Apriamo il dossier Donnarumma tra ritardi, polpette avvelenate e trattative reali. La presenza di papà Alfonso l’asso da giocare perché l’arrivo di Tatarusanu può aiutare

10.09.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Apriamo il dossier Donnarumma tra ritardi, polpette avvelenate e trattative reali. La presenza di papà Alfonso l’asso da giocare perché l’arrivo di Tatarusanu può aiutare

Oggi sfogliamo insieme il dossier Gigio Donnarumma. Nella prima pagina c’è la notizia, fresca fresca, dell’arrivo di Tatarusanu, romeno, portiere numero due, dal Lione che prende il posto di Begovic rientrato alla casa madre e rimasto nel club d’appartenenza a causa forse anche del costo del cartellino ma di sicuro anche per via del rendimento sottoposto a test. Nelle pagine successive esaminiamo invece le rare notizie sull’argomento. Le più ghiotte e inedite mi sembrano due: 1) la richiesta di uno stipendio da 10 milioni netti pubblicata da una cronista molto affidabile (di quelle che tutto il giorno smanettano sul cellulare a caccia di news); 2) la notifica, da parte di fonti vicini al club, che tale proposta non è mai stata recapitata agli interessati, cioè né a  Gazidis né a Maldini. Da ultimo ricordiamo quel che Maldini sull’argomento delicatissimo ha dichiarato qualche tempo fa: “Purtroppo c’è stato del ritardo, Gigio ha detto che vuole restare, faremo un’offerta parametrata al suo valore”.

La prima considerazione da fare è la seguente: fosse autentica, e non un tentativo di conoscere eventuali reazioni dinanzi all’indecente cifra, la richiesta di 10 milioni confliggerebbe con la tesi, riconosciuta valida, espressa da Ibra. Zlatan ha chiesto e alla fine ottenuto 7 milioni netti con questa motivazione: devo essere il più pagato della rosa avendo dimostrato tutto il mio valore. Oggi non si può quindi chiedere, da parte dello stesso procuratore, di sopravanzare la cifra di Ibra.

Seconda riflessione: nella passata trattativa, Mino Raiola è stato tagliato fuori dalla famiglia di Gigio Donnarumma tanto da non ricevere nemmeno un euro di royalties dal Milan di Fassone e Mirabelli, i quali segnalarono quel dato come un successo storico sull’agente diventato nemico pubblico numero uno. È al papà di Gigoo, don Alfonso quindi che bisognerà fare riferimento anche in questa occasione, rispettando il protocollo classico con Raiola, per confermare lo stile Elliott che è fatto di diplomazia e buona educazione.

Terza riflessione: se Raiola non ha colto il momento di difficoltà drammatica del calcio internazionale spiegato all’assemblea dell’Eca da Andrea Agnelli, sarà bene che qualcuno glielo ricordi. Senza passare alle minacce come fece Mirabelli ma squadernando un ragionamento razionale e responsabile: i conti del club non consentono cifre astronomiche, le condizioni degli altri bilanci non consentono offerte faraoniche (all’epoca il Psg promise uno stipendio da 14 milioni netti l’anno attraverso Raiola, ndr), discutiamo di numeri reali. E da quello che si capisce si può arrivare a uno stipendio da 7 milioni più qualche bonus legato ai risultati da raggiungere.

Alla fine della trattativa, da avviare a fari spenti per evitare che influisca sul rendimento e sulla serenità del portiere come avvenne invece all’europeo under 21 di qualche anno fa, se si accettano le condizioni bene, altrimenti il Milan è chiamato a chiarire in pubblico e ai tifosi lo stato dell’arte della trattativa adottando provvedimenti conseguenti. Quali? Anche il Milan ha una pistola da mettere sul tavolo al colloquio con Raiola: la maglia da titolare, la convocazione in nazionale e la disputa del prossimo europeo. Perciò l’arrivo di un secondo portiere di grande affidamento e molto esperto, già passato dal campionato italiano, è una mossa molto utile. Con una sola raccomandazione finale: Tatarusanu a fine contratto è arrivato dal calcio francese, forse perché Moncada è molto documentato su quel calcio. Ma forse è il caso di allargare i confini dello scouting.