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La conferenza stampa di addio nella Sala delle Coppe di Via Turati chiude la decennale avventura di Clarence Seedorf al Milan; un altro pezzo di storia rossonera se ne va...
21.06.2012 18:07 di Davide Bin  articolo letto 8252 volte
© foto di Alberto Lingria/PhotoViews

E' passato più di un mese da quel 13 maggio in cui tanti "senatori" dello spogliatoio del Milan avevano dato l'addio, fra lacrime di commozione e tristezza, al popolo rossonero: non era passato inosservato il fatto che fra i "festeggiati" ne mancasse uno, regolarmente presente ma che si è tenuto in disparte dalle celebrazioni in quanto non aveva ancora deciso cosa fare, anche se la mancata offerta da parte del Milan di un rinnovo del contratto in scadenza rendeva ovvio il destino di Clarence Seedorf; ora l'addio è ufficiale, sancito in una conferenza stampa organizzata nella Sala delle Coppe in Via Turati, il luogo dove nell'estate del 2002 l'olandese aveva iniziato la sua splendida avventura in rossonero. Basta una cifra sola fra le tante a descrivere l'importanza e il valore del giocatore di cui stiamo parlando: 432 presenze ufficiali (con 62 gol) che lo rendono lo straniero con più presenze nella storia del Milan, ma come sempre le cifre da sole non spiegano fino in fondo cosa ha rappresentato Clarence Seedorf per il Milan dell'ultimo decennio. L'olandese è stato uno dei punti di riferimento della squadra che con Ancelotti in panchina ha vinto tutto e una delle colonne portanti dello spogliatoio che è stato uno dei segreti dei tanti successi di quel Milan ormai quasi completamente smembrato (restano solo Ambrosini e Abbiati); nell'estate degli addii e del rinnovamento è stato l'ultimo ad arrendersi all'evidenza e all'inesorabilità del tempo che passa e ha sempre sperato che il Milan ci ripensasse e gli proponesse di restare a far da chioccia ai più giovani e, perchè no, a continuare a dispensare giocate di classe con quei piedi felpati che tante volte hanno deliziato i tifosi rossoneri; per questo Clarence non aveva voluto celebrazioni ufficiali nel giorno di Milan-Novara, ma a cose fatte dispiace che non gli sia stato tributato il meritato omaggio e che in curva, accanto alle maglie di Pippo, Ringhio e Sandro, non ce ne fosse esposta una quarta, quella n°10 di Seedorf che l'olandese aveva preteso per sè anche quando arrivò Ronaldinho, perchè lui si sentiva il legittimo proprietario di una casacca speciale, visto che speciale è stato il suo contributo alla causa rossonera in questi dieci anni di soddisfazioni e successi. Seedorf meritava di stare accanto ai suoi tre compagni in quell'improvvisata "Hall of Fame" rossonera che era diventata la Curva Sud nel pre-partita di Milan-Novara, ma in fondo è stato lui a voler così e la sua decisione è stata rispettata, anche se era chiaro che anche lui era al capolinea della sua avventura con la maglia rossonera. Grande giocatore, ottimo trequartista (ruolo da lui preferito), ma splendido interprete anche del non gradito ruolo di mezz'ala che ha ricoperto spesso sia con Ancelotti che con gli altri allenatori, perchè per lui gli interessi della squadra vengono prima di quelli personali e sacrificarsi per la causa comune non gli è mai pesato, anche se non perdeva occasione per far notare quale fosse la posizione preferita in campo; alle doti tecniche Clarence unisce anche grandi doti umane che ne fanno un personaggio particolare che non dice mai cose banali ed è capace di andare controcorrente con coraggio e personalità, anche quando sarebbe più "conveniente" allinearsi al pensiero comune. Seedorf ha giocato tantissimo in questi dieci anni, ad una media di 43 partite a stagione e ciò dimostra sia che ha avuto la fortuna di non avere mai gravi infortuni, sia che ha saputo gestirsi da perfetto professionista, facendosi trovare sempre pronto quando l'allenatore aveva bisogno di lui: qualità ma anche tanta quantità, classe ma anche sostanza, giocate di classe ma anche corsa e sacrificio, perchè se non si hanno tutte queste doti insieme non si dura così tanto in una squadra come il Milan; invece lui è stato un punto fermo del Milan vincente di Ancelotti, al punto da essere etichettato come "cocco" di Carletto, con il quale c'era un rapporto speciale, ma anche nel Milan di Leonardo e di Allegri si è sempre ritagliato un posto speciale ed è stato decisivo nei momenti decisivi (ad esempio nel finale della stagione del 18° scudetto), cosa che gli riusciva benissimo, perchè è una dote dei grandi campioni. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, oltretutto amplificato negli ultimi tempi, si può dire che Clarence si sia sempre esaltato nelle occasioni più importanti (le grandi notti di coppa, le partite "di cartello"), ma abbia faticato ad essere altrettanto motivato nelle partite meno prestigiose, in cui spesso si trasformava da pantera in gattone pigro e sonnacchioso che giocava in ciabatte, attirandosi le ire e le critiche del popolo rossonero che, Curva Sud a parte naturalmente, lo ha spesso ricoperto di sonori ed ingenerosi fischi. Il suo rapporto con una buona fetta della tifoseria rossonera negli ultimi tempi è sicuramente l'aspetto meno gratificante della sua avventura in rossonero, perchè uno come lui non avrebbe mai meritato fischi o contestazioni nemmeno dopo una pessima prestazione, ma si sa che a volte il tifoso ha poca memoria e ancor meno riconoscenza e vorrebbe sempre vedere automi al massimo delle loro potenzialità in ogni occasione, non perdonando la minima debolezza. Ora, però, tutto va in archivio, le cose belle e anche quelle meno belle e, quindi, vogliamo ricordarci solo quelle più positive: quella notte di Milan-Manchester (anche un suo gol nel trionfale 3-0 che schiuse le porte della finale di Atene), la splendida prestazione di Monaco nella stessa edizione di Champions (anche in questo caso un gol bello e fondamentale), i tanti assist, l'ultimo dei quali proprio per il compagno ed amico Inzaghi nella partita contro il Novara del 13 maggio per l'ultimo indimenticabile gol di Pippo; sono solo tre frammenti di un mosaico immenso e splendido disegnato da un artista del calcio moderno in un decennio meraviglioso e trionfale del quale Seedorf è stato un protagonista di spicco. Clarence si porterà San Siro e i tifosi rossoneri nel suo cuore, noi tifosi rossoneri ci porteremo Clarence nel cuore, perchè è giusto e doveroso così; purtroppo per le ragioni già spiegate non abbiamo avuto la possibilità di salutarci e ringraziarci vicendevolmente con grande affetto, lacrime e commozione, come è avvenuto con altri grandi protagonisti di questa era fantastica ed irripetibile della storia rossonera, ma siamo certi che con quella correttezza che Clarence ha sempre dimostrato nei suoi rapporti con chiunque, l'olandese non perderà l'occasione di tornare al più presto a San Siro e saluterà il suo pubblico, venendo sotto la Sud a ricevere quel meritato ringraziamento che non c'è stato il 13 maggio. Ciao Clarenzio, grazie di tutto e in bocca al lupo per il tuo futuro dal profondo del nostro cuore rossonero, perchè te lo meriti!    


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