2019-2020: Rino Gattuso se la gioca. 2018: lucidi al traguardo. 2019: Gedda strumentalizzata

05.01.2019 00:00 di Mauro Suma  articolo letto 28997 volte
2019-2020: Rino Gattuso se la gioca. 2018: lucidi al traguardo. 2019: Gedda strumentalizzata

Non abbiamo usato a caso il nome e il cognome corretti dell'allenatore del Milan, nel titolo. Già, Rino Gattuso. Non Gino Rattuso, così come era stato storpiato e sfregiato da alcuni pasdaran dei social. Tutti presi dalla furia delle fazioni (ne abbiamo fatto parte e solo Dio sa quanto si viva meglio senza), avevano derubricato Gattuso ad allenatore di Mirabelli, finendo per buttare un campione del mondo due volte giù dalla torre in maniera anche volgare. Derubricato ad una sorta di Rino furioso che sacrifica il bene del Milan sull'altare dei suoi umori. E' capitato anche a noi, per carità, non facciamo le verginelle e facciamo anche i nomi e i cognomi, di non apprezzare come allenatori alcuni dioscuri della nostra Storia, come Clarence Seedorf e Pippo Inzaghi. Ma anche se non sono degli allenatori top e non sono riusciti a coniugare la loro personalità con la panchina, restano fari eterni della Storia rossonera. Indiscussi e indiscutibili. Su Rino, invece, attaccabile per il dialetto e perchè se il Milan non vince ci soffre, si è andati oltre. Male. Perchè piaccia o non piaccia, dopo Milan-Spal e dopo il punto fatto dalla società, Rino Gattuso è diventato l'allenatore di questo Milan e di questa proprietà. Sarà sempre misurato sul rendimento e sui risultati, ma non è più a tempo, a termine, sotto tutela o sotto scacco. Come tutti i giocatori, anche l'allenatore si gioca la conferma per la prossima stagione. Conferma per la quale è pienamente in corsa. Non ci sono certezze, ma se era sciocco e abnorme scrivere nel primo pomeriggio di Santo Stefano che Rino non sarebbe arrivato ad allenare il Milan contro la Spal, è certamente eccessivo al tempo stesso oggi dare tutto per scontato. Ma non è più una bestemmia azzardare Gattuso a centrocampo nel primo giorno del Raduno 2019-2020.

Il fatto che la squadra abbia trovati stimoli e obiettivi, energia e freschezza mentale, correndo a più non posso contro la Spal tre giorni dopo la lenta e agonizzante gara di Frosinone, grazie alla conferma di Gattuso fatta coram populi da Leonardo e Paolo Maldini, non è una statistica. Ma se la circostanza viene affiancata alla statistica dei 70 punti nell'anno solare, che il Milan non raggiungeva da sei anni, dall'anno solare 2011, allora compone un quadro. Al quale l'ultimo tocco arriva dalla lucidità del tecnico. Chi pensava che a Milanello si aggirasse un invasato sotto esame, ha sbagliato ancora una volta strada. Dopo aver deciso di non voler rischiare sia Romagnoli che Calabria, entrambi in diffida e dopo aver deciso di non poter fare a meno di Romagnoli, Gattuso non ha consegnato fischiettando l'ultima formazione del 2018 ai propri collaboratori. Ma ha chiamato Calabria, gli ha spiegato i motivi della scelta e gli ha chiarito che nonostante la panchina contro la Spal lui, Davide, restava sempre in primo piano nella considerazione del tecnico e dello staff. Ecco perchè Calabria non è andato in panchina disorientato, ma ulteriormente gratificato. Ed ecco perchè appena si è alzato dalla panchina era già pronto, carico, fino a raccogliere sulla prima palla ricevuta l'assist di Suso, trasformandolo nel bellissimo cross decisivo per la rete della vittoria.

L'Italia che ha giocato a tennis nel Cile di Pinochet, l'Italia che ha boicottato per modo di dire le Olimpiadi di Mosca del 1980 e che nel 2002 ha giocato la Supercoppa di Lega (finale Juve-Parma) nella Tripoli di Gheddafi, ha montato il teatrino social sulla Supercoppa di Gedda. Il tema è giustissimo sul piano dei valori fondamentali, dei diritti umani e dei diritti civili. Le Donne sono creature superiori e non sarà una partita di calcio in più o in meno a fermare la crescita culturale che anche quel Paese dovrà affrontare sul proprio cammino. Quello che è un po' meno corretta è la strumentalizzazione. La corsa a dirla più grossa del proprio avversario politico, per avere un goccio in più di visibilità social. L'assassinio infame e agghiacciante del giornalista Khashoggi è avvenuto, dopo che era stato firmato il contratto fra il calcio e l'Arabia Saudita. Scriviamo il calcio, perchè la Lega Serie A non era unica e sola. Ha ottenuto l'avallo di fior di istituzioni calcistiche sovranazionali. Se poi in un mondo del calcio che costa cifre folli e che si inventa regole abnormi, in un mondo in generale che continua a fare affari e operazioni commerciali in Arabia Saudita, l'unica pietra dello scandalo è la finale Juve-Milan perchè lì in questo momento ci porta l'onda dei social, fate pure. Che non si giochi nemmeno. Così, un attimo dopo tutte le storture del Pianeta andranno immediatamente a posto. Cinico? Forse. Doveroso? Senza dubbio.