Da Galliani a Zvone: coerenza Maldini. Leo-Parigi: torna il sereno. Giampaolo: istruzioni per l'uso

08.06.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
Da Galliani a Zvone: coerenza Maldini. Leo-Parigi: torna il sereno. Giampaolo: istruzioni per l'uso

L'accettazione della proposta da parte di un crack come Zvone Boban rafforza la sensazione che avevamo, anche nei duri anni del mostro a due teste. E cioè la sensazione della coerenza senza se e senza ma, da parte di Paolo Maldini. Nell'estate del 2002, Paolo muoveva osservazioni e critiche alla gestione dei giovani della società pur essendo giocatore del Milan. Non diceva cose accomodanti, ma esattamente le cose che pensava. Negli anni successivi, ha usato gli stessi toni e gli stessi contenuti, la stessa forma e la stessa sostanza, sia di fronte agli umori alterni del doppio ultimo Milan berlusconiano che rispetto alla proposta del Milan cinese. Torniamo a bomba, cioè a Boban. Dal momento che la critica che traspariva nei confronti di Adriano Galliani nelle interviste di Paolo datate 2014 e 2015, era l'eccessivo accentramento di responsabilità, con poche deleghe, tutte nella stessa figura, appena ha avuto fra le mani la proposta della guida dell'area tecnica, ha pensato subito a delegare. E non una delega di facciata. Boban è tosto, intenso, rotondo, determinato. Boban è tecnico, è politico, è manageriale. Ottimissima scelta, in attesa dell'ufficialità. Quando Zvone è stato duro con il Milan, e lo è stato, lo è stato per amore. Per lui l'unica idea di Milan è il top, per l'ambiente rossonero il suo arrivo va interpretato proprio e solo in questo senso. Se all'esterno la sensazione è quindi di attesa, con i tempi lunghi che da qualche parte vengono rimproverati al Milan di inizio giugno, dall'interno l'impressione è che il cielo si stia rischiarando. Sia in generale che rispetto al giorno della doppia uscita Leo-Paolo. Non a caso in questi giorni Paolo Maldini appare particolarmente sereno. In molti ci chiedono del ds. Tare viene certamente apprezzato, ma i tempi non devono essere troppo lunghi e il clima non deve essere burrascoso. Altrimenti, visto che il più a livello di organigramma sembra ormai fatto, si può anche proseguire con la perlustrazione e con i contatti.

I rapporti fra Paolo, Leo e Rino (Samp? Fiorentina? Estero? Lo cercano in molti) sono rimasti ottimi, quasi quotidiani. Già, Leo. Nell'estate del 2012 Fininvest aveva messo il management del Milan di fronte alle sue responsabilità, quasi spalle al muro. E non ci fosse stato il Psg con l'operazione da 150 milioni di euro Ibra-Thiago, le sorti economiche del Milan avrebbero rischiato di essere pre-fallimentari. La storia non si ripeterà, perché il Milan non è nelle condizioni di quel 2012 post lodo Mondadori, ma Parigi (e Leo?) potrebbero dare agio anche quest'anno al mercato rossonero. Non facciamo nomi per non sollevare onde anomale e perché sappiamo quanto i tifosi milanisti sappiano affezionarsi ai propri ragazzi. Ma bisogna avere questa volta la forza e la lucidità di guardare al risultato finale. Se ci sarà una cessione eccellente, servirà a fare ulteriori investimenti e non solo a ripianare come 7 anni orsono. Inoltre, rispetto a 10 giorni fa il budget di partenza del mercato rossonero è più che raddoppiato. Non solo e non tanto per via degli scenari Uefa ma soprattutto per la disponibilità della proprietà, le fiches di partenza sono aumentate. Anche spiriti ipercritici e iperprudenti ci rassicurano sul fatto che a fine estate verrà fuori un bel Milan, con alcuni pezzi di valore in più.

Parla poco, ride poco e lavora molto soprattutto sul campo. Questo è Marco Giampaolo. Tutti i giocatori che ha avuto lo adorano, per due motivi. In campo è iper meticoloso e tutto arrosto, nei rapporti umani è poco fumo, anzi zero fumo. Parla quando serve e spesso al momento giusto, suscitando come accaduto la scorsa stagione con Defrel (potrebbe fare la stessa cosa con André Silva?) la giusta reazione. Ci sono poi molti uomini di calcio che hanno il vezzo di dire che non leggono i giornali, mentre invece li leggono eccome. Ecco, Giampaolo è incontaminato e sereno, non li legge davvero. Non per acrimonia, ma perché ama troppo il campo e i libri per accettare una terza dimensione nella propria vita. La grande piazza è però una incognita e dovrà essere tutelato e protetto. Non solo dalla società, ma anche dai tifosi.