Dalle macerie cinesi di Fassone a Elliott passando per Gattuso: cosa ci lascia in eredità il 2018 rossonero

31.12.2018 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:   articolo letto 34417 volte
© foto di Pietro Mazzara
Dalle macerie cinesi di Fassone a Elliott passando per Gattuso: cosa ci lascia in eredità il 2018 rossonero

Che cosa ci ha lasciato l’anno che si concluderà tra poche ore? Un turbinio di situazioni che hanno portato il Milan sulle montagne russe e che ha rischiato di fargli toccare il fondo. Si perché è questo quello che ha segnato gli ultimi 365 giorni che vi abbiamo raccontato qui su MilanNews.it. Una discesa all’inferno e poi la lenta risalita. A guidare la barca, fino al 9 di luglio, un pilota anonimo e senza una vera identità come Yonghong Li, coadiuvato da un amministratore delegato – Marco Fassone – che ha contribuito alla demolizione interna del club. Tante, troppe le bugie che la dirigenza cinese ha propinato ai tifosi e agli addetti ai lavori, a volte troppo permissivi davanti a situazioni che, in realtà, erano il contrario di quanto era stato dipinto. Il Milan è diventato lo zimbello del calcio italiano se si ripensa alle vicende legate al rifinanziamento del debito che il cinese aveva contratto con Elliott, con diversi istituti specializzati che hanno negato tale operazione, aumentando i dubbi sulla solidità economica di Mr. Li – letteralmente scomparso dai radar – e della sua cordata. Chissà cosa avrebbe da dire Sal Galatioto su tutta questa storia, ma l’uomo d’affari italo-americano è vincolato da una clausola, lautamente pagata, che gli impone il silenzio attorno ad una vicenda ancora tutta da definire.

Il colpo di grazia, poi, lo si è avuto con il triplo schiaffo che la Uefa ha dato ai business-plan presentati da Fassone, con il Milan che era stato escluso dalle coppe europee e ritenuto in mano a una proprietà non credibile. Di questo va dato atto alla federazione europea, che con i conti alla mano ha smascherato Yonghong Li. Dal 10 di luglio in via ufficiale, dal 7 in via pratica, il club è di proprietà del fondo Elliott che, come raccontato, sta facendo fuoco e fiamme con l’Uefa per ottenere condizioni realmente eque per permettere alla società di risorgere dai disastri ereditati non solo dai cinesi, ma anche dagli ultimi anni di Fininvest, dove per i passivi di bilancio prodotti ci si sarebbe aspettati risultati più importanti. Ma così non è stato.

Il 2018 è stato l’anno di Rino Gattuso, capace di inanellare 70 punti nell’anno solare e di trovare soluzioni anche nelle difficoltà. I risultati di dicembre, con annessa eliminazione dall’Europa League, hanno messo in ombra quanto di buono ha fatto Rino nel suo lavoro quotidiano. Di certo avrebbe meritato più fortuna, magari in quella finale di Coppa Italia affrontata con le pile scariche e con un ambiente extracampo sempre magmatico. Forse non piacerà perché non è social, perché è troppo onesto quando parla o perché non cerca alibi, ma Rino è fatto così. Ha fatto i suoi errori, ma ha fatto anche delle cose buone. Tra tutte, ha ridato dignità allo spogliatoio di Milanello. Un posto che era stato devastato dalla mediocrità di giocatori che, in quelle mura, non ci avrebbero mai messo piede se non fosse stato per l'indecoroso depauperamento dell'ultimo lustro berlusconinano.

E’ stato l’anno di Elliott, che prima ha monitorato il suo credito e poi ha salvato il Milan, permettendogli – con l’ultimo prestito non rimborsato – di iscriversi al campionato. Il colosso della famiglia Singer ha tutte le intenzioni di far tornare grande il club e vuole investirci somme importanti, ma è anche giusto ricordare che il percorso per diventare grandi sarà lungo e tortuoso. Ma i Singer non sono abituati a perdere e hanno tutte le intenzioni di vincere anche questa sfida.

L’augurio per il 2019 è che si possa, davvero, tornare a parlare prevalentemente di calcio come accaduto nell’ultimo periodo. Con un Milan proiettato alla lotta per il quarto posto e con una società vera, solida e credibile.

Auguri di buon anno a tutti.