Allegri a fine corsa, giovedì il Milan cambia

Giornalista sportivo a Mediaset, è stato caporedattore di Tele+ (oggi Sky). Opinionista per Telenova e Milan Channel. I suoi libri: "Soianito", "La vita è una" con Martina Colombari, "Sembra facile" con Ugo Conti.
24.10.2012 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
© foto di Pietro Mazzara
Allegri a fine corsa, giovedì il Milan cambia

Il tam-tam ci insegue da lunedì mattina: voci che si rincorrono tra Arcore (uomini vicini a Berlusconi), via Turati, Milanello, redazioni. Il risultato di Malaga non cambierà il destino di Massimiliano Allegri, che il presidente del Milan avrebbe già deciso di allontanare a prescindere. Secondo queste indiscrezioni, giovedì mattina sulla panchina rossonera siederà Tassotti affiancato da Gattuso, se accetterà le insistenti richieste di Berlusconi in persona, o un altro ex importante (Filippo Galli, Costacurta). Una vittoria in Europa, per assurdo, darebbe una interpretazione credibile: "Non ho voluto cambiare dopo una sconfitta".
Le 5 sconfitte in 8 partite di campionato sono un argomento prioritario nelle decisioni che la società sta elaborando in queste ore, le critiche manifeste dei giocatori all'allenatore nel dopo-partita dell'Olimpico avrebbero accelerato l'operazione. Ad Arcore e via Turati si teme eccome che la spirale in cui è stata inghiottita la squadra, possa seriamente costringerla a lottare per la salvezza nel prosieguo del campionato. E' evidente come Allegri non sia l'unico responsabile dello scempio di questa stagione, tutt'altro. Quindi risulta altrettanto chiaro come la società debba muoversi in gennaio per rinforzare quanto meno l'attacco, dove le carenze sono sotto gli occhi di tutti.
Secondo le nostre fonti, proseguirebbero nel frattempo le trattative per una cessione delle quote del club, legata a una partecipazione nelle attività Fininvest (editoria). I nuovi soci, oltre alle risorse finanziarie per rinforzare la squadra a breve e medio termine, imporrebbero una figura o due all'interno dello staff dirigenziale, com'è naturale che sia.
Delle responsabilità di Allegri abbiamo parlato a lungo non soltanto da questa estate, ma da 8 giornate dalla fine dello scorso campionato, quando il Milan staccato di un solo punto in classifica dalla Juve dopo averla sopravanzata per mesi, aveva già dato la netta sensazione di essersi arreso. Sensazione rivelatasi fondatissima. Troppo condizionato da Ibrahimovic, promotore o consenziente verso (troppe) cessioni eccellenti tutte insieme, in questa stagione il tecnico livornese non ha saputo trovare in 4 mesi né un modulo cui affidarsi, né una coppia di centrali difensiva, né un assetto in grado di mettere nelle migliori condizioni i giocatori in grado di poter dare qualità, in particolare Montolivo e El Shaarawy che pare giocare da solo. Fermarsi al ruolo dell'allenatore sarebbe comunque miope, riduttivo e soprattutto ingiusto: la rosa è stata massacrata scientemente da Berlusconi, con il chiaro obiettivo di azzerare i bilanci e semmai provocare in modo traumatico la rivoluzione in atto in queste ore. Sulla pelle dei risultati e dei tifosi.
L'ultimo atto di un assenteismo preoccupante dopo lo scempio del mercato, è il ritiro punitivo imposto da lunedì a sabato di questa settimana, alla stregua di un Gaucci qualsiasi. Un ritiro in cui peraltro lo stesso presidente Berlusconi si è chiuso spontaneamente dalla primavera scorsa. Dopo il pareggio di bilancio, anche il pareggio di trattamento. Ora però serve più che mai almeno qualche pareggio per risalire in classifica.