Da Maldini a Zaza tra Fassone e Gattuso 

06.07.2018 00:00 di Luca Serafini Twitter:   articolo letto 49576 volte
Da Maldini a Zaza tra Fassone e Gattuso 

Siamo su un pianeta in cui chi sbaglia un rigore ai Mondiali viene minacciato di morte, quindi non mi sorprende la severità di giudizio della gente comune su fatti apparentemente secondari rispetto alla nostra vita di tutti i giorni. Sono stati parecchi i tifosi scontenti dopo la diretta di un'ora che Marco Fassone ha concesso lunedì scorso a MilanTv, rispondendo alle domande del pubblico. Francamente non ho avvertito questo sconcerto (in generale) nelle sue dichiarazioni, benché molti passaggi fossero palesemente conditi da mezze verità ed altri invece sin troppo sinceri, quasi a far scadere le frasi nel ridicolo. Come quel "non so chi mette i soldi", "non so cosa avviene nelle trattative di questi giorni". Avendo che fare con professionisti della comunicazione, tutti ci saremmo aspettati: "Le risorse non mancano, il proprietario ad oggi è sempre il signor Yonghong Li e con lui vanno avanti i programmi. Siamo al corrente di trattative, ma naturalmente non siamo tenuti a parlarne". Fassone finge invece di scivolare ingenuamente sulla buccia di banana: "Non so niente". Non è affatto una frase ingenua: è una mezza verità e lui la dice ai tifosi. Insieme con il fatto che la quotidianità prosegue come se niente fosse e con essa il mercato, senza aver spostato i paletti fissati da Mirabelli e Gattuso il giorno dopo l'ultima giornata di campionato: "Servono 3 titolari di livello", Fassone specifica che non è nessuno di quelli già presi (Reina, Strinic, Halilovic). Serviva diplomazia? Non mi risulta che Fassone ne abbia avuta nemmeno con Paolo Maldini: "Le premetto che io non capisco niente di pallone", gli disse all'inizio dell'incontro. Non seppe fornirgli le garanzie che Paolo chiedeva, né sul conto della proprietà né sul suo ruolo e soprattutto sui suoi poteri. Non smetterò mai di dire che si trattò di un errore clamoroso: avere Maldini al fianco avrebbe significato poter disporre di un parafulmine certificato, di un garantista senza macchia che avrebbe tranquillizzato l'ambiente sulla credibilità dei progetti. Sarebbe stata una mossa strategica straordinaria. Nonostante questo, più o meno candidamente Fassone si fece sfuggire l'opportunità. Pavido o sincero? Sincero, ma purtroppo questa (studiata) franchezza è costata la presenza di Maldini nei quadri. 

Quello che è mancato nella conversazione di lunedì scorso, a proposito, riguarda la quotidianità del Portello più che di Milanello, a partire da una domanda molto chiara e precisa: perché il marketing e le vendite in Oriente non solo non sono decollate, ma sono assolutamente ferme in pista? E' uno dei buchi neri che hanno maggiormente irritato l'Uefa, se si pensa che erano stati prospettati ricavi per decine di milioni e non è praticamente arrivato un eruo. In assenza della domanda, non è arrivata nessuna risposta. 

Dalla prossima settimana, dal prossimo editoriale, vorrei tornare a parlare con voi solo di raduno, squadra, tattica, formazione, programmi. Penso potrà essere possibile una volta per tutte, Li o non Li. Di Zaza, per esempio, credo (e spero) sia un’idea condivisa da Gattuso. Profilo assai diverso da Morata, Aubameyang, Cavani. Voglio immaginare bolla dell’altro in pentola. 

In ogni caso, cari amici, fino a prova contraria di questi due signori siamo nella condizione di doverci fidare perché non esiste una proprietà tangibile. Fassone e Mirabelli rappresentano in tutto e per tutto la società, piaccia o non piaccia. La questione della loro provenienza, l'Inter, mi disturba come un aereo che passa lontano di notte: Monchi non credo sia romanista, così come nemmeno Sabatini è romanista, interista, sampdoriano né Marotta nasce juventino o De Laurentiis napoletano. Ho vissuto con un gruppo di interisti (Paolo Taveggia, Guido Susini e Arrigo Sacchi) gli anni più belli della storia del Milan e non ho conosciuto altri milanisti come quei professionisti. Perché di questo parliamo: professionisti. Di conseguenza mi devo fidare di Fassone e Mirabelli. Con un magnifico garante in società, in tutto e per tutto al loro livello, quell'uomo al quale credo chiunque di voi affiderebbe le polizze vita, le chiavi di casa, i bambini da crescere e i soldi da gestire: Rino Gattuso. Quando dovesse scoprire che qualcosa non quadra, qualcosa non è come gli era stata prospettata o promessa, sarà il secondo ad andarsene. Il primo sarò io.