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Cronistoria di un declino - Milan: il peccato originale nell'estate del 2012

11.01.2016 16:29 di Matteo Calcagni Twitter:   articolo letto 43418 volte
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews
Cronistoria di un declino - Milan: il peccato originale nell'estate del 2012

Quando nell'estate del 2010, dopo il trionfante triplete nerazzurro, il Milan decise di reagire sul mercato, la base di partenza poteva garantire un ritorno immediato al successo. Zlatan Ibrahimovic, Robinho e Boateng andarono ad impreziosire una formazione composta di campioni ancora affamati (Nesta, Pirlo, Seedorf...) e campioni emergenti come Thiago Silva. Lo scudetto fu la conseguenza di tutto questo. Evidentemente, tra giugno e agosto 2015, in casa rossonera si auguravano che un mercato di alto livello (soprattutto dal punto di vista economico) potesse bastare, da solo, per riportare subito il Diavolo in alto. Questo non è successo, non tanto per colpa dei nuovi acquisti, ma a causa di un ridimensionamento progressivo nel corso degli ultimi tre anni.

L'ESODO DEL 2012 - L'annus horribilis milanista, iniziato con la mancata acquisizione di Tevez (e la permanenza di Pato), è proseguito con uno scudetto sfumato ed un'estate di profonda rinnovazione (ed inevitabile decadimento). Il buco di bilanco, irripianabile da Silvio Berlusconi, ha portato ad un intreccio simile a quello del 2009, quando Kakà fu ceduto per risanare i conti meneghini. In questo caso i "sacrificati" sono stati Thiago Silva e Ibrahimovic, colonne portanti dell'architrave rossonero. Insieme a loro se ne andarono tutti i senatori, ad eccezione di Abbiati e Ambrosini: salutarono Nesta, Gattuso, Seedorf, van Bommel e Zambrotta. Il mercato in entrata, seppur florido a livello quantitativo, fu qualitativamente lontanissimo al valore dei partenti: arrivarono Montolivo, Constant, Traoré, Zapata, Gabriel, Acerbi, Pazzini, Bojan, Niang e de Jong. Il primo, decisivo, step verso il ridimensionamento iniziò in quei mesi: una scelta sicuramente dettata dalle esigenze economiche ma troppo drastica per non causare un sisma. L'estate del 2012 fece partire un declino inarrestabile, aggravatosi poi da quello che sarebbe successo nei mesi (ed anni) a venire.

LA DISILLUSIONE DEL 2013 - A gennaio, per tentare la rimonta europea, il Milan riuscì a tesserare Balotelli dal Manchester City, ricavando parte dei fondi necessari grazie alla cessione di Pato al Corinthians. I rossoneri, dopo essere stati trascinati da El Shaarawy per i primi mesi della stagione, giovarono incredibilmente del ritorno in Italia di SuperMario, il quale segnò dodici reti in tredici partite. Il Diavolo riuscì a conquistare il terzo posto al fotofinish, mostrando però alcuni limiti che avrebbero dovuto far suonare più di un allarme. Proprio l'estate del 2013 è stata, almeno a livello di scelte tecniche, la meno fortunata della recente storia milanista. Prima di tutto Allegri fu confermato dopo un lungo tira e molla, sintomo di fiducia solo apparente, poi si cambiò modulo, cercando di far rifiorire il 4-3-1-2 dopo i buoni risultati del 4-3-3. Dal mercato arrivarono Saponara, Poli, Silvestre, Vergara, Kakà, Birsa e Matri, per i quali il Milan investì (inspiegabilmente) dodici milioni di euro. E' vero che Pazzini avrebbe recuperato a dicembre dall'infortunio, ma le tante soluzioni interne potevano essere affiancante da un'entrata low-cost, magari spendendo quella cifra per altri settori del campo. Il Milan necessitava di rinforzi a centrocampo e in difesa, ma i problemi furono ignorati, generando una voragine che ancora non è stata colmata.

IL 2014 A DUE FACCE - A gennaio il Milan, impossibilitato ad investire grandi cifre, cerco di sistemare la squadra dopo il disastroso girone d'andata: Allegri fu esonerato e arrivò Seedorf, mentre in termini di acquisti varcarono Milanello Honda, Rami, Taarabt ed Essien. Non fu un mercato strabiliante, ma l'olandese, anche grazie alle magie di Taarabt e di Balotelli, riuscì a sfiorare una miracolosa rimonta europea. I tanti problemi interni, con società e ambiente, portarono però all'immediato esonero dell'orange, il quale contribuì ad un nuovo ed evitabilissimo salasso economico. Inzaghi fu la soluzione interna, scelto per riunificare i tifosi e tentare la tanto agognata risalita. Il Milan peccò anche in quella occasione, dato che la squadra necessitava di una guida certamente più navigata dell'ex numero 9. Il mercato, bisogna sottolinearlo, non aiutò certamente SuperPippo: in entrata si presentarono Alex, Menez, Armero, Agazzi, van Ginkel, Diego Lopez e Torres. Tra i partenti Kakà e Balotelli, ceduto al Liverpool per venti milioni. Potevano bastare quegli acquisti per cambiare le sorti del Milan? Evidentemente no, nonostante il buon impatto di Diego Lopez e Menez, rivelatosi trascinatore vero alla guida di Inzaghi. Il Milan, pur claudicando, concluse l'anno in crescendo, tanto da far sorgere qualche timida speranza Champions, ma i limiti erano troppo evidenti e uscirono tutti qualche mese dopo.

IL 2015, TRA BEE E INVESTIMENTI - Desiderosi di tentare la scalata europea, i dirigenti rossoneri si tirarono su le maniche a gennaio 2015, portando a Milanello Cerci, Antonelli, Bocchetti, Paletta e Destro. Come di consueto il centrocampo fu dimenticato, mentre le lacune della rosa si fecero via via sempre più evidenti. Dei nuovi acquisti il solo a convincere fu Antonelli, mentre gli altri (a parte Cerci), lasciarono il Milan già in estate. L'esterno di Velletri, rimasto in rossonero nonostante le brutte prove, ha proseguito il suo buio percorso ritrovandosi, ora, sul mercato. Eppure in estate, dopo i contatti speranzosi tra Mr. Bee e Berlusconi, il club rossonero non badò a spese, mettendo sul piatto novanta milioni di euro circa e regalando a Mihajloivic: Bacca, Luiz Adriano, Romagnoli, Bertolacci, Kucka e Balotelli, tornato al Milan in prestito dai Reds. E qui si torna alle considerazioni iniziali. Questi giocatori forse sono stati pagati troppo, ma sicuramente sono tutti buoni/ottimi elementi. Perché quindi l'undici rossonero continua a stentare? I problemi sono radicati negli ultimi anni, tra scelte fallaci, problematiche societarie, continui esoneri e pazienza inestitente. Proprio questo ultimo aspetto va modificato per poter sperare in un'auspicata rinascita, augurandosi che gli errori del passato possano aiutare a non inciampare di nuovo.


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