Danesi a GiovanissimiCampioni: “Vogliamo sempre imporre il nostro gioco. Obiettivo? Entrare tra le migliori otto”

 di Redazione MilanNews Twitter:   articolo letto 8302 volte
Fonte: Intervista di Matteo Moschella per Giovanissimi Campioni
© foto di Pietro Mazzara
Danesi a GiovanissimiCampioni: “Vogliamo sempre imporre il nostro gioco. Obiettivo? Entrare tra le migliori otto”

GiovanissimiCampioni.it ha incontrato Omar Danesi, l’allenatore del Milan under 15. In un lungo colloquio il tecnico, originario della bresciana, ha parlato della filosofia di gioco dei rossoneri, dei suoi interpreti migliori e degli obiettivi della stagione per i Giovanissimi. Omar Danesi è un classe ’71 alto e magro, che viene dalla provincia bresciana. Proviene da una famiglia innamorata di calcio: lui stesso ha giocato (soprattutto in serie C), come il fratello, e ora sono entrambi allenatori. Danesi ha iniziato nel settore giovanile del Brescia per poi passare al Rigamonti ed approdare al Milan nel luglio 2010.

La partita con il Feralpi (vinta 8-0 dal Milan) è stata abbastanza semplice. Quello che ho si nota vedendo il Milan è soprattutto la volontà di creare gioco: contro il Feralpi Iglio prendeva la palla in difesa e cercava di smistare. Vi troviamo molto impostati nel gioco: altre squadre hanno un coefficiente fisico maggiore di voi, cosa ne pensi?

“Sono d’accordo su tanto di quello che hai detto. Domenica la partita si è messa subito in discesa, perché già al 15esimo stavamo già 3-0. La base comunque di tutto ciò passa attraverso il gioco: la nostra mentalità, ma non solo della categoria Giovanissimi Nazionali, di tutto il settore giovanile è quella di cercare di proporre un’identità vera nel comando del gioco. il comando del gioco passa da tutta la squadra, a aprtire dal portiere, quindi un’azione corale. Non prediligiamo le palle lunghe, o le seconde palle perché riteniamo che sia molto più formativo per un giocatore toccare il più possibile la palla. E di conseguenza questa è la nostra filosofia di gioco. Posso anche condividere che altre squadre non usino questa arma ma, essendo una filosofia del club, magari altre società preferiscono invece ottenere un risultato attraverso un gioco diverso. Quindi un gioco piè diretto, più sulla prima punta o in contropiede. Questo può essere condivisibile o no nel settore giovanile, noi invece pensiamo che la strada migliore sia quella per la formazione del giocatore, quella di passare attraverso un gioco, un gioco rasoterra”.

Spesso si nota come le squadre preferiscano il 4-3-3 come modulo di base. Non solo il Milan ma anche altre squadre lo adottano. E’ un modulo che ha più successo, è facile per insegnare ai ragazzi i movimenti? Qual è la ragione di questa scelta?

“Sicuramente il 4-3-3 parte da un presupposto che occupa bene gli spazi di tutto il campo in tutti e tre i reparti. I ragazzi riescono anche probabilmente a riconoscerlo meglio. Poi naturalmente si va sui vari concetti di gioco che stiamo cercando di proporre ai ragazzi e vediamo che appunto essendoci spazi maggiori riusciamo anche a interpretare meglio quello che noi vogliamo. Quasi tutte le squadre del nostro settore giovanile interpretano questa situazione però è un gioco molto dinamico molto fatto di palla a terra e movimenti e quindi il 4-3-3 iniziale può cambiare perché molte volte vediamo i due nostri esterni bassi che sono altissimi, difendiamo a due, e quindi c’è alla fine un gioco più complesso e più complicato rispetto al semplice 4-3-3”.

