Difendo il soldato Higuain: il Milan non ha perso soltanto per colpa dell’argentino, una ciliegina senza torta

13.11.2018 00:00 di Alberto Cerruti  articolo letto 26043 volte
Difendo il soldato Higuain: il Milan non ha perso soltanto per colpa dell’argentino, una ciliegina senza torta

Troppo facile scaricare tutte le colpe su Higuain, che ha sbagliato sicuramente ma almeno ha avuto la rara umiltà di chiedere scusa, a caldo e non il giorno dopo, mettendoci la faccia e la voce, invece di affidarsi ai social, o peggio all’interessato filtro degli addetti stampa. Secondo una tipica moda italiana si cerca sempre l’eroe e l’anti eroe, dimenticando che il calcio è uno sport di squadra, anche se non è del tutto vero che “si vince e si perde in undici”. Ronaldo, per fare il facile esempio opposto, non è stato decisivo per il successo della Juventus, perché prima di lui aveva segnato Mandzukic, spianando la strada ai bianconeri, poi Szczesny ha parato il rigore che Higuain – è bene ricordarlo – non ha calciato sopra la traversa come Baggio nella finale del mondiale 1994. E qui veniamo al punto, legato cioè alle colpe dell’argentino perché un rigore non trasformato è sempre più colpa di chi lo tira che merito di chi lo para e quel rigore tra l’altro poteva valere l’1-1. Più grave, anche e soprattutto per la futura squalifica, è stata la reazione di Higuain che si è meritato l’espulsione, per un’evidente crisi di nervi che ha ribadito la sua fragilità caratteriale. Detto questo, è troppo semplicistico dire che il Milan ha perso per colpa di Higuain, perché anche gli altri hanno sbagliato, a cominciare da Gattuso che ha preferito affiancare Castillejo all’argentino, invece di schierare subito Cutrone. Mossa sbagliata tatticamente perché lo spagnolo non può fare la seconda punta, tanto è vero che poi è stato spostato sulla fascia con cambio di modulo e dopo un’ora, quando il Milan stava già perdendo è stato sostituito da Cutrone. Ma se il Milan, con e senza Higuain, ha tirato soltanto due volte nello specchio della porta avversaria, la colpa è anche dei centrocampisti, primo tra tutti Calhanoglu, il “Rivera del Bosforo” sempre meno degno di indossare la maglia numero 10 del vero Rivera. Le sue qualità tecniche non si sono mai viste e siccome Kessie e Bakayoko rimangono la brutta copia del miglior Gattuso, che non era certamente un uomo di fantasia in grado di smarcare gli attaccanti, perché prendersela con Higuain? La verità è che mentre Ronaldo è la ciliegina sulla torta della Juventus, alle spalle del quale c’è una squadra che ha vinto sette scudetti consecutivi, Higuain è una ciliegina senza torta perché il Milan, con o senza Gattuso, è reduce da due sesti posti, sorvolando sui piazzamenti precedenti ancora più modesti. Proprio per la qualità non elevata della maggioranza dei suoi compagni, Higuain ha spesso mostrato segni di nervosismo anche quando ha segnato. E chi pensava che bastasse lui per volare verso il traguardo minimo del quarto posto, forse incomincia a capire di essersi sbagliato. Il tempo ridotto non aveva consentito a Leonardo di muoversi di più, e meglio, sul mercato anche se una terza punta di scorta, tipo Matri o Paloschi, si poteva e doveva prendere per l’emergenza. Adesso bisognerà aggrapparsi al mercato di gennaio. Ma prima sarà meglio pensare al presente, cioè alla prossima trasferta contro la Lazio che nel frattempo ha staccato il Milan rimanendo da sola al quarto posto. Con la speranza di recuperare gli infortunati, ma soprattutto senza cercare capri espiatori, dando la colpa agli altri. Perché la calma è la virtù dei forti, come insegna il grande ex Ancelotti.