La vera priorità non è risolvere la concorrenza in attacco: le differenze con il 2016 e la necessità di fortificarsi, ad ogni costo

 di Matteo Calcagni Twitter:   articolo letto 16547 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
La vera priorità non è risolvere la concorrenza in attacco: le differenze con il 2016 e la necessità di fortificarsi, ad ogni costo

Ottobre 2016, dopo sette giornate il Milan raggiunge quota tredici in campionato, superando il Sassuolo in rimonta, in una gara spartiacque per la svolta della stagione rossonera. Ottobre 2017, il Diavolo cade consecutivamente con Sampdoria e Roma, raccogliendo dodici punti in sette turni di campionato, uno in meno rispetto allo scorso anno. Un altro dato in analisi è quello dei gol subiti: nonostante le tante migliorie, la retroguardia milanista ha incassato soltanto una rete in meno rispetto al 2016, mostrando progressivi segni di cedimento non soltanto a livello di singoli. Statistiche che non possono far dormire sonni tranquilli, ma che hanno una spiegazione pura e semplice: la tanto agognata rivoluzione.

LE TEMPISTICHE DELL'AMALGAMA - Nessuno, anche l'osservatore più critico ed ottuso nei confronti del nuovo Milan, può obiettivamente asserire che la difesa 2016/17 sia migliore di quella attuale. Quindi il problema dove sussiste? L'alchimia è il vero nodo della questione. Assemblare una difesa totalmente nuova (ad eccezione del solo, ma giovanissimo, Alessio Romagnoli), non è mai un esercizio semplice, soprattutto se allineato a momenti di forma non straordinari dei vari giocatori. E' evidente che Bonucci non stia attraversando un periodo idilliaco, così come lo stesso Romagnoli, per di più rientrante dopo i falcidianti problemi al ginocchio. E Musacchio? Forse è stato il più costante fin qui tra i centrali, ma viene da un altro campionato e ancora qualche piccola scoria si fa sentire. E' il bello e il brutto di effettuare mercati consistenti: la rosa migliora ma il tempo per amalgamare il tutto è relativamente breve, oltre a dipendere da una lunghissima serie di fattori.

I NODI DELLA ROSA E LA PRIORITA' - Un'ulteriore considerazione è legata al modulo, o meglio, agli uomini che lo compongono. Perché svolgere il ruolo di mezz'ala nel 4-3-3 non è come farlo nel 3-5-2, sebbene il corpo della mediana sia sempre a tre. La motivazione è semplice: nel 4-3-3 la mezz'ala può inserirsi senza grossi problemi, essendo coperta da due giocatori: l'esterno offensivo e il terzino di competenza. Nel 3-5-2, a difesa della corsia, oltre all'interno c'è soltanto il laterale di centrocampo, il che, in situazioni di non possesso ed inferiorità numerica, può causare evidenti e pericolose falle. Il Milan si trova in una sorta di limbo, non avendo gli uomini per il 4-3-3 (gli esterni alti) e mancando di filtro a centrocampo, considerando che l'unico vero "faticatore" è Kessie, per di più sovrautilizzato e privo di alternative di sorta. Non è quindi corretto addossare le colpe dei problemi difensivi ai soli centrali, sebbene anche loro non siano esenti da responsabilità. Montella, dalla sua, dovrebbe cercare di lavorare sull'equilibrio, magari sacrificando qualcosa in termini offensivi ma limitando al massimo le situazioni pericolose. Un aiuto potrebbe arrivare da Montolivo quando recupererà, non tanto come sostituto di Kessie ma come ulteriore mezz'ala di contenimento, senza dimenticare Locatelli che dovrà inevitabilmente essere testato come interno nel corso delle prossime partite. In un momento in cui si parla quasi esclusivamente di partner d'attacco, di attaccanti e concorrenza, la vera priorità dovrebbe riguardare la fortificazione arretrata, in qualsiasi maniera essa avvenga.