Dopo le figuracce di Giampaolo ecco quelle della società che voleva Spalletti ma ripiega su Pioli

08.10.2019 00:00 di Alberto Cerruti   Vedi letture
Dopo le figuracce di Giampaolo ecco quelle della società che voleva Spalletti ma ripiega su Pioli

Purtroppo per lui, per il Milan e per i suoi tifosi, non ci eravamo sbagliati quando avevamo previsto che il destino di Giampaolo si sarebbe deciso durante la sosta del campionato, dopo le tre partite con Torino, Fiorentina e Genoa. L’esperienza serve più del tifo e dopo aver osservato le ripetute contraddizioni di Giampaolo, con la decisiva aggravante del (non)gioco della squadra, era facile prevedere il capolinea del tecnico che in troppi, a cominciare da Sacchi, avevano battezzato “maestro di calcio”, scordando che un conto è fare il maestro in provincia dove basta arrivare al nono posto con la Sampdoria e un altro è farlo al Milan, dove il tanto invocato “tempo” non esiste, specialmente in assenza di risultati. Salutato Giampaolo, che merita grande rispetto perché ha dimostrato se non altro di essere una persona educata in un mondo pieno di arroganti, bisogna guardare avanti, senza sottovalutare un altro dato importate, perché senza grandi giocatori è impossibile ottenere grandi risultati. I miracoli non li fa nessuno per cui, chiunque sia il suo sostituto, non bisogna illudersi che con lui il Milan riesca ad arrivare al quarto posto, soltanto sfiorato da Gattuso la stagione scorsa.

In attesa di sapere dove arriveranno Romagnoli e compagni con il nuovo allenatore, l’unica certezza è che dopo le figuracce in campo con Giampaolo arrivano quelle della società incapace di trovare tempestivamente il suo sostituto. Il prescelto era Spalletti, ma per il suo mancato accordo economico con l’Inter con cui aveva ancora il contratto fino al termine della prossima stagione è saltato tutto. Roba da dilettanti allo sbaraglio, perché una società come il Milan doveva muoversi prima e soprattutto meglio per avere la certezza di una alternativa, senza ingaggiare un altro allenatore con lo scomodo ruolo di riserva. Ma siccome non si capisce chi comanda davvero al Milan, perché Boban e Maldini ci mettono la faccia, come si suol dire, ma poi devono confrontarsi con il silenzioso Gazidis che non sa nulla del calcio italiano ed eventualmente con chi sta sopra di lui che non sa nulla del calcio in generale, nella giornata di ieri abbiano assistito a un classico balletto con troppi invitati. Dal francese Garcia che piaceva perché è straniero, all’italianissimo Spalletti che piaceva per la sua ricerca del bel gioco, fino all’ultimo nome di Pioli che ha lasciato un ottimo ricordo alla Fiorentina malgrado il suo esonero, e ha già fatto esperienza a Milano sulla panchina dell’Inter. Peccato, perché le grandi società e i grandi dirigenti devono avere le idee chiare, pensando alla soluzione migliore senza lasciarsi condizionare da nulla. Per questo l’uomo più adatto ci sembrava rimaneva Ranieri, non soltanto perché meno costoso ma soprattutto perché in condizioni d’emergenza sa trasmettere subito la sua esperienza e il suo buon senso, con grande chiarezza. Evidentemente, però, la caccia al nome è più importante della caccia alla sostanza e quindi in bocca al lupo a Pioli, se oggi si troverà l’accordo con lui. Ma soprattutto in bocca al lupo al Milan che rischia di buttare via un'altra stagione, bruciando Boban e Maldini, anche se non sarebbe giusto far pagare soltanto a loro l’eventuale fallimento della rincorsa a un posto europeo. Come Maldini ha sbagliato a scegliere Giampaolo, il fondo Elliott che ha ignorato l’esperienza di Gandini preferendo puntare su Gazidis, dovrà rispondere di tutte le sue scelte, perché è troppo facile scaricare le colpe sempre sugli altri. E proprio questo è il problema del Milan in cui manca un vero presidente che decida, meglio ancora se con la stessa passione dei tifosi. Perché a costo di far arrabbiare i troppi ingrati che non gli perdonano il suo crepuscolo rossonero, il miglior Milan c’era e vinceva quando decideva il miglior Berlusconi.