Come si fa ad allenare un ragazzo di 15 anni? Quanta psicologia ci vuole? Tu hai tantissima esperienza, hai iniziato a Ospitaletto, Rigamonti, poi Brescia. Come si gestisce un ragazzo che cresce e vede intorno a se i calciatori, soprattutto in una realtà come questa, al Milan?

“Sicuramente tu hai toccato un tasto importante. io vengo da realtà diverse del Milan, come hai detto Ospitaletto, Rigamonti, poi Brescia e ho notato che la prerogativa dell’allenatore è innanzitutto quella di alimentare la passione del calcio nel ragazzo: non togliergliela, non fargliela perdere. Quindi diventa un lavoro, tra virgolette, molto più complicato che venire lì sul campo e proporre degli esercizi. E’ logico che la bravura di tutto ciò che gira attorno è di coinvolgerlo, farlo sentire parte, indipendentemente da se gioca di più o di meno di altri, ma farlo sentire veramente partecipe di un gruppo: e questa forse è la difficoltà maggiore. Perché nel momento in cui non si sente partecipe abbassa la passione, lo stimolo e di conseguenza vengono meno le motivazioni che sono quelle che poi gli permettono di dare di più in allenamento per apprendere, per migliorare etc etc. Quindi quello: essere coerenti in quello che si dice e in quello che poi si fa credo che sia la prima arma che si ha a disposizione per far si che questo arco venga scoccato nella maniera giusta. Perché loro devono essere le tue frecce: senza di loro non varresti niente”.

Ok per il punto di vista psicologico. Invece quanto viene seguito ogni giocatore dal punto di vista fisico?

“E’ un aspetto indubbiamente importante; nella metodologia che noi proponiamo nel settore giovanile del Milan facciamo dei lavori integrati. Cerchiamo di mettere assieme il lavoro fisico con delle esercitazioni. Anche perché riteniamo che il primo strumento che non deve mai mancare è sicuramente la palla, perché tu insegni a giocare con il pallone, non solo a correre. Poi sicuramente dobbiamo essere bravi a trovare degli esercizi che, vuoi trovare l’aspetto condizionale della forza, che si possa lavorare sulla forza, nonché la resistenza, nonché la velocità. Il lavoro integrato è proprio quello di sedersi attorno a un tavolo, assieme con il preparatore atletico e in base agli obbiettivi tattici riuscire a fare delle esercitazioni che ritrovino anche degli obbiettivi fisici. Questa è la difficoltà maggiore: poi ci sono anche dei lavori che con la palla non puoi fare e allora vengono strutturati dalla nostra area performance determinati lavori, che vengono chiamati “a secco”, per aiutarli a crescere. Sicuramente c’è da dire che i lavori a secco li facciamo poco, iniziamo dagli allievi in su a mettere su un po’ di struttura fisica, a lavorare poi eventualmente con dei macchinari, ma più adesso con stability e altre forme di lavoro atletico …prediligiamo sempre comunque la palla”.

Com’è la settimana tipo di un Giovanissimo del Milan?

“Quattro allenamenti (martedì, mercoledì, giovedì, venerdì) riposo il sabato, poi il giorno in cui si gioca dipende dalla categoria: il sabato per alcuni giovanissimi, la domenica per gli allievi e altri giovanissimi. Come si fa il mercato dei giovanissimi? Sembra che ogni anno arrivino numerosi giocatori, come si fa? Il Milan si avvale di un sistema di scouting? Questo dipende dalla selezione dallo Scouting. Bisogna sicuramente fare i complimenti a Mauro Bianchessi, il responsabile che fa lui questa selezione, e permette di vedere in tutta Italia e anche all’estero, di giocatori importanti. Quanti siano i giocatori ogni anno è difficile dirlo: dipende dalla categoria. Dopo una prima parte più generale, la seconda parte dell’intervista si è focalizzata sulle situazioni singole dei giocatori, a partire dal capitano rossonero Giuseppe Iglio”.

Abbiamo notato come Iglio sia molto attivo, sia difesa che attacco. E’ uno dei centri nevralgici di questo Milan a centrocampo?

