Bonucci, Higuain, Banti e i pacchi bianconeri. Sorpresa Paquetà, ma che delusione Kessiè e Castillejo. Atene e Jedda i poster della stagione

18.01.2019 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Bonucci, Higuain, Banti e i pacchi bianconeri. Sorpresa Paquetà, ma che delusione Kessiè e Castillejo. Atene e Jedda i poster della stagione

Restano la complicata Coppa Italia, con il Napoli da scavalcare, e un ancor più difficile quarto posto fin qui scialacquato attraverso una sfilza tremenda di occasioni perdute. Buttata nel cestino l’EL, questa squadra ha una costanza disarmante nel fermarsi non appena l’ostacolo si alza di un centimetro. Affronta gli avversari più forti con grande buona volontà e applicazione, mancando però di coraggio nella scelta e nell’esecuzione delle giocate anche più semplici. L’organizzazione difensiva è migliorata sensibilmente nonostante l’alternarsi dei protagonisti tra infortuni e squalifiche, ma la costruzione del gioco e il rapido rovesciamento di fronte passano regolarmente attraverso palloni sporchi o passaggi sbagliati. Troppi. 

Un percorso di maturazione più lento del previsto, perché nonostante la giovane età media nel Milan c'è molta gente che ha già esperienza e presenze internazionali da veterani. È una questione di carattere che può essere risolta (anche) dalla presenza in campo di un paio di leader in più. I due presi dalla Juventus in 2 stagioni si sono rivelati non solo bluff carismatici disarmanti, ma anzi ominidi pavidi per nulla calati in una realtà così diversa da quella di provenienza: soprattutto di ciò che questo club è stato, ha rappresentato e sta vivendo. Questo centravanti argentino isterico e insofferente non è mai, mai, stato convinto: si è trovato scaraventato dall’Università alla 5a elementare e invece di aiutare la causa superando gli esami per andare alle medie, ha battuto i piedi dal primo giorno. Scaricato dalla Juve, respinto dal Chelsea e sposato con un club che non sarebbe mai, mai andato a cercarlo se non si fosse trovato tra fine luglio e primi di agosto a dover gestire i capricci di quell’altro stopper lunatico e pentito. Una doppia delusione tecnica e umana, perché nessuno dei due transfughi bianconeri ha mai raggiunto nemmeno il 60% delle proprie potenzialità. Due pavidi con la personalità di un criceto, che hanno abbassato le velleità del gruppo anziché incoraggiarle. 

Là dove non arriva la Juventus, che contro le italiane sembra sempre giocare con il gomito fuori dal finestrino, arriva la provvidenza: la chirurgica espulsione di Suso con la Spal, i cartellini gialli distribuiti a vanvera, le chiamate (o i silenzi) sul fuorigioco e altri ammennicoli come un rigore solare fanno parte sistematica dello show, ma fino a quando non sarà la società a sottolineare certi aspetti, a poco possono gli strali di un giornalista tifoso. 

Mi consolo con Paquetà che deve solo scrollarsi alcuni fronzoli di troppo, ma ha personalità e classe, e con la sensazione che tra poco lui, Donnarumma, Conti, Caldara, Calahnoglu, Cutrone, lo stesso Suso saranno l’ossatura giovane e promettente di una bella squadra. I miei cavalli Kessiè e Castillejo, invece, mi stanno deludendo: sono i primi a imbizzarrirsi come puledri quando l’asticella è un centimetro più su. Forse anche per questo Gattuso lavora sodo con loro due: hanno mezzi, opportunità e movente, il killer-instinct resta sempre in camera d’albergo. 

Forza adesso. Nessuno si pianga addosso: per tornare in Champions serve ripetere il girone di andata cancellando le paure. Almeno a questo gli schiaffi di Atene e di Jedda devono servire.