Con la verità sul caso Mihajlovic siamo ai titoli di coda

29.04.2016 00:13 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Con la verità sul caso Mihajlovic siamo ai titoli di coda


I segnali di allarme lanciati da 4 anni a questa parte (dalla cervellotica epurazione del 2012), sono andati tutti inascoltati: "Gli uomini sono sempre quelli, ma proprietà e dirigenza non sono più loro. Hanno perso entusiasmo, stimoli, visione, lucidità. Stanno distruggendo la loro opera d'arte". 
Le proteste, le critiche, la rabbia, persino qualche pacato suggerimento: tutto a vuoto, tutto frutto - secondo loro - di risentimenti personali. Nemmeno le spietate sentenze del campo, una solenne bocciatura dietro l'altra, hanno mai contribuito a restituire a Silvio Berlusconi e Adriano Galliani la minima percezione della realtà. Anzi, hanno proseguito stolidi con i loro proclami grotteschi, contribuendo perdipiù ad alimentare la sceneggiatura tragicomica intorno alla squadra attraverso rappresentazioni teatrali tutte di dubbio gusto, già ripetutamente elencate: doppio amministratore delegato, cessione del club, stadio nuovo, esoneri a mitraglia e via di questo passo. 
La cacciata di Mihajlovic, il sacrificio di Brocchi, l'umiliazione di Verona, le voci incontrollate di interessi cinoamericani per l'acquisizione della società sono l'ultima raffica destabilizzante che ha crivellato i ruderi della grandezza. Tutti, da Arcore al Portello fino ai magazzini di Milanello, sapevano che Mihajlovic dopo la finale di Coppa Italia - vinta o no - se ne sarebbe andato di sua volontà. Un'onta che Berlusconi non ha voluto sopportare, soprattutto nel caso che quella finale fosse stata vinta. Ecco la ragione dell'ennesima zamparinata dell'ultimo triennio, ecco l'ennesimo colpo di coda per imporre il proprio ego che ha ormai soppiantato e sepolto le strategie e l'amore per i colori. 
Per tutti prima o poi arriva un giudizio, terreno o sovrannaturale. Questo è il momento della sentenza nei confronti dell'epopea milanista di Silvio Berlusconi: una maestosa, straordinaria, irripetibile storia tristemente, miseramente deturpata dal delirio finale del reggente. Delirio di onnipotenza o di stanchezza biologica lo diranno il tempo e la storia anche politica di questo Paese. 
Che si tenga il club o, si spera, lo ceda a qualcuno minimamente ambizioso, siamo ai titoli di coda. Scorrono in dissolvenza su un evitabile desolante panorama. 
Quanto alle questioni di campo, l'assunto secondo cui questa squadra sia costruita o no per un modulo o per un altro, abbia o no un trequartista o una punta in più, debba esprimere un certo tipo di filosofia di gioco o un'altra, è vuoto e senza senso: questa non è una squadra. E basta.