Corriere.it - Under Armour sbarca in Italia: la storia del brand che punta al Milan

 di Daniele Castagna Twitter:   articolo letto 31464 volte
Fonte: di Andrea Marinelli per Corriere.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Corriere.it - Under Armour sbarca in Italia: la storia del brand che punta al Milan

Dopo vent’anni si interromperà a fine stagione il rapporto fra Adidas e Milan. In lizza per prendere il posto del colosso tedesco c’è il marchio americano Under Armour, che punta a realizzare le divise rossonere per la prossima stagione. In forte ascesa in Europa e in Italia, l’azienda di Baltimora — in lotta con New Balance — sponsorizza già Southampton e Aston Villa in Inghilterra, la squadra «pirata» del St. Pauli di Amburgo in Germania e le brasiliane Sao Paulo e Fluminense. Se dal Maryland si sono trincerati dietro un «No comment», una piccola conferma arriverebbe dall’apertura del primo negozio Under Armour italiano a Milano, in Piazza Gae Aulenti (dove era già presente New Balance). All’inaugurazione dello spazio da 340 metri quadri, a fine settembre, era presente anche l’ex capitano rossonero Massimo Ambrosini. Quello milanese il primo passo di un piano di espansione italiano che punta a venti nuovi store nell’arco di cinque anni: i prossimi negozi apriranno a Roma e negli Outlet Village di Franciacorta e Valdichiana.

L’ascesa

Inizialmente specializzata in abbigliamento da football — in principio furono le magliette traspiranti da indossare sotto le protezioni — l’azienda fondata nel 1996 dal 23enne Kevin Plank nel basement della nonna a Washington ha fatto il salto nel 1999 fornendo i costumi del film di Oliver Stone Ogni maledetta domenica: un’inserzione pubblicitaria sagacemente acquistata sul magazine di Espn in occasione dell’uscita della pellicola fece impennare le vendite, portando Under Armour sotto la lente degli addetti ai lavori. Negli anni successivi, gli investimenti di un fondo di private equity e la quotazione in borsa al Nasdaq hanno portato nelle casse della società abbastanza capitale da aprire negozi in Canada, Cina e oltre quaranta Stati americani: fra i prossimi, c’è quello di New York che verrà inaugurato il prossimo anno nei locali della Fifth Avenue una volta occupati dal celebre negozio di giocattoli Fao Schwartz.

I testimonial

Sebbene nel calcio si limiti a testimonial di medio livello — il portiere del Southampton e della nazionale inglese Fraser Forster, il centrocampista svizzero dell’Arsenal Granit Xhaka, il difensore tedesco del Bayer Leverkusen Jonathan Tah e l’ala olandese del Lione Memphis Depay, appena ceduto dal Manchester United — il marchio di abbigliamento sportivo di Baltimora può contare su stelle di prima grandezza negli altri sport: Tom Brady nel football, il cestista dei Golden State Warriors Stephen Curry e il tennista britannico Andy Murray. La popolarità globale del marchio è stata favorita però anche dal forte legame con il mondo dello spettacolo: capi Under Armour facevano spesso capolino nella storica serie tv The Wire, ambientata proprio a Baltimora, e componevano la tenuta da corsa degli Underwood in House of Cards.

Le controversie politiche

Nella storia di Under Armour — 11 mila dipendenti nel mondo un giro d’affari che sfiora i 5 miliardi di dollari — non mancano le controversie politiche. A febbraio, pochi giorni dopo l’endorsement di Plank a Donald Trump che aveva scatenato la rivolta degli atleti sotto contratto, l’azienda si era trovata costretta a condannare la decisione del presidente americano di ritirarsi dagli accordi sul clima di Parigi. Sei mesi più tardi, in seguito ai tragici scontri di Charlottesville fra suprematisti bianchi e contestatori, Plank ha annunciato le proprie dimissioni dal Manufacturing Jobs Initiative Council di Trump, per protestare contro la risposta del presidente che assegnò la responsabilità dei fatti a «entrambe le parti».