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A pranzo il Milan prende un insipido brodino

Solo uno scialbo 0-0 per i rossoneri a Verona contro il Chievo; primo tempo inguardabile, ripresa migliore ma sfortunata (doppio palo nella stessa azione) e la concorrenza si allontana.
14.03.2016 01:32 di Davide Bin  articolo letto 7610 volte
© foto di ALBERTO LINGRIA/PHOTOVIEWS
A pranzo il Milan prende un insipido brodino

Rinfrancato da nove risultati utili consecutivi ed esaltato dalla qualificazione alla finale di Coppa Italia, evento che mancava dal 2003, il popolo rossonero aveva ritrovato entusiasmo ed era tornato timidamente a sognare anche un rientro in Europa dalla porta principale (quella della Champions League). Mihajlovic, molto saggiamente, aveva riportato tutti con i piedi per terra, dicendo che sarebbero state davvero decisive per capire i reali destini di questo Milan le tre partite prima di Pasqua, quelle contro Sassuolo, Chievo e Lazio; ebbene, due di queste sono state disputate e il verdetto è già sconsolante: un solo punto senza gol segnati, addio sogni di Champions e il tecnico rossonero si arrende all'evidenza, ammettendo che con questa squadra non può fare di più. Anche a Verona il Milan ha mostrato i soliti vizi e davvero ben pochi pregi, dimenticandosi di giocare per un tempo intero (il primo), sbagliando per l'ennesima volta l'approccio alla partita, svegliandosi solo nella ripresa e facendo troppo poco per meritare la vittoria; siccome poi la fortuna aiuta gli audaci, ma la sfortuna affossa i pavidi, ecco che anche la dea bendata ha voltato le spalle al Milan, infierendo con gli infortuni prima e durante la sfida e bloccandolo sullo 0-0 anche per colpa di un doppio palo colpito nella stessa azione; in quel momento si è capito che mai e poi mai il Milan sarebbe uscito dal Bentegodi con i tre punti, ma la cosa più preoccupante, sottolineata anche dalle parole di Mihajlovic, è che a nove giornate dalla fine del campionato sembra proprio che il tecnico serbo abbia fallito nel suo compito e non certo per colpa sua. Chiamato al capezzale rossonero per rianimare un Milan allo sbando soprattutto dal punto di vista mentale, il tecnico non è riuscito a trasmettere la sua proverbiale grinta, la sua feroce determinazione, la sua voglia di lottare, tutte doti che la squadra ha mostrato solo a sprazzi, per poi ripiombare nei soliti difetti caratteriali prima ancora che di gioco e le parole di Abbiati e Abate al riguardo sono chiarissime e descrivono alla perfezione il vero problema di una squadra e di uno spogliatoio che non riesce a scrollarsi di dosso paure, timori, ansie e tensioni accumulate nelle ultime negative stagioni. Anche a Verona si è vista una squadra a due volti, senz'anima, senza leader, incapace di entrare in campo con il coltello fra i denti e di lottare su ogni pallone per novanta e più minuti e questa prestazione modesta, unita a quella negativa di domenica scorsa a Reggio Emilia, condanna quasi definitvamente il Milan a un altro piazzamento poco onorevole a fine stagione, anche qualora dovesse comunque garantire un rientro in Europa dalla porta di servizio (Europa League dai preliminari in caso di sesto posto con sconfitta in finale di Coppa Italia).

Non bastassero le assenze di Niang e Montolivo, l'ennesima tegola arriva per lo squalificato Mihajlovic (sostituito in panchina dal vice Sakic)addirittura nel riscaldamento: Kucka accusa un problema al flessore e lascia il posto a Menez, con conseguente cambiamento di modulo a pochi istanti dall'inizio della partita; niente 4-3-3 studiato in settimana, ma nuovamente 4-4-2, con un attaccante (proprio Menez) che non ha i novanta minuti nelle gambe ma che sembra comunque dare più garanzie di Balotelli o Luiz Adriano. La tradizione positiva con il Chievo dà fiducia, ma la sconfitta contro il Sassuolo ha nuovamente tolto certezze e sicurezze appena ritrovate alla squadra, chiamata all'ennesimo esame importante in una gara che si gioca all'insolita ora di pranzo in uno stadio che presenta molti vuoti, con i tifosi rossoneri arroccati nell'ultimo anello del settore ospiti ma che si fanno comunque sentire e prevalgono dal punto di vista vocale su una tifoseria tranquilla e non molto calorosa come quella del Chievo.

