Donnarumma-Romagnoli-Cutrone spina dorsale incedibile per un nuovo Milan più italiano, almeno in campo. E per la società il sogno è Braida, più esperto di Campos

28.05.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Donnarumma-Romagnoli-Cutrone spina dorsale incedibile per un nuovo Milan più italiano, almeno in campo. E per la società il sogno è Braida, più esperto di Campos

Il miracolo non c’è stato, perché soltanto un miracolo poteva consentire al Milan di acciuffare all’ultima giornata il quarto posto con vista Champions. E allora via al piano B, quello di riserva che il fondo Elliott non immaginava di prendere in considerazione un anno dopo aver salvato il Milan dal naufragio. Senza i milioni della Champions, con la minaccia di nuove sanzioni dell’Uefa, sarà ancora più difficile ricostruire una squadra per non fallire di nuovo l’assalto al quarto posto. Il problema principale, però, non è il futuro di Gattuso, bensì quello di una proprietà che pensa ai suoi interessi finanziari, senza alcuna passione per il Milan e senza le conoscenze del calcio italiano, molto diverso da quello inglese. Per questo motivo l’eventuale arrivo di Campos, o di un altro dirigente straniero, sembra un pericoloso salto nel buio, che ricorda il fallimento di Monchi alla Roma. Il Milan, infatti, non ha bisogno di maghi, o presunti tali, delle plusvalenze, ma di persone con la competenza specifica nel mondo del calcio. Probabilmente sarà impossibile, o molto difficile, ma perché non provare a riportare Ariedo Braida al Milan, visto che a Barcellona in fondo ha soltanto un ruolo marginale? Il suo cuore è rimasto rossonero ed è bene ricordare che da quando è andato via lui, il Milan ha incominciato la parabola discendente.

Ma anche se non si recuperassero la competenza e l’esperienza di Braida, e in quel posto non arrivasse Riccardo Bigon, apprezzato direttore sportivo prima al Napoli e poi al Bologna, il futuro del Milan, almeno in campo, non può prescindere da una base italiana, perché gli stranieri di passaggio, da Higuain a Laxalt, da Deulofeu a Castillejo, non servono a nulla. E allora, a scanso di equivoci, sarebbe un grave errore cedere alla facile tentazione di vendere i pezzi migliori per fare cassa, come si dice in gergo. Le grandi squadre non si costruiscono, e nel caso del Milan ricostruiscono, cedendo i pezzi migliori. L’esempio della Roma che ha ceduto Allison e Salah lo dimostra, perché il portiere e l’attaccante giocheranno la finale di Champions, mentre la Roma in Champions non ci è nemmeno tornata. Ecco perché Donnarumma, il capitano Romagnoli e Cutrone devono costituire la spina dorsale indispensabile del prossimo Milan, attorno ai quali Piatek e Paquetà possono essere gli altri punti fermi, in attesa di altri rinforzi. La storia del Milan ricorda che se l’ex presidente Farina avesse ceduto il ventiduenne Baresi alla Sampdoria di Mantovani avrebbe salvato il bilancio e la sua poltrona, ma il Milan avrebbe perso un grande campione. E il precedente di Baresi vale soprattutto per Donnarumma che ha soltanto 20 anni e se continua a crescere diventerà il futuro simbolo del Milan. Romagnoli, capitano e leader della difesa, è già una certezza e se finalmente avrà lo spazio che merita, con o senza Gattuso, anche Cutrone dimostrerà di essere un attaccante da Milan in grado di giocare dall’inizio e non soltanto alla fine delle partite. Questa deve essere la strada, perché il marketing è una grande invenzione del calcio moderno, ma rimane la cornice. Fino a prova contraria, il quadro è più importante della cornice e il quadro è sempre la squadra. Quindi bisogna rinforzare la squadra, per evitare di ricominciare tutto da capo anche alla fine della prossima stagione.