Meritocrazia e occhi forgiati dalla polvere: così Mirabelli si è conquistato il Milan

 di Enrico Ferrazzi Twitter:   articolo letto 20949 volte
Fonte: Sportitalia
© foto di DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS
Meritocrazia e occhi forgiati dalla polvere: così Mirabelli si è conquistato il Milan

In un mondo nel quale spesso e volentieri la meritocrazia rappresenta la prima discriminante pronta a saltare, le voci fuori dal coro cercano di riportare anche il calcio all’interno di dinamiche differenti, magari destinate a premiare chi la professionalità ha cercato prima ed è riuscito poi, a costruirsela sul campo. Ne siano vivido esempio le dinamiche di Casa Milan, che in tempi non sospetti hanno orientato la scelta di Marco Fassone, grande burattinaio del closing di recente verificatosi, a scegliere Massimo Mirabelli come architetto del progetto di rilancio programmato dal mondo rossonero. Nessun santo in paradiso per il neo direttore sportivo del Milan, soltanto gli apprezzamenti sinceri di chi, nell’esperienza congiunta alla guida dell’Inter, ebbe modo di apprezzarne qualità e rendiconto dettagliati, molto spesso azzeccati anche più delle scelte di mercato portate a termine. Fu proprio Mirabelli ad ispirare i colpi Brozovic e Murillo, come riconosciutogli dallo stesso Piero Ausilio, fu lui a spingere per Perisic in una trattativa fiume in cui lo stesso Fassone divenne parte in causa fondamentale per la fumata bianca; fu sempre lui a segnalare Gabriel Jesus quando i costi per portarlo a casa erano molto più bassi rispetto a quelli sostenuti dal City, mentre sempre da parte sua giunsero relazioni più fredde su quel Gabigol che, ad oggi fatica a decollare. Un discorso che non mira a sottolineare l’infallibilità di nessuno, ma che piuttosto cerca di evidenziare come l’occhio forgiato dalla polvere dei campi di periferia possa raffinarsi anche nel momento in cui è chiamato a trattare dei massimi sistemi del mondo del pallone. Del resto, il background è vincente: dai tempi del Rende ai campionati conquistati a Cosenza, passando per l’esperienza al Sunderland e poi all’Inter. Fino ad oggi, fino alla grande occasione di un uomo partito dal basso e giunto al gradino più alto di una scala del calcio che vuole viversi da protagonista assoluto.