Niente tris e l'Europa rimane un miraggio

Niente tris e l'Europa rimane un miraggioMilanNews.it
lunedì 13 aprile 2015, 01:14Vista dalla Curva
di Davide Bin
Solo un pareggio per il Milan contro la Sampdoria; buon primo tempo, poi nella ripresa arrivano lo svantaggio, la rimonta e un palo colpito che lascia un po' di amaro in bocca nella serata in cui la curva ha contestato ancora il presidente Berlusconi

Non c'è due senza tre; si sperava che il proverbio valesse per le vittorie, visto che il Milan, reduce da due successi consecutivi, cercava il tris, invece è arrivata solo la terza occasione mancata, ovvero la terza volta stagionale in cui i rossoneri non sono riusciti ad inanellare tre vittorie di fila, confermando una mancanza di continuità che, salvo miracoli, condannerà il Diavolo a rimanere in purgatorio, cioè fuori dall'Europa, per la seconda stagione consecutiva. La partita contro la Sampdoria era un crocevia fondamentale di questo finale di campionato, pechè una vittoria avrebbe consentito di avvicinare i blucerchiati e, di conseguenza, la zona Europa League; è arrivato un pareggio, che è meglio di niente, visto come si era messa la partita nella ripresa, ma che serve davvero a poco, se non ad aumentare rimpianti e rimorsi per una stagione deludente e tribolata. Ancora una volta il Milan ha mostrato problemi e lacune, anche se ha giocato un buon primo tempo e un finale di partita volitivo alla ricerca dei fondamentali tre punti, ma ormai sembra chiaro che quando l'asticella della difficoltà si alza e si va ad affrontare squadre che stanno davanti in classifica, i rossoneri arrancano, stentano e faticano a imporsi. E' stata anche la serata della seconda contestazione della Curva Sud nei confronti della proprietà e, più precisamente, del presidente Berlusconi, evocato in uno striscione in cui i tifosi hanno chiarito che per loro non c'è qualcosa di più importante del Milan, come invece aveva fatto intendere il presidente in una sua recente dichiarazione, in cui a precisa domanda sul futuro del Milan aveva risposto "Lasciamo perdere e parliamo di cose più importanti". Ora i tifosi vogliono sapere cosa sarà di questo Milan, se sarà ceduto o meno, a chi e quando, ma per ora mancano certezze e il futuro è nebuloso, più o meno come quello della squadra in campo, che non riesce proprio ad avere continuità di prestazioni e risultati.

Inzaghi, dopo aver recuperato alla vigilia del match sia Van Ginkel che Bonaventura, conferma la formazione che ha espugnato Palermo e dimostra di volersi giocare questo finale di campionato con la squadra che in questo momento sembra dargli più garanzie. Contro l'ottima Sampdoria di Mihajlovic e del coreografico presidente Ferrero il Milan cerca i tre punti per rilanciarsi in chiave europea, ma l'impresa non è semplice; il popolo rossonero è deluso e disilluso e San Siro rimane desolatamente mezzo vuoto; anche la parte bassa e centrale della curva è deserta, ma per scelta: gli ultras occupano la parte superiore del secondo anello blu e colorano la curva con striscioni, stendardi e cartoncini il cui denominatore comune è l'ormai noto hashtag #saveacmilan. I tifosi hanno il Milan nel cuore, ora tocca ai proprietari mostrare le loro intenzioni, in primis un sempre più distaccato e lontano presidente Berlusconi, che non sembra più minimamente motivato a rilanciare il suo amato Milan e, anzi, vuole venderlo al miglior offerente, lasciandolo, come sembra, in mani asiatiche. In questo clima non è facile disputare una partita importante, per certi versi fondamentale, ma Inzaghi ha sempre detto che sia lui che la squadra si sono isolati rispetto a queste vicende e non si sentono condizionati ed è il momento di dimostrarlo sul campo.

In avvio la sfida è equilibrata e caratterizzata dalla curiosa sfida Eto'o- Van Ginkel: sono loro gli stoccatori delle rispettive squadre con due tiri a testa dalla distanza e per entrambi la sorte è la stessa, cioè un tiro fuori e uno parato dal portiere. Il primo tempo è giocato a ritmi non certo altissimi e l'alternanza di occasioni prosegue: un colpo di testa di Destro da favorevole posizione è troppo centrale e facile preda per Viviano, mentre Okaka ci prova dalla distanza ma non centra la porta. Visto che in campo succede poco ci pensano...le luci dello stadio a regalare qualche emozione, nel senso che salta una centralina dell'impianto elettrico e il parziale blackout, che costringe l'arbitro Rocchi a una sospensione di un paio di minuti, scatena l'ilarità generale e l'ironia della curva che invita Galliani a pagare la bolletta della luce. Si riprende il gioco con illuminazione non perfetta ma comunque sufficiente e senza tabellone luminoso nè pubblicità a bordo campo (per la gioia degli sponsor...), mentre a far infuriare i tifosi rossoneri ci pensa Cerci, che ci mette buona volontà cercando volate sulla fascia e iniziative personali, ma sbaglia tutto tardando la conclusione in un'occasione, tirando alle stelle in un'altra e perdendo spesso palla in modo banale; lo stesso Menez sembra poco ispirato, forse bloccato anche dalla paura di subire, magari in modo banale, un'ammonizione che lo costringerebbe a saltare il derby. Il primo tempo si chiude a reti inviolate, con un Milan che è cresciuto con il passare dei minuti ma non ha certo fatto vedere cose strabilianti o meritato un eventuale vantaggio che, infatti, non è arrivato.