“Sicuramente io ho sempre reputato che il centrocampo, forse perché sono ex centrocampista, sia il centro nevralgico perché deve sostenere il tutto e quindi deve essere in grado di attaccare come difendere, tutto si basa intorno alla palla. Iglio è un giocatore nuovo, arrivato quest’anno con delle grandissime potenzialità, ha personalità. Sicuramente ha già una buona base di partenza ma con ampi margini di miglioramento perché arriva da realtà diverse e lui come altri si stanno integrando a ciò che gli richiediamo, un gioco più ragionato di movimento, in collaborazione con i compagni piuttosto che di forza e di grinta”.

Abbiamo notato come Basani venga impiegato al centro della difesa con successo. Lui è il Romagnoli del futuro?

“Diciamo che Basani con noi tranne l’ultima partita è stato adottato come centrale difensivo. Lui nasce come esterno e quindi stiamo cercando di far provare anche ruoli diversi ai giocatori perché crediamo che sia formativo. Più cresceranno e più si delinea il ruolo in cui giocheranno, ma è importante fargli vedere fargli provare più angoli possibili del campo. E’ bravo, fisicamente e di testa Ha fatto il centrale come può fare l’esterno”.

Ma la difesa è un punto forte di questo Milan? Mi sembra che anche Martimbianco si faccia notare..

“Martinbianco ma c’è anche Merletti che ha giocato con gli Allievi Lega pro, c’è Brusa, c’è Culotta ci sono tanti difensori centrali. Allora ci vorrebbe tanto tempo per parlare di ognuno di loro. Come dicevo la difesa è forte soprattutto quando noi vogliamo comandare il gioco. Noi giochiamo molto con i due centrali e i terzini altissimi. Con il play li davanti che smistano e muoviamo palla (anche rischiando un po’)”.

Passiamo all’attacco. Che dire di giocatori come Tonin, Haidara e Olzer?

“Stai nominando tutti giocatori selezionati da nostro responsabile, quindi con un occhio particolare perché se vengono da fuori regione, hanno delle qualità importanti. Dove in questo momento chi più o chi meno riesce ad esprimere e non è mai semplice per i motivi che ti ho detto prima avere continuità a quest’età e nella nostra modalità di gioco. c’è da dire che domenica comunque soprattutto durante il primo tempo hanno fatto tutti bene e perché poi quando riesci a fare interiorizzare a undici - venti giocatori, o a tutta la rosa, determinati concetti poi è bello vederli giocare”.

Quanto è difficile allenare un ragazzo che si chiama Maldini?

“Per me come allenatore non è affatto difficile. Contro il Feralpi tutti quelli che sono entrati hanno fatto bene (Maldini è entrato nel secondo tempo, segnando ndr) Bisognerebbe fare la domanda a lui. Lui si comporta benissimo come tutti gli altri. Cerca di proporre le sue qualità: bisogna solo aspettare che lui cresca metta forza”.

Non possiamo lasciarti senza chiedere: l’obiettivo della stagione?

“ Sicuramente il nostro obiettivo, giocando un campionato nazionale, in questo momento è quello di entrare nelle migliori 8. Nel campionato dei Giovanissimi è un po’ più particolare perché ci sono sedicesimi e ottavi (andata e ritorno) di conseguenza è già uno step aggiuntivo perché nel nostro campionato puoi incontrare prima o seconda dell’altro girone e quindi è più pericoloso, e questo è il primo passo. Poi nel momento in cui sei negli 8 è logico che devi cercare di vincere il titolo, però la differenza non è solo il vincere ma come tu ti proporrai in campo per ottenere questa vittoria. Sarà sempre il nostro gioco? Con le tensioni, l’obiettivo del risultato, il dover vincere? Se noi saremo in grado di gestire le questa tensioni queste ansie e proporre in campo il questo gioco per provare a vincere allora avremo laborato bene quest’anno”.