Basta con Ibra! Il Milan del futuro deve ripartire con Pioli e giocatori migliori altrimenti l’Europa rimarrà un miraggio come quest’anno

17.12.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Basta con Ibra! Il Milan del futuro deve ripartire con Pioli e giocatori migliori altrimenti l’Europa rimarrà un miraggio come quest’anno

E’ passato più di un mese e siamo ancora qui a parlare di Ibrahimovic. Tempo perso per tutti, dalla maggioranza dei tifosi ammalati di nostalgia che lo aspettavano per sognare come ai bei tempi, allo stesso Zlatan che avrebbe dovuto incominciare ad allenarsi con i suoi nuovi compagni, dimostrando di essere un professionista serio e non un mercenario affamato di soldi e ammalato di egocentrismo. Le ultime parole di Maldini e Boban dovrebbero aver fatto capire a tutti che Ibrahimovic non arriverà e pensiamo che sia meglio così, per il fondo Elliott che avrebbe fatto un’eccezione controvoglia e soprattutto per il Milan perché nemmeno il miglior Ibrahimovic, quello dello scudetto del 2011 non quello reduce da un campionato di basso livello in America, avrebbe potuto trasformare una squadra sopravvalutata da tutti all’inizio della stagione. E allora meglio pensare al futuro, senza illudersi di raggiungere la Champions League, con appena un filo di speranza di arrivare almeno al sesto posto che vuol dire partecipazione alla fastidiosissima e sempre snobbata Europa League. Comunque vada, quindi, sarà un fallimento, visto che il Milan voleva migliorare il quinto posto della stagione scorsa. Ed è un peccato che il fallimento tecnico si aggiunga a quello societario, visto il bilancio in sofferenza, e persino a quello organizzativo. Mentre molti  forse sognano ancora di rivedere Ibrahimovic con la maglia del Milan, nella serata che doveva essere di festa per i 120 anni del Milan, tutti hanno rimpianto le feste vere quando Berlusoni e Galliani, grazie anche ad altri responsabili della comunicazione, condividevano con i giornalisti, e quindi indirettamente con i tifosi, i momenti di gioia, aprendo e non sbarrando le porte degli alberghi di Barcellona, Vienna, Manchester, Atene, Tokyo e Yokohama. Questione di classe che non si vede più nemmeno in campo, perché la qualità è sempre più bassa e non basta abbassare anche l’età media dei giocatori per rivederla. E’ vero che contro il Sassuolo il Milan meritava di vincere, ma non basta prendersela con la sfortuna per la traversa e il palo colpiti da Leao, perché la sfortuna da sempre accompagna i più deboli, non i più forti. E allora bisognerebbe anche ricordarsi del grave errore di Bennacer che nel primo tempo ha fallito il gol a porta vuota e più in generale della mancanza di precisione sotto porta di Calhanoglu e compagni che hanno esaltato Pegolo, tra l’altro portiere di riserva del non irresistibile Sassuolo. Sedici giornate di campionato sono tante e se il Milan ha 6 punti meno dell’anno scorso ed è a meno 7 dal sesto posto dell’Atalanta, la colpa non è soltanto della pessima partenza di Giampaolo e della sfortuna. Meglio pensare, quindi, a chiudere con dignità questa stagione, programmando la prossima con acquisti mirati per rinforzare soprattutto il centrocampo, in cui l’unico punto fermo rimane Bonaventura, tra l’altro in scadenza di contratto. In questo senso è importante il lavoro di Pioli, che sta dando un’identità tattica alla squadra ma non può fare miracoli, perché da Piatek a Leao, da Suso a Bennacer, quello che manca a tutti è la continuità, caratteristica dei grandi giocatori. E non a caso proprio la continuità di risultati è il limite più evidente del Milan che vince poco e sempre a fatica contro squadre di ancor più bassa classifica. Questa è l’amara verità e se si nega la malattia non si guarirà mai. Ammesso che il medico migliore sia il fondo Elliott, che ha avuto il merito di salvare il Milan ma non quello di rilanciarlo.