Donnarumma rinnova fino al 2023 ma la fascia resta a Romagnoli

19.06.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Donnarumma rinnova fino al 2023 ma la fascia resta a Romagnoli

C'è un altro milanista felice in questa nuova fase di vita del calcio, oltre a Rino Gattuso per il quale credo siamo stati in tanti a gioire mercoledì sera. E' Gigio Donnarumma, che stavolta ha deciso da solo: aveva istruito bene Raiola circa la volontà di restare rossonero, anche a costo di abbassarsi l'ingaggio e di spalmarlo. L'unica condizione era capire di essere al centro del progetto e, naturalmente, che un progetto ci fosse. Il rinnovo è praticamente concordato, fino al 2023: no al PSG e al Tottenham, Gigio resta qui. 

E' una pietra fondamentale dell'ennesimo nuovo corso di questi ultimi anni: certifica che, più che un progetto, Gigio abbia sentito con le sue orecchie come l'idea sia quella di ricominciare con unità di intenti. Rangnick dovrà essere ascoltato, aiutato e supportato facendo quadrato intorno a lui. Tutti, nessuno escluso: squadra, staff, dirigenza, proprietà. Finalmente in un'unica direzione, sperando e pregando che sia finalmente quella giusta. Sulle ceneri dei poster delle troppe icone immolate dal 2012 in poi, cammina il Fondo Elliot provando a fare tesoro di errori strategici e contraddizioni che si sono succedute quasi alla cieca, sballottando il Milan naufrago in acqua alta, lontano dalla terraferma e dalle ciambelle di salvataggio. 

Il rinnovo di Donnarumma non è un "segnale forte": è una scelta precisa, che va in direzione di quello che resta del senso di appartenenza e dei valori che distinguono il Milan. Nessuno può incarnarli meglio di Donnarumma. Nessuno può eguagliare la sua affezione e la sua fiducia incrollabile di tornare, un giorno, ad essere il leader e la bandiera di una squadra di nuovo vincente. Gigio ne è così profondamente convinto, dall'aver chiesto espressamente che la fascia di capitano resti sul braccio di Romagnoli, contrariamente a un'ipotesi che prevedeva fosse affidata al portierone.

Senza curarmi delle ironie o addirittura alle accuse di restare ancorato a un modello di club che non c'è più, sono invece assolutamente convinto che - per tornare grande - il Milan abbia anzitutto bisogno di fidelizzare chi lo ama. Prima ancora del mercato. Ci vogliono uomini veri, intesi come professionisti e come persone. Ciò che è e resta Rino Gattuso, per il quale la gioia immensa per un trofeo inatteso, va molto oltre quel che sia o che si possa pensare come allenatore: nel pianeta pallone inflazionato da scienziati e strateghi, c'è ancora spazio perché possa vincere una persona semplice, un'anima pura, un cuore sincero. Conta più di moduli e tattiche, come Gattuso pretende che sia circa il rispetto e l'educazione: mi auguro fortemente che Rangnick lo capisca presto e riporti a casa queste incommensurabili eredità.