Ibra: sì o... sì. Nonostante i tanti "ma", ecco perchè sarebbe giusto ripartire dallo svedese
Lungo tormentone, ritorno sognato, agognato e cullato. Ibra, Ibra, Ibra. Senza dimenticare difesa e centrocampo, certo, ma Zlatan Ibrahimovic è un'attrazione troppo fatale da non poter mettere in primo piano: i viaggi di Raiola a Parigi smuovono le fantasie del tifo milanista, riaprendo sempre più quei cassetti pieni di ricordi. "Oh, ricordati che sono venuto qui per vincere, e quest'anno vinciamo tutto" disse nel giorno del suo arrivo, nel 2011: intenzioni chiare, rispettate in parte a fine anno, ma utili a caricare un ambiente capace poi di interrompere l'egemonia tricolore dell'Inter. Un possibile déjà vu rossonero che divide, quello relativo a Zlatan: già, perchè se per i più il ritorno di Ibracadabra sarebbe da accogliere a braccia aperte, per qualche frangia del tifo rossonero rivedere Ibra in rossonero non sarebbe più uno scenario conveniente.
LEADERSHIP, CAMBIAMENTO NEL MODO DI GIOCARE e MENEZ - Nel nuovo Milan di Sinisa Mihajlovic, Ibra figurerebbe semplicemente come la miglior ciliegina sulla torta possibile. Carattere forte, da leader, lati di una personalità che con l'ex allenatore della Samp, indipendentemente dalle doti tecniche del giocatore, possono solo andare al bacio. Due mentalità vincenti unite per riportare il Milan in alto, già fianco a fianco ai tempi dell'Inter e che potrebbero cancellare due annate sciagurate e colme di delusioni, dalla panchina al campo, passando per il mercato. Un arrivo, quello di Zlatan, che non modificherebbe nè metterebbe in difficoltà Mihajlovic neppure a livello di formazione: il 4-3-1-2 è il modulo adatto per sfruttare le caratteristiche di Ibra, che già al suo primo anno in rossonero si era ritrovato a giocare con lo stesso schieramento. Boateng dietro le punte e Pato o Robinho al suo fianco prima, Ménez (?) e Bacca o Luiz Adriano ora. Ed occhio alla folle (ma non troppo...) idea di vederlo giocare da trequartista, scambiandosi magari la posizione con quel Ménez che bene ha conosciuto a Parigi e con il quale si è trovato a meraviglia, che con lo svedese e con un nuovo schieramento potrebbe tornare, finalmente, a guadagnare maggior disciplina tattica. Dallo strapotere fisico abbinato alla tecnica, con l'ostinata ricerca del gol ad ogni costo, ad un modo di giocare più raffinato affinato con il tempo, ricco di una visione di gioco capace di illuminare anche chi, come Boateng o Nocerino (che in questo Milan, al momento, c'è ancora) con il gol non avevano mai avuto troppo feeling precedentemente. Abbassarsi per permettere gli inserimenti di centrocampisti o treuqartisti, o semplicemente per rifinire palloni ai compagni d'attacco: un lusso, a tutti gli effetti, che incontra nel nodo ingaggio (e non solo) il suo cruccio principale.
ETA', PROBLEMI FISICI E STIPENDIO - Indiscutibile per valore tecnico e talento a disposizione, le componenti che dividono parte del tifo milanista sul ritorno di Ibrahimovic sono legate principalmente a tre fattori. Il primo punto è connesso all'età: da quelle promesse frutto di mera onnipotenza, datate 29 agosto 2011, sono passati ormai quasi 4 anni. 34 primavere su una schiena tatuata all'inverosimile che hanno causato i primi acciacchi ad un colosso di marmo che mai più di tanto, in precedenza, aveva subito particolari problemi fisici. Una tallonite che non ha dato tregua allo svedese per un'annata intera, con Ibra a servizio di Blanc a singhiozzo e costantemente costretto ad allenamenti a parte: scenario che potrebbe rivelarsi rischioso, soprattutto a fronte di un altro problema chiamato ingaggio. Se la trattativa con il PSG, quantomeno a livello economico, non sembra rappresentare un ostacolo insormontabile, ci sarà da lavorare non poco dal punto di vista dello stipendio percepito da Ibra: il punto di domanda è legato a quanto sarà disposto a rinunciare lo svedese pur di tornare a Milano per prendere, nuovamente, per mano il Milan. 6 o 8 milioni annui, ipotesi sentita, letta ed ovviamente da tramutare in tesi, sarebbero già un esborso notevole per il tetto salariale rossonero. In cima alla piramide, però, c'è un presidente voglioso di farsi un grande regalo per rivedere il Milan ad alti livelli.
E allora occhio, alle volontà di Berlusconi e quelle della famiglia di Ibra, con la moglie Helena che potrebbe giocare un ruolo fondamentale in tal senso. C'è chi vorrebbe vedere i capitali da investire su Ibra spostati su altri obiettivi, da Romagnoli all'ipotetico profilo di Ilkay Gundogan, ma l'impressione è che puntare nuovamente sullo svedese, anche con rischi, a 34 anni e reduce da una stagione colma di problemi fisici, potrebbe essere la soluzione corretta. Ora o mai più, in fondo: perchè la volontà di Ibra, come da lui ribadito più volte, è ritirarsi al top, e farlo con la maglia del Milan addosso potrebbe svelare uno scenario (nonchè un privilegio bilaterale) notevole. Ha lasciato con rabbia, senza la possibilità di indossare la sua numero 10 e la fascia da Capitano, e con lo stesso sentimento potrebbe tornare: carico, stavolta, per fungere da leader più che mai. Dando a tutti 6 (o 8) milioni di buoni motivi per dimostrare che su Ibra, questo Milan, potrebbe fare più che mai affidamento. Ibra: Sì o sì. La risposta non può che essere una sola.
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