se riuscisse a farlo promuovendo anche una parte del vecchio Milan, forse avrebbe reso al club e ai suoi tifosi il servigio migliore. Perché la fusione a freddo tra vecchi e nuovi (che sono tanti), non è ancora avvenuta a Milanello. E l’hanno capito quasi tutti.