Caso Tonali: Elliott e Milan devono impegnarsi in un derby di mercato se vogliono recuperare prestigio e ridurre la distanza dalle prime 4

13.08.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Caso Tonali: Elliott e Milan devono impegnarsi in un derby di mercato se vogliono recuperare prestigio e ridurre la distanza dalle prime 4

Ci fu un tempo in cui il Milan riusciva a vincere il derby di San Siro e a spuntarla anche nell’eventuale derby di calcio-mercato. Senza tornare ai famosi e decisivi scambi (Pirlo e Seedorf su tutti che hanno fatto storia) è appena il caso di rievocare i tentativi di Roberto Mancini, allenatore dell’Inter, di portare Pato in neroazzurro o del Chelsea di trasferire Kakà a Londra sventati dalle mosse del Milan di allora che si muoveva come una falange, avendo a disposizione anche l’assegno della Fininvest. Certo: a quell’epoca, va detto, non c’era il financial fair play che avrebbe impedito taluni investimenti (“con queste regole il Milan non avrebbe vinto quello che ha vinto in Europa e nel mondo”: parole di Adriano Galliani). Ma in alcune occasioni (per esempio quando arrivò Baggio con Capello allenatore), era proprio il clima da derby che eccitava Berlusconi e Galliani e mettevano a segno il successo nel derby di mercato. Veniamo ai giorni nostri. Elliott, dal punto di vista finanziario, non è certo inferiore né a Fininvest né soprattutto all’impero cinese di Suning. Quindi è in grado di competere con i rivali del calcio italiano. Ha i paletti del ffp, d’accordo ma anche gli altri non possono fare tutto come dimostra anche il caso Manchester City. Nelle cronache di calcio-mercato si legge dell’Inter che a proposito di Tonali è riuscita a superare la concorrenza di Juve e Milan e si appresta a chiudere il contratto con Cellino a condizioni non proprio capestro (3 milioni prestito più 25 al riscatto). Da qui parte il ragionamento di mezza settimana. Non so se i responsabili dell’area tecnica e lo stesso Pioli abbiano davvero inseguito Tonali, se abbiano trattato con Cellino o siano partiti in ritardo rispetto all’Inter che aveva probabilmente un pre-accordo col giocatore. E non so nemmeno se poi alla fine la spunterà proprio l’Inter e non la Juve che può utilizzare la carta Pirlo come ha scritto qualcuno. So soltanto che una volta sola, a sessione di mercato, il Milan di oggi deve accettare la sfida e infilarsi in queste trattative per portare a casa il giocatore conteso dai rivali storici. Perché questo eventuale successo è un avviso ai naviganti ed è un richiamo per gli agenti. Lo dico ben sapendo che Bakayoko continua a ripetere in tutte le salse che vorrebbe tornare a Milanello forse ricordando la felicissima esperienza della precedente stagione, con Gattuso in panchina. Allora il prezzo del riscatto era esoso, oggi invece no. E aggiungo sempre a proposito del mercato del Milan che anche in materia di difensori forse bisognerebbe alzare l’asticella, puntare a qualche nome di maggior prestigio. Boban ha ripetuto nelle ultime ore che al Milan disegnato da lui e Maldini mancherebbe all’appello il 30-40%, tradotto 3-4 giocatori di elevata cifra tecnica per colmare la differenza in materia di punti e di classifica che ha diviso il club dalle prime 4 posizioni nonostante quel gironcino post covid di altissimo profilo tecnico con risultati eccellenti. E su questo che il Milan deve orientarsi. I nomi che circolano sui giornali specializzati non sono particolarmente eccitanti. A dire il vero anche Rebic non accendeva la fantasia dei milanisti e poi sul campo si è rivelato un pezzo da novanta.