Nella ripresa è subito Sampdoria grazie a un'incursione dell'ex Mesbah che prova a mettere sui piedi di Okaka un pallone invitante ma l'azione sfuma; poi tocca al Milan pungere sulla stessa fascia mancina, ma il cross basso di Antonelli viene deviato e non trattenuto da Viviano, senza che alcun giocatore rossonero trovi il tap-in vincente. Una punizione velenosa di Eder non sorprende il sempre attento Diego Lopez, poi il Milan fa harakiri con la solita sequenza di errori nella stessa azione che lo costringono a capitolare: Menez fa scattare la ripartenza avversaria con un inutile e dannoso colpo di tacco, Mexes subisce un irridente tunnel da Eto'o che è poi un geniale assist per Soriano, completamente dimenticato dalla distratta difesa rossonera che può solo assistere immobile e impotente al gol che porta in vantaggio la Sampdoria. Il gol subìto manda un po' in confusione il Milan, che sembra colpito e stordito ma poi riesce a reagire; Inzaghi manda in campo l'oggetto misterioso Suso al posto del fischiatissimo Cerci e i rossoneri riescono a rialzare la testa: sul colpo di testa di Mexes arriva il salvataggio sulla linea di Duncan che poi, poco dopo, diventa provvidenziale...al contrario, ovvero favorisce il pareggio rossonero, visto che in un'altra azione nata da corner devia in rete l'acrobatica conclusione alla cieca di De Jong, ingannando Viviano. Il Milan ha un quarto d'ora per cercare la vittoria e questa volta è la Sampdoria a spaventarsi e ad andare un po' in confusione; purtroppo arriva l'infortunio di Destro, che esce in lacrime e in barella per un problema al ginocchio; ovviamente entra il suo omologo Pazzini e i rossoneri provano il forcing finale per conquistare i tre punti, ma i sogni si infrangono sul palo colpito da Suso con un bel sinistro a giro che avrebbe meritato miglior fortuna. Purtroppo è anche l'ultimo vero episodio della partita, perchè il Milan ci prova fino alla fine ma in modo sempre più confusionario e poco lucido. Alla fine non ci sono fischi, ma qualche timido applauso che premia più l'impegno che la qualità del gioco; il dodicesimo pareggio stagionale non è certo un risultato soddisfacente e non si è nemmeno visto il Milan di Palermo, nel senso che c'è stato un passo indietro, ma la squadra ci ha provato e poi questa sera i bersagli della contestazione sono altri...

L'Europa rimane lontana, praticamente un miraggio, perchè il distacco è invariato, ma c'è una partita in meno da giocare e lo scontro diretto non è stato sfruttato. Ancora una volta il Milan non ha brillato, non è riuscito a imporre il suo gioco se non a sprazzi, ha sofferto, ha stentato, ha commesso errori e il fatto di aver rimontato invece di essere rimontato come è accaduto troppo spesso in questa stagione non consola poi tanto. Ci voleva una vittoria che non è arrivata e la prestazione non ha convinto fino in fondo, anche perchè sembra che lo schema più riuscito in casa Milan sia...palla a Menez che parte da solo, salta tutta la difesa avversaria e prova a combinare qualcosa di pericoloso; un po' poco per una squadra che ha qualche ambizione. Basti pensare, inoltre, che il migliore in campo è stato, come spesso accade, De Jong, ovvero un elemento di quantità più che di qualità; l'olandese ha lottato, ha recuperato palloni preziosi interrompendo azioni potenzialmente pericolose degli avversari, ha segnato il gol del pareggio (la deviazione di Duncan è decisiva ma il tiro di De Jong era verso la porta e le regole sono chiare in queste occasioni), ma dovrebbero essere altri a trascinare la squadra alla vittoria con classe e fantasia più che con sostanza e grinta. Una delle tante finali da vincere è stata fallita e ora bisogna comunque onorare il finale di stagione, anche perchè domenica prossima c'è la Partita, il derby, che in stagioni come questa è davvero e a maggior ragione un appuntamento che può valere la stagione, oltre che la supremazia cittadina; bisogna dimenticare questa mezza delusione e provare a tutti i costi a vincere, in campo e sugli spalti, lasciando da parte problemi e difficoltà e dando tutto, senza pensare al futuro, alle cordate cinesi, all'Europa che sfugge via, per vivere una notte da Milan che faccia dimenticare in fretta questa stagione storta.