L’Analisi Tattica - Fiorentina-Milan (1-1): Diavolo Susocentrico e Çalhanoglu gioisce. Difesa, chiudere la porta grazie

 di MN Tactical Analysis  articolo letto 12413 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
L’Analisi Tattica - Fiorentina-Milan (1-1): Diavolo Susocentrico e Çalhanoglu gioisce. Difesa, chiudere la porta grazie

Dopo le sberle di Verona, probabilmente in pochi si sarebbero attesi una vittoria ed un pari tra Inter e Fiorentina. Ma il Milan di Gattuso ci è riuscito, eliminando i cugini dalla TIM Cup e rimontando per la prima volta in situazione di svantaggio in campionato. Una sterzata, un cambio di rotta, una svolta? Probabile, ma serve dare continuità per poter rispondere a queste domande. Molto più facile invece sottolineare le tematiche più interessanti dal match del Franchi, ecco l’appuntamento fisso con L’Analisi Tattica di MilanNews.it.

CHIUDERE LA PORTA - Stagione 17/18, una sgradita costante: il gol subito. Che sia errore tecnico, di posizionamento, di lettura, di copertura preventiva, colpevole il portiere o geneliata dell’avversario, il Milan subisce sempre gol. Con Montella o Gattuso in panchina, il discorso non cambia e Donnarumma continua a raccogliere palloni in fondo alla propria porta. La trasferta di Firenze lo conferma. Stefano Pioli, attento preparatore, ha scelto di schierare un tridente con Thereau largo a sinistra e la scelta inedita di Gil Dias a destra. Un caso? Affatto, mossa studiata. L’ex Udinese e Chievo, dato il suo status di finalizzatore efficace, ha più volte messo in apprensione Calabria costringendolo a rimanere basso, mentre sul ribaltamento del lato la velocità del classe ’96 non ha permesso a Ricardo Rodríguez di lanciarsi in avanti. Due scelte occupazionali che hanno facilitato ai Viola lo schiacciamento del Diavolo nella propria metà campo, riempiendo l’area milanista col puntero Simeone e (a turno) una delle mezzali. Una visione tattica che ha pagato, obbligando Donnarumma ad un filotto di miracoli (uscita bassa su Simeone, riflesso ravvicinato su Gil Dias, tuffo su piattone di Badelj, ecc.) prima di capitolare. Ed il gol Fiorentina è proprio frutto di un’area colma. Quando al 71’ Biraghi si sgancia per crossare, Calabria è costretto a seguirlo lasciando il proprio posto in area: lo spazio lasciato dal terzino rossonero non viene coperto dalla discesa di una mezzala e Bonucci si trova a metà, una voragine davanti e Simeone alle spalle, perdendo il tempo di gioco e mancando il pallone; il Cholito finge un primo movimento e poi taglia fulmineo verso la porta, Romagnoli è fisso su Thereau mentre Rodríguez è impegnato fisicamente su Eysseric, solo ad un passo da Donnarumma non sbaglia. Nulla può la corsa disperata di Montolivo sul dischetto del rigore, Simeone è già in volo verso il gol. 

ÇalhaSÌglu - Detto dei problemi evidenziati sul manto erboso del Franchi, Gattuso potrà vivere la notte di San Silvestro con alcune certezze immesse nuovamente nel motore del Milan. Una di queste è Suso, entità calciocentrica del suo Diavolo. Definirla dipendenza è scorretto, termine spesso affiancato ad abitudini sbagliate o poco sane, qui il rapporto è doppio: Il Milan ha bisogno di Suso per brillare, Suso ha bisogno del Milan per continuare a crescere, in un percorso verso la classe assoluta. Facile analizzare il gol di ieri con un semplice e banale: “errore del portiere”, nel pari dei rossoneri c’è molto di più. Mettiamo l’azione in pausa ed analizziamo. Il gol di Hakan Çalhanoglu è la sintesi perfetta di quanto sia ormai temuto lo spagnolo Suso in Serie A: quando raccoglie il pallone, l’ex Liverpool è immediatamente triplicato (!) in area fiorentina, aprendo un’autostrada a 4 corsie sul lato opposto. In 3 (Biraghi, Veretout, Eysseric) provano ad arginare Suso, Astori abbraccia amorevolmente André Silva mentre Vitor Hugo e Laurini chiudono a sandwich Cutrone. Ed il numero 10 del Milan? Solo come un tuareg nel deserto. La stella di Cadice arma il mancino velenoso, Sportiello non è perfetto nella presa e quando la retroguardia gigliata si accorge di Çalhanoglu è ormai troppo tardi. Ma oltre al gol c’è di più. Come nel copione visto nel derby, l’attitudine offensiva dell’ex Leverkusen cambia il modus operandi del diretto avversario: quando subentra al 53’ per un grigio Borini, Laurini sparisce dal campo e Chiesa prima di spingere pensa a contenere, limitando drasticamente le proprie sgroppate. Finalmente è ÇalhaSÌglu, e mancano ancora i colpi prestigiosi ammirati in Bundesliga…

Di Daniele Castagna e Pietro Mazzara