Sarà per il cambiamento di formazione e di modulo in extremis, sarà per i postumi della sconfitta contro il Sassuolo, ma quello che si vede nei primi minuti non è certo il Milan che si sperava: partenza lenta e iniziativa lasciata a un Chievo più intraprendente, che fa pressing e sembra più motivato, nonostante una classifica tranquilla che non dà motivi di preoccupazione ma nemmeno consente sogni di gloria. Primo tiro in porta dopo nemmeno un minuto, calci d'angolo collezionati e dominio territoriale; più Chievo che Milan, insomma e ciò proseguirà per l'intera prima frazione di gioco. Piove sul bagnato per il Milan quando Donnarumma prende una brutta botta in testa in occasione di un'uscita e dopo qualche minuto deva lasciare il campo per motivi precauzionali, salutato da un lungo applauso e dal coro della Curva Sud, che dopo tantissimo tempo torna a inneggiare per un giocatore e si ripete pochi secondi dopo, visto che al posto di Gigio entra Abbiati, ultimo senatore della spogliatoio rossonero, che si dimostra subito reattivo e ispirato salvando il Milan prima sull'insidioso tiro di Floro Flores e poi con una miracolosa parata di piede su Meggiorini che gli si presenta solo davanti a lui. Quando il tuo portiere è il migliore in campo non è mai un buon segnale e, infatti, il Milan continua a deludere senza mai tirare in porta, se non nel finale di tempo con una bella punizione di Honda che sfiora l'incrocio e colpisce il palo esterno che sostiene la rete. Il primo tempo è tutto qui e dimostra che la partita è tutt'altro che bella, con molti errori e solo tanto agonismo.

Il Milan migliora atteggiamento e gioco nella ripresa (ma fare peggio sarebbe stato obiettivamente impossibile...); il segnale della riscossa è un tiro alto di Bonaventura, anche se il Chievo prova inizialmente e rispondere colpo su colpo, salvo poi chiudersi nella propria metà campo sulla spinta di un Milan finalmente più convinto e propositivo. Il colpo di testa di Bacca fa gridare al gol, ma purtroppo è solo un'illusione ottica (esterno della rete), ma ciò che più fa sperare è una squadra che finalmente corre e gioca, con i terzini che si propongono sulle fasce, i centrocampisti che spingono e si inseriscono e Bonaventura che prova a inventare giocate decisive e a ispirare i compagni. Sakic manda in campo Luiza Adriano al posto di un impalpabile Menez e anche il brasiliano (al rientro dopo tanto tempo) prova a dare il suo contributo con tecnica e dinamismo. A un quarto d'ora dalla fine la sfortuna torna a perseguitare il Milan: Abate si inserisce in area dopo una bella aziona manovrata della squadra e il suo tiro viene deviato sulla traversa da Bizzarri; il pallone torna in area e viene raccolto da Bertolacci che calcia a colpo sicuro ma colpisce clamorosamente il palo. Una vera disdetta, anche se si continua a sperare che il gol, prima o poi, possa arrivare e invece Bacca si mostra poco reattivo facendosi anticipare in area da Bizzarri in un'occasione in cui solitamente il colombiano non perdona e da quel momento in poi il Milan cala e torna confuso e senza idee, lasciando nuovamente l'iniziativa al Chievo che nel finale crea qualche pericolo con le punizioni velenose del nuovo entrato Pepe e segna anche con Cacciatore un gol giustamente annullato per fuorigioco. L'ingresso del giovane Josè Mauri (esordio in campionato con la maglia rossonera per lui) al posto di Poli non può certo cambiare molto gli equilibri del finale di partita, il Milan non riesce più a rendersi pericoloso e deve accontentarsi di uno scialbo pareggio senza reti che non soddisfa il popolo rossonero, nuovamente triste e immalinconito.

Un pareggio all'ora di pranzo che sa tanto di insipido brodino per un Milan ancora malato nelle gambe e nella testa: la sconfitta contro il Sassuolo ha fatto ripiombare tutti nelle antiche negatività e la squadra è tornata discontinua e poco convincente dopo che aveva fatto sperare con prestazioni positive per un paio di mesi. E' un Milan che va a sprazzi, che a Reggio Emilia gioca bene per una ventina di minuti ma poi va letteralmente in pezzi quando subisce il gol, che al Bentegodi sembra ancora preda dei fantasmi della partita precedente e fatica a scacciarli per un tempo intero e poi viene anche perseguitato dalla sfortuna. Difficile capire cosa potrà riservare questo finale di stagione a una squadra nuovamente in difficoltà e sicuramente poco tranquilla, come dimostrano le parole di Abbiati, di Abate e dello stesso Mihajlovic, che sottolineano l'atteggiamento sbagliato e l'impossibilità di andare oltre i propri limiti che sono quelli evidenziati nuovamente da queste ultime due negative prestazioni. Andare a riacciuffare qualcuno là davanti in classifica sembra ormai impresa impossibile, meglio guardarsi alle spalle, rallegrarsi per aver guadagnato un punto nei confronti del Sassuolo e pensare a non far rientrare in corsa la Lazio, prossima avversaria nel posticipo di domenica. Non è molto, ma sono questi i malinconici sentimenti lasciati in eredità da un'altra triste domenica in cui sognavamo una discreta abbuffata all'ora di pranzo e ci siamo dovuti accontentare di un insipido brodino, un punticino che serve davvero poco a classifica e morale.  


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