Donnarumma, Rodriguez, Suso e il centravanti: i nodi da sciogliere. Un errore il silenzio della società dopo la batosta dell'Olimpico

11.05.2018 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Donnarumma, Rodriguez, Suso e il centravanti: i nodi da sciogliere.  Un errore il silenzio della società dopo la batosta dell'Olimpico

Sono le ore in cui vivo da incudine, prendendo martellate in silenzio salvo rispondere a qualche imbecille imbrattacessi che va sul personale. Ho scoperto che ormai dopo le sconfitte del Milan, i denigratori più feroci sono i tifosi rossoneri e da loro arrivano le prese per i fondelli più cocenti. Non si smette mai di imparare. Siccome qualche becero zoticone mi accusa tra l'altro di aver accettato il ritorno a MilanTv in cambio della benevolenza nei confronti della nuova dirigenza (oltre che dei soldi, perché sono sempre tutti froci con il culo degli altri), partirò proprio dal presidente Li, da Fassone e Mirabelli: un errore grave il silenzio dopo la mazzata dell'Olimpico. La voce e la faccia si mettono soprattutto in certi momenti: 30.000 tifosi allo stadio e gli altri milioni sparsi sul pianeta, tutti citati da Gattuso, meritavano un segno da parte del club, un incoraggiamento, una consolazione. Scappare dai tunnel non deve par far parte anche di questo nuovo corso. Ho scritto qualche volta in passato di Mirabelli invitandolo ad astenersi dal fare l'opinionista, non deve rientrare nei suoi compiti: questa volta invece una voce ufficiale del club era indispensabile, eccome. Soprattutto vista la presenza del proprietario in tribuna.

Lascio ai contabili disfattisti il bilancio della stagione, della settimana, del giorno, del mese in attesa di conquistare un posto in Europa League tra Atalanta e Fiorentina. Lascio alle loro lugubri teorie lo scenario tetro del futuro. La maggior parte di questi becchini parlano sempre e soltanto dopo le sconfitte, ma i più audaci non evitano di vomitare sentenze anche dopo le vittorie. Prendo atto dell'inatteso, impensabile, mortificante rovescio di Roma per un pensiero preciso: Gattuso e la società devono risolvere 4 questioni impellenti per la prossima stagione.

DONNARUMMA. Confermo che un gigante di 18 anni con già più di 100 presenze in rossonero e portiere della Nazionale a partire dalla prossima gara azzurra, me lo terrei bello stretto per i prossimi 20 anni nella speranza che facesse tesoro dei suoi errori. Allo stesso tempo devo prendere atto che il vento dell'amore è girato dopo le manfrine dell'estate e del Natale 2017. Oggi non ha più l'alibi del cucciolone in mano alla famiglia e al procuratore: oggi deve assumersi le sue responsabilità sulle scelte da fare. Alla faccia dei suoi detrattori in tendenza crescente, spero rimanga. 

RODRIGUEZ. Confesso. Ho puntato sul cavallo sbagliato, reo di averlo visto correre da purosangue in Germania e con la sua Nazionale. Quello visto al Milan, salvo le primissime apparizioni della stagione, è un lontano parente del terzino che era al centro del mercato 2016 inseguito anche dalla Premier League e dal Real Madrid. Se non si dà una svegliata, una bella svegliata da questo rendimento nel limbo sospeso, bisogna cambiare. Rodriguez in questo momento è un anello debole in difesa e non è una fonte di gioco affidabile e costante.

SUSO. Anzitutto va fatta una riflessione sul suo puntuale calo primaverile, siamo già al terzo atto consecutivo in cui da marzo si accende a lampi, restando per lo più al buio. La varietà del repertorio è un'altra asticella da alzare, pur restando il più estroso e dotato - attualmente - in questa squadra. Infine bisogna risolvere la questione del ruolo e della zona di movimento: se all'ala destra hai Bruno Conti o Causio o Donadoni o Gullit, è un conto. Altrimenti il nodo da sciogliere diventa spinoso. Non ci si può crocifiggere su un binario, dove gli avversari ormai disseminano trappole ogni metro.

CENTRAVANTI. Kalinic è gravemente inadeguato. Cutrone e Silva sono due bravi ragazzi e ottimi giocatori in prospettiva, ma al momento non gli si può caricare sulle spalle il peso dell'attacco di una squadra ambiziosa come questa. Curtone non poteva fare di più né di meglio alla sua prima stagione: 8 gol in 28 presenze in campionato, 35 gol in 63 partite con le giovanili azzurre, 2 gol in Coppa Italia, 6 in Europa League. Perfetto se la squadra gira. Ma questo Milan ha bisogno di un centravanti che ogni tanto se la sbrighi da solo, aiutando a nasconderne i difetti. 

Per il momento è tutto. E non è poco.