Una sconfitta paradossale, tra sliding doors e déjà-vu

27.09.2019 12:00 di Michele Pavese   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Una sconfitta paradossale, tra sliding doors e déjà-vu

Esattamente un anno fa, Krzysztof Piątek realizzava contro il Chievo il sesto centro nelle prime cinque partite di campionato. Dodici mesi fa, Krzysztof Piątek riusciva a spedire la palla in fondo al sacco con la sola forza del pensiero e avrebbe sfruttato a occhi chiusi le due occasioni sprecate a Torino. La linea che divide un attaccante sopravvalutato da uno sfortunato è molto sottile ed è legata a una miriade di variabili; il polacco sembra essere entrato nel vortice di negatività che ha letteralmente travolto tutti i suoi predecessori con la maglia numero 9 del Milan: due soli gol, entrambi su rigore, tanti errori e una sensazione di inadeguatezza che si fa strada settimana dopo settimana. Il buon Pistolero è tecnicamente modesto, come tanti altri grandissimi attaccanti, ma non è diventato improvvisamente scarso: in questo momento difetta della lucidità e della fiducia necessarie per tornare a essere il finalizzatore implacabile ammirato in passato. A fare la voce grossa, invece, è stato Andrea Belotti. Due estati fa poteva essere la ciliegina sulla torta di una campagna acquisti faraonica e forse avrebbe cambiato il destino della sciagurata proprietà cinese. Sliding doors e Déjà-vu, per restare in tema cinematografico: il 2-1 ricorda un po' il colpo... di astuzia di Pippo Inzaghi contro il Bayern Monaco nel 2006. Bravo e baciato dalla buona sorte. 
 
La premessa è doverosa per provare a spiegare le cause di una sterilità offensiva e di una sconfitta che hanno dell'incredibile. Il miglior Milan della stagione (ok, ci voleva poco) interpreta il match da squadra vera, coraggiosa e intenzionata a dimenticare la sconfitta nel derby, ma perde ancora, per la terza volta in cinque giornate. Nonostante ci sia stata la reazione attesa - davanti alla dirigenza al gran completo e con una formazione dall'età media di 23 anni e 224 giorni -, il Diavolo paga il cortocircuito di 5 minuti, sfruttato alla grande dal Gallo grazie alla complicità di mezza difesa e di Donnarumma. Una fragilità mentale, più che fisica e tattica, alla quale ancora non si riesce a trovare rimedio e che rischia di compromettere tutto il percorso già a settembre. Lo stesso film già visto per oltre un lustro, con gli stessi problemi dell'ultimo biennio: nei momenti di difficoltà, l'unico appiglio è Suso, sintomo che c'è ancora tanta strada da fare sul piano della personalità e delle soluzioni di gioco. Le responsabilità di Giampaolo stavolta sono limitate a quest'ultimo aspetto e ai cambi, anzi, a un cambio: nel momento in cui bisognava chiudere la sfida e sfruttare qualche ripartenza, cercando di contenere l'atteso forcing avversario, l'ingresso di un compassato Jack Bonaventura - al rientro dopo 10 mesi - al posto di Rafael Leao è una scelta davvero incomprensibile. Certo, in quel frangente nessuno si sarebbe aspettato un epilogo del genere, perché il Milan aveva sofferto pochissimo, sfiorando più volte il colpo del k.o.. Sfortuna e imprecisione, come nel finale, quando Kessie e Piątek hanno gettato alle ortiche un punto che sarebbe stato vitale per il morale.  Adesso si fa davvero dura, la sfida contro la Fiorentina diventa un crocevia fondamentale per il mister e le ambizioni di una squadra che non deve lasciarsi prendere dallo sconforto, né cercare alibi. Paradossalmente, questa prestazione potrà servire da stimolo e da (ennesimo) punto di partenza.