Il problema Robinho
Inutile girarci attorno: Robinho, questo Robinho, è diventato un problema per il Milan. Non è più una questione di ritmo o di scarso minutaggio nelle gambe: il brasiliano, infatti, gioca con continuità ormai da parecchie settimane, diventando, nonostante le discutibili prestazioni (sempre al di sotto della sufficienza), uno dei punti fermi nel 4-2-3-1 di Clarence Seedorf, forse più per mancanza di alternative che altro. Qualche gol e un paio di sporadiche giocate, con in mezzo tanti, tantissimi errori e una voglia spesso sotto i tacchi, talvolta irritante: questo è il quadro del Binho attuale, un giocatore decisamente distante dai suoi (vecchi) standard. Sono lontani i tempi degli applausi, O' Rei de la pedalada sembra aver perso il sorriso, perlomeno in campo. Il rapporto con i tifosi è ormai logoro, San Siro lo fischia sempre e comunque. Lui, dal canto suo, se ne fa una ragione, guardandosi bene dal provare quantomeno a scuotersi. E così, le partitacce di Robinho scorrono lente e inesorabili, fino all’inevitabile sostituzione.
Piazzato sull’esterno di sinistra, con licenza di saltare l’uomo e accentrarsi, l’ex City vaga confuso per il terreno di gioco, senza trovare mai la giusta posizione, ora sbagliando un passaggio elementare ora sprecando sotto porta. La fase difensiva, poi, è un optional che il brasiliano non vuole assolutamente concedersi, nonostante le precise indicazioni di mister Seedorf, che anche sabato, nel dopopartita, ha provato a difendere il suo giocatore davanti ai microfoni ("Si è impegnato", ha dichiarato a voce bassa l’olandese), senza tuttavia riuscire a convincere tifosi e addetti ai lavori. La squadra, in termini di fiato ed equilibrio, fatica a sostenere, in fase di ripiegamento, l’uomo in meno e non a caso, contro il Torino, i pericoli maggiori sono arrivati proprio dalla corsia mancina, con il povero Emanuelson lasciato spesso solo al suo destino. L’eterna promessa, dunque, l’incompiuto per antonomasia, anche al Milan (così come al Real e al City), dopo il buon impatto e le prime stagioni giocate su buoni livelli, non ha saputo dare continuità alla sua carriera, finendo col perdere stima e considerazione. In quella posizione, con questo preciso modulo, serve ben altro (anche a destra la situazione non è delle migliori), un giocatore fresco e dinamico, che sappia alternare con enfasi le due fasi. In attesa del rientro del desaparecido El Saarawy, il neo acquisto Taarabt potrebbe rappresentare una valida alternativa, sempre che dimostri di essere all'altezza, evitando, però, di prendere ripetizioni sul ruolo dal vecchio Robinho.

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