E’ andata bene così: il ritorno di Ibrahimovic sarebbe stato rischioso per il Milan. Meglio puntare su Paquetà e altri giovani

11.12.2018 00:00 di Alberto Cerruti  articolo letto 50399 volte
E’ andata bene così: il ritorno di Ibrahimovic sarebbe stato rischioso per il Milan. Meglio puntare su Paquetà e altri giovani

Evidentemente, dopo aver giocato contro il Torino, il Milan è destinato a dire addio a qualcuno. Nel 2001 la sconfitta in trasferta costò la panchina a Terim, sostituito da Ancelotti, l’ultimo allenatore vincente a livello internazionale sulla panchina rossonera. Un anno fa, lo 0-0 casalingo contro i granata, fu la goccia che provocò l’esonero di Montella, poi rilevato da Gattuso, capace di riportare il Milan in zona europea. Stavolta, dopo un altro 0-0 a San Siro contro il Torino, Leonardo ha annunciato che è saltato il tanto atteso arrivo di Ibrahimovic, sognato da tutti i tifosi. Un peccato per chi sperava che l’effetto nostalgia fosse in grado di assicurare il ritorno in Champions e un peccato anche per l’effetto mediatico che il ritorno di un grande campione avrebbe garantito, prima ancora dei risultati. Ma con il senno di prima, e non di poi, sono convinto che sia meglio così per il Milan, come avevo spiegato in questa rubrica due mesi fa, martedì 9 ottobre, dopo il 3-1 contro il Chievo, con doppietta di Higuain.

Nessuno può discutere il talento di Ibrahimovic, né tantomeno il peso determinante che ebbe nel 2011, quando contribuì a regalare l’ultimo scudetto al Milan. Troppe incognite, però, erano legate al suo ritorno. L’età in primo luogo, perché anche se lo svedese ha un fisico bestiale 37 anni non sono 27 e la sua permanenza al Milan non sarebbe stata di lunga durata. Poi il campionato dal quale proviene, perché negli Stati Uniti i ritmi non sono quelli del calcio europeo. Ma soprattutto la convivenza, in campo e fuori con Higuain, che come lui si sente un numero uno e non avrebbe sopportato di fare la sua spalla, né tantomeno la sua riserva. Per non parlare dell’ingiusto accantonamento di Cutrone, costretto a retrocedere in panchina come e più di un anno fa, quando Montella e poi Gattuso potevano giustificare questa scelta con il fatto che era al suo esordio in A.

Prima ancora di pensare agli interessi della nazionale che stanno a cuore soltanto a Mancini, riportare nel nostro campionato un giocatore di 37 anni, frenando la crescita di un attaccante italiano con il futuro assicurato, sarebbe stato un controsenso anche per la politica del fondo Elliott, che vuole investire sul Milan con un progetto proiettato nel futuro e non ripiegato sul passato, anche se di grande livello.

A questo punto, quindi, anche i più nostalgici tifosi di Ibrahimovic devono mettersi il cuore in pace, pensando ad altri giocatori che rinforzeranno il Milan, primo tra tutti Paquetà. A parte la rima con Kakà e lo stesso Brasile di provenienza, Paquetà ha le caratteristiche tecniche e l’età (21 anni) per rimanere a lungo al Milan con un ruolo importante. Senza le geometrie, per la verità un po’ arrugginite di Biglia, senza la regia di scorta di Montolivo incomprensibilmente in castigo, il Milan ha bisogno della qualità di Paquetà per servire Higuain e Cutrone. Con la speranza che Leonardo trovi anche il contorno, cioè una punta e un difensore di scorta. Perché non si possono continuare a chiedere miracoli a Gattuso.