Kakà? Occhio Milan: ricordi Redondo, Rivaldo e Ronaldo?

 di Gaetano Mocciaro  articolo letto 13994 volte
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Kakà? Occhio Milan: ricordi Redondo, Rivaldo e Ronaldo?

Kakà e il Milan, una trattativa che continua a dividere i tifosi. Si dice sempre che i cavalli di ritorno non vadano bene e in fondo un po’ di vero c’è se solo spulciamo gli illustri bis rossoneri: Sacchi, Capello, Gullit, Shevchenko. Davvero troppo brutti per essere veri. Ma non parleremo di questi esempi, che già basterebbero in verità a far pensare se davvero è cosa buona e giusta riprendere Kakà. Perché il brasiliano appartiene anche a quella categoria di esempi sfortunati in cui il Milan è passato negli anni 2000: Redondo, Rivaldo, Ronaldo: tutti e tre trentenni, tutti e tre provenienti dal campionato spagnolo e tutti e tre per un motivo o per l’altro dei flop. Redondo fatichiamo persino a giudicarlo visto che in quattro anni ha visto giusto il campo per 16 volte, per lo più spezzoni di gara o eventualmente in Coppa Italia. Un vero fallimento a fronte di 25 miliardi di lire. Analogia con Kakà: in un mercato, quello del 2000, praticamente morto, l’argentino fu il jolly calato per dare prestigio alla campagna acquisti e calmare il malcontento dei tifosi. Un po’ come il brasiliano oggi. Passano due anni, arriva Rivaldo, si svincola con il Barcellona con cui ha vinto tutto non appena ritorna l’odiato Louis van Gaal. Si presenta a Milano davanti a un pubblico in tripudio, poi in campo il nulla o quasi: un assist per Serginho in un derby vinto, il gol qualificazione in Champions contro la Lokomotiv Mosca (su rigore, precisiamo) e il gol scaccia paure nella finale di ritorno di Coppa Italia contro la Roma. Battezzato come “crema e gusto” il suo incedere da moviolone ci fa fare la rima “lento il giusto”. Del campione ammirato negli anni di Barcellona e solo qualche mese prima ai mondiali nippo-coreani nemmeno la traccia. Infine Ronaldo, che arriva nel gennaio 2007 dopo essere stato emarginato da Fabio Capello. Il “fenomeno” parte forte, segna con una buona media e dimostra di essere ancora un signor attaccante nonostante il fisico sempre più “generoso”.  Poi inizia la catena d’infortuni, dalla quale fatica a uscirne. Si riprende, ricade, poi nella partita contro il Livorno il crack: rottura del tendine rotuleo del ginocchio sinistro, fine dell’avventura rossonera. Come Kakà Ronaldo (e anche Rivaldo) ha scelto il Milan per dissidi col tecnico, con l’ex Inter e Real che come Kakà era giunto fra le mille perplessità sulla condizione fisica. Le statistiche e i precedenti sono impietosi. Ma ogni storia, si sa, è diversa dall’altra e allora chissà che per la legge dei grandi numeri Kakà non stupisca in positivo. Ammesso, ovviamente, che torni.

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