Che la “politica” esca dalla questione San Siro. Per la settimana di fuoco, il Milan ha bisogno della società

28.03.2019 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Che la “politica” esca dalla questione San Siro. Per la settimana di fuoco, il Milan ha bisogno della società

Abbandonare San Siro e abbatterlo non è più solo una questione commerciale. E nemmeno politica. Anzi, sull’argomento, sarà bene non accendere una disputa tra partiti, governo e opposizione, perché significherebbe imbrattare la partita e rendere l’argomento ancora più acido di quanto già non lo sia di suo. È un tema divisivo per natura. Qui non si tratta di mettere da una parte i romanticoni come il sottoscritto ad esempio, e dall’altra i realisti che oppongono come tesi conti, numeri, esempi virtuosi (Juventus innanzitutto). Qui si tratta di conservare le radici, di lustrare la storia calcistica di Inter e Milan con quelle targhe cementate sulla rampa principale che testimoniano come la gloria sia passata per molte volte da quelle parti e vi abbia preso domicilio volentieri. È evidente che San Siro così com’è non regge la concorrenza e nemmeno l’usura del tempo. Ha da essere rimodernato, ristrutturato. Eppure è l’unico stadio italiano fatto per il calcio tantissimi anni prima e rimasto unico nel suo genere. Non solo. In occasione dell’ultimo derby ha consentito al Milan di portare a casa un incasso record da 5,8 milioni di euro. A Napoli, Torino, Roma lo sognerebbero di notte, specie De Laurentiis che è stato “abbandonato” dal tifo. Occorre trovare una soluzione diversa-questo il mio modesto parere- anche per non buttare via tutti i soldi già spesi dai due club milanesi sia per l’affitto che per la ristrutturazione precedente.

La settimana di fuoco che si prepara per il Milan può diventare lo snodo decisivo della sua stagione. Prima Samp, sabato, poi Udinese al martedì sera, quindi la Juve il sabato successivo: da far tremare i polsi e aguzzare l’ingegno della concorrenza. Qui devono essere bravi in tanti. Non solo Gattuso alle prese con le scelte che devono tener conto dell’altezza degli ostacoli da superare. Anche la società deve fare la sua parte. Ha dichiarato Ancelotti di recente: “Dopo la sconfitta di Istanbul fu decisivo il contributo della società”. La “batosta” presa nel derby non è paragonabile alla finale di Champions persa in Turchia partendo dal 3 a 0 del primo tempo ma ci sono molte analogie che vanno colte e che impongono un intervento di Gazidis, Leonardo e Maldini. In occasione del viaggio a Liverpool dedicato al match tra vecchie glorie, uno degli esponenti di quel Milan ha dichiarato:” Quella squadra era grande perché composta da uomini veri”. Ecco: ci sarà bisogno di uomini veri, anche tra i ragazzi di primo pelo, per tirare fuori il Milan dalla settimana di fuoco senza grandi danni. Continuare a preparare un mercato che preveda l’arruolamento solo di giovanissime promesse prolunga nel tempo la maturazione. Ieri si è presentato a Milanello Arrigo Sacchi: può darsi che Gattuso gli abbia chiesto lumi sul suo Milan che pure pagava puntualmente dazio in campionato ogni qualvolta c’era da affrontare una big di coppa Campioni. Di sicuro Arrigo gli avrà ricordato l’episodio centrale della sua esperienza rossonera. A Verona, seguito della sconfitta di Lecce con l’Espanol, Silvio Berlusconi si presentò prima della partita negli spogliatoi ed espose chiaramente il suo pensiero. Qui non si tratta di puntellare Gattuso il quale non ha bisogno di sostegno ma si tratta piuttosto di ricaricare le pile di un ambiente che ha subito una “botta”.