Attento Pioli: cambiare ancora sistema di gioco non è sempre una buona idea premiata. Settori commerciale e giovanile: altri due deficit di Casa Milan

24.10.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Attento Pioli: cambiare ancora sistema di gioco non è sempre una buona idea premiata. Settori commerciale e giovanile: altri due deficit di Casa Milan

Dalle parti di Milanello, circolano con insistenza, ipotesi di cambiamenti del sistema di gioco da parte del Milan nel prossimo viaggio all’Olimpico contro la Roma. Le considero solo ipotesi perché non c’è stato ancora alcun test effettuato da Stefano Pioli il quale, dal suo canto, si è mosso durante i primi giorni seguiti all’incarico, con grande cautela. Non ha introdotto rivoluzioni ma solo modifiche, come sanno fare gli artigiani esperti alle prese con la riparazione di oggetti di valore. Perché considero un azzardo, l’ennesimo dopo aver scelto un tecnico, Marco Giampaolo, senza conoscere a fondo i suoi metodi, la sua cultura calcistica e anche il suo curriculum, un eventuale capovolgimento del genere? Non perché immagino sia inadatto alle caratteristiche della rosa milanista. Schierare Leao al fianco di Paitek non è un’idea balzana, anzi prende corpo dal recupero del polacco e dall’esibizione del talento portoghese. Lo rinvierei solo perché procedere a un altro stravolgimento tattico può contribuire a rendere ancora più confuso il panorama di conoscenze del gruppo che già è destabilizzato se il Lecce fa la faccia truce. È utile, dando retta all’esperienza, proseguire col 4-3-3 modificato da Pioli fino alla prossima sosta di novembre prima di adottare cambi d’indirizzo calcistico così impegnativi. Poi saranno le necessità a dettare l’agenda tattica di Pioli.

Nell’approfondire le cause dell’attuale decadenza del Milan, due aspetti sono stati già esaminati. Uno riguarda il profitto scadente della dirigenza tecnica. Il cambio di tanti allenatori nel dopo Ancelotti ha procurato solo esborso di molti stipendi senza ottenere quel rilancio che le ultime due proprietà seguite a Fininvest hanno inutilmente inseguito, disponendo sul mercato di una cifra stratosferica per acquistare un esercito di calciatori tutti o quasi di discutibile spessore tecnico. Il secondo attiene invece alla perdita secca di professionisti e rapporti in altre due sezioni vitali per il club. Prendiamo il settore giovanile. Fassone e Mirabelli, anzi più Mirabelli che Fassone, l’ha smontato mandando a casa prima Bianchessi (oggi alla Lazio per la fortuna di Lotito) che fu lo scopritore di numerosi talenti, poi liquidando lo staff completo di Filippo Galli. Vi ricordate le scelte successive? I cinesi puntarono su Mario Beretta con la conseguenza di una squadra primavera scivolata in serie B addirittura mentre in passato ha vinto qualche torneo Viareggio e soprattutto sfornato l’attuale argenteria, Donnarumma, Calabria, Cutrone etc.

Adesso Paolo Maldini ha messo a capo della divisione Angelo Carbone. Ne valuteremo tra qualche tempo l’operato. L’altro buco nero è denunciato dai ricavi commerciali. Anche qui la storia è assai nota. Oltre alla sequenza di piazzamenti deludenti e all’assenza dal circuito ricco e virtuoso della Champions league, il Milan del dopo Berlusconi ha pagato l’alternarsi di manager scelti dalle ultime due proprietà con risultati modesti. In particolare la scelta di Ivan Gazidis fu spiegata da Elliott in questo modo: si tratta di un manager che ha riscosso successi proprio nel commerciale ed è chiamato ad incrementare gli introiti. È ancora presto, anche qui, per tirare una riga ma è venuto il tempo di portare a casa il risultato perché scendere dagli 86,5 milioni del 20125-2015 agli attuali 56,8 del 2018-2019 non è certo una confortante premessa per la rinascita del brand.