Berti e Ordine in spogliatoio. Il derby e la "posizione industriale". L'orgoglio può ribaltare tutto

08.02.2020 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Berti e Ordine in spogliatoio. Il derby e la "posizione industriale". L'orgoglio può ribaltare tutto

Propongo al nostro allenatore due sorelline per la classifica del campionato. Mi piacerebbe venissero appese ai muri dello spogliatoio di Milanello le fotocopie degli articoli con le dichiarazioni di Nicola Berti ("Non ci sarà storia, vinceremo nettamente il derby, non ci fa paura nemmeno Ibrahimovic") e di Franco Ordine ("Il Milan ha un solo modo per vincere il derby, andare in chiesa e pregare"). Nel secondo caso, lo scrivo perchè l'ho detto anche all'amico e collega, altrimenti non lo avrei scritto. Franco fa una battuta e non ha certo colpito a morte nessuno, ma soprattutto nelle parole di Berti e un po' in giro fra i siti, le radio e le tv, c'è in effetti questo clima di derisione, di piagnisteo pretesco attorno al Milan, che non mi piace e che la squadra non deve accettare. Ultimamente il Milan è un po' molle nei derby, mentre l'Inter ha conservato l'antico veleno, quello degli anni Novanta e del quinquennio 2001-2006, anni in cui il Milan pensava all'Europa e al Mondo e gli avversari solo al derby. Ecco, un po' di veleno non guasterebbe. Il Milan va al derby contro un avversario forte e strutturato, che ha fatto un campionato nettamente migliore. Ma nel derby conta anche come ci si arriva, per cui visto che nelle ultime 5 partite, udite udite, quelle dell'anno nuovo, il Milan ha fatto 11 punti e l'Inter 9, su un po' d'aria, non si va al patibolo fra scherni e sorrisini, fra frizzi e lazzi, ma si va a giocare una partita di calcio.

Certo, il meno 19 è un fatto. E brucia. Mai questo divario negli ultimi anni. Nel maggio 2017, il Milan ha chiuso davanti all'Inter il campionato; nel marzo 2019 il Milan è arrivato al derby di ritorno davanti all'Inter. Quella di oggi non è una voragine annunciata, ma c'è. Meno 19, che brutto. Come mai? Cosa è successo? Ci sono due passaggi-chiave nella vicenda dello sprofondo rossonero nei valori del derby milanese. I momenti-chiave sono il derby di ritorno del 2018 e il derby di ritorno del 2019. Sono stati i due momenti sportivamente drammatici in cui il Milan ha pagato i cambi di proprietà e i difetti d'esperienza. Nel marzo 2018 il Milan era lanciatissimo e l'Inter sulle gambe, ma per la scomparsa del povero Davide Astori non si gioca. E quando si gioca? Ai primi di aprile, tre giorni dopo la dura gara di Torino contro la Juventus. In un campionato in cui, vedi Lazio-Verona, le partite si recuperano a muzzo, a babbo morto e quando pare e piace, il Milan venne costretto a scendere in campo in una settimana sfavorevole e finì per pareggiare per grazia ricevuta. Quel derby di ritorno e il passaggio di De Vrij dalla Lazio all'Inter tolsero al Milan quella "posizione industriale" da Champions League che oggi sta facendo la differenza a favore degli avversari. Del resto il Milan come società non era sul pezzo, compresso com'era fra i silenzi del presidente cinese, i fulmini della Uefa e i prega in Dio degli aumenti di capitale. L'Inter ne approfittò in tutto e per tutto.

Non contento, il Milan non ne ha approfittato l'anno dopo, cosa normale perchè poi quando cambi proprietà di continuo la memoria storica tende a perdersi un po' nei rivoli. Undici mesi fa il Milan, sempre udite udite, era davanti all'Inter in classifica. Era il momento delle cinque vittorie consecutive rossonere, di Piatek Pum Pum, delle visite fiscali di Icardi e dell'eliminazione interista dall'Europa League. Doveva essere per il Milan che era davanti un momento in cui, come i migliori fantini, si cavalca con la mano morbida: niente scosse, andatura da tenere, allenatore da coccolare, equilibri della squadra da tutelare. E invece pressioni su Gattuso, l'idea del bel calcio, qualche cortocircuito verso lo spogliatoio. E non solo il Milan ha perso il derby, ma si è sfasciato dopo il derby che è stata la cosa di gran lunga peggiore: 5 punti in 6 partite contro Sampdoria, Udinese, Juventus, Lazio, Parma e Torino. Risultato, addio Champions. L'Inter è forte, solida e ha un grandissimo amministratore delegato, ma non è la scienza infusa. Ha saputo approfittare delle assenze e della cadute dall'altra parte. Prima una assenza politica, poi un eccesso ideale e in due anni due al momento del dunque l'Inter ha imboccato la strada giusta e il Milan quella sbagliata. Due anni di ricavi Champions in più e un Fair Play finanziario su cui il Milan è in ritardo di 2 anni per le vicende delle proprietà precedenti, sono tutti fattori che pesano. Eccome se pesano. Ma, anche se non è facile, quello che chiedo ai nostri giocatori è di andare in campo con l'orgoglio ferito di chi pensa e ha nel cuore che, cavolo, quello che oggi è nelle mani nerazzurre poteva essere anche nostro. Con un po' più di scaltrezza in alcuni momenti chiave. E quando c'è l'orgoglio, quello vero, c'è tanto. Quasi tutto.