Allegria! #GattusoOut, Leo inetto, Paolo inutile, Gazidis perdente

25.01.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:   articolo letto 102391 volte
Allegria! #GattusoOut, Leo inetto, Paolo inutile, Gazidis perdente

Leggo. Guardo la tv, notiziari e talk-show sportivi. A qualcuno di questi partecipo pure. Apprendo di scenari milanisti devastanti, condivisi (questo è l'aspetto più triste e inquietante) da molti tifosi rossoneri. Per fortuna, però, poi vai a San Siro per Milan-Spal con la squadra che arriva da una striscia deprimente e ci sono 50.000 persone che cantano e inneggiano. Le mura sono amiche, i muri (quelli dei social, dove ognuno imbratta con quello che vuole) no. 

Nelle ultime settimane, finito il massacro a Gattuso dopo aver infilato quella striscia sconcertante contro Olympiacos, Bologna, Torino, Fiorentina e Frosinone, i media ci raccontano di una faida tra Leonardo e Maldini da una parte, Gazidis dall'altra. Poi di una sconfitta cocente nel caso Higuain, caso mal gestito e mal concluso. Infine della folle operazione Piatek, troppi soldi per un giovane polacco sconosciuto. Forse vivo una realtà virtuale, quella delle favole, preso dai miei romanzi-verità (a metà marzo partirò per l'Argentina per scrivere la vita di un leggendario cardiochirurgo, René Geronimo Favaloro). Allora mi informo. Allora penso. Mi vengono i seguenti scenari.

1) Leonardo si insedia il 22 luglio, a poco più di 20 giorni dall'inizio del campionato e la fine del mercato. Come Fantozzi, trova sulla scrivania una montagna di pratiche. La più corposa quella del transfugo Bonucci. Va alla Juve per risolvere la situazione e gli viene detto se interessa Higuain. Cosa doveva fare, rispondere: "No, grazie"? Impone ai bianconeri l'inserimento nella trattativa di uno dei più promettenti difensori italiani, Caldara. Chiude poco prima di Ferragosto, quando perde Strinic e deve buttarsi su Laxalt. Ha trovato in casa Halilovic e Castillejo. Va bene, il mercato si chiude e comincia a pensare a gennaio: Paquetà, Fabregas e Ibrahimovic. Ma è sotto assedio dall'Uefa.

2) Starà già parlando con il futuro amministratore delegato, ferreo contabile, il manager d'acciaio Ivan Gazidis in arrivo dall'Arsenal? Ma no, siete matti? Secondo una certa stampa, Gazidis e Leonardo si parlano per la prima volta a Natale dopo la firma di Gazidis, il quale prende il brasiliano sulle balle e gli dice: "Ibra? No. Fabregas? No. Muriel? Anche no". Allora Leo setaccia il mercato: Sensi, Duncan, Batshuayi, fino a che scoppia la grana Higuain. 

3) Higuain è arrivato al Milan dopo essersi illuso di giocare con CR7, poi essersi illuso di andare al Chelsea. Non ne ha nessuna voglia, di giocare per una squadra e una società in costruzione. Comincia a sclerare a Cagliari e va avanti fino a Capodanno, nel frattempo segna con il contagocce e gioca come una credenza montata male all'Ikea. 

4) Si sistema la cosa laboriosamente spedendo l'isterico argentino a Londra, dirottando su Piontek (era un gioiello a novembre quando lo volevano Juve e Napoli, è diventato una mezza tacca il 23 gennaio quando lo ha acquistato il Milan). Nel frattempo, ha ingaggiato e fatto esordire l'ottimo, promettente Paquetà (era un gioiello a maggio quando lo inseguiva la Juve, è un'incognita troppo cara adesso che gioca in rossonero). 

5) Nonostante l'Arsenal non vinca uno scudetto dal 2004, nonostante da allora abbia collezionato soltanto 2 secondi posti e 4 terzi posti, nonostante abbia vinto nella sua storia internazionale solo una Coppa delle Coppe e una Coppa delle Fiere, è oggi uno dei club più forti al mondo per marketing, merchandising e popolarità, con scuole calcio, uffici e negozi in tutto il mondo (anche a Milano). Grazie a un certo signor Gazidis che ha reso vincente nel suo settore, un club che lo è stato solo 13 volte in Inghilterra. 

6) Perché la società non parla? Per difendere Gattuso, per attaccare Higuain, per protestare dopo Jedda, per spiegare...? Lo fa il 24 gennaio presentando Piatek, cioè con un fatto concreto da esibire. E parlano tutti: Leonardo, Gazidis e persino Maldini che invece di rassicurare tutti con la sua presenza assidua in sede, a Milanello e negli stadi, suscita dubbi e ironie. Come se uno come lui, dovendo imparare, non avesse niente da insegnare dopo che il suo cognome è legato al Milan da 60 anni grazie a lui e papà e lo resterà ancora chissà quanto grazie ancora a lui e i suoi figli. 

Vivo, evidentemente, una realtà virtuale e romanzata dove Gattuso nonostante cambi societari, paletti di mercato, infortuni a catena, sta tenendo straordinariamente a galla una squadra da inventare quasi ad ogni partita. Dove Maldini è una leggenda che, oltre ad apprendere un mestiere da dirigente, può dispensare opinioni e consigli a chiunque. Dove Leonardo ha abilità certificate di campo e di scrivanie ed è andato via una volta sbattendo la porta, solo grazie a Berlusconi. Dove Gazidis è invidiato da tutto il mondo del calcio. Io mi godo la mia realtà virtuale, chi non ne ha voglia si goda i suoi incubi, popolati da insopportabili fantasmi. 

Sono stato qualche ora a Napoli con Carlo Ancleotti, in settimana. Mi ha onorato e reso felice con la sua presenza, da amico, alla presentazione di "Lady Stalker" presso LaFeltrinelli di Pomigliano d'Arco, poi siamo andati a cena con la sua splendida famiglia. Sono emozionato per domani sera, la sua prima volta da ex a San Siro. Lui sta cercando di non pensarci, ma sono sicuro che i tifosi del Milan gli faranno venire le lacrime. I tifosi come me, quelli che credono alle favole e alle leggende perché le hanno vissute e sanno che sono vere. E che torneranno solo grazie a uomini veri, non fantasmi ciarlatani. Ciao, Carletto, bentornato a casa. E voi, Rino Leo Paolo, restateci a lungo. Insieme.