È il derby di Pioli dopo troppi flop. Per Gazidis il Milan è un transatlantico: ci vuole tempo per invertire la rotta. Quel tempo è arrivato. I rinnovi di Gigio e Calha indispensabili

15.10.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
È il derby di Pioli dopo troppi flop. Per Gazidis il Milan è un transatlantico: ci vuole tempo per invertire la rotta. Quel tempo è arrivato. I rinnovi di Gigio e Calha indispensabili

Del derby parleranno in centomila prima e non è il caso di aggiungere altro bla bla a quello che già ci ha inondato. Sul tema, sensibile, molto sensibile, è il caso di aggiungere solo una riflessione riferita a Stefano Pioli. Ha un curriculum non molto entusiasmante: un solo pareggio, il 2 a 2 con gol al ’97 di Zapatone, sulla panchina dell’Inter e poi sconfitte al Milan e una, alla Lazio, molto pesante (4 a 1) che gli costò addirittura l’esonero. Così come all’Inter quel 2 a 2 venne definito l’episodio decisivo per stabilire il suo addio ad Appiano Gentile. Il derby con Ibra ha già avuto un incipit completamente diverso: a quel punto non era ancora stato completato il lavoro di Zlatan e di tutti gli altri e perciò quella rimonta subita era il segno di fragilità che stavano per essere debellate. Pioli attuale non è il Pioli di Roma né quello dell’Inter: è maturato, è diventato più sicuro, come racconta lui stesso “dopo la morte di Davide ho capito molte cose”. Ha assunto maggiore maturità professionale e si è sentito valorizzato dalla riconferma di Gazidis e Maldini. Toccherà a lui, che pure non avrà a disposizione il meglio della rosa, apparecchiare un derby che segni in qualche modo l’inversione di marcia rispetto al passato molto triste y malinconico.

Stesso ragionamento sui conti del Milan. È prossima l’assemblea per l’approvazione del bilancio che ha chiuso con meno 195 milioni. A leggere le cifre si tratta di un deficit consistente che mal si concilia con il proposito di risanamento, di auto-sufficienza addirittura o comunque di sostenibilità del club. È vero solo in parte, specie se lo si paragona a quello della Roma che ha ricevuto in questi anni il bonus consistente della Champions e firmato una striscia di incredibili plus-valenze. Il Milan di Elliott ha immesso nella cassa del club negli ultimi mesi qualcosa come 140 milioni che sono un fiume di liquidità a dimostrazione che i tifosi dovrebbero considerarsi fortunati nell’avere a Londra, come proprietario, un fondo come Elliott. Chiunque altro alla guida del Milan avrebbe patito sul piano finanziario. Specie se si tiene conto che oltre ai risultati negativi (niente coppe), c’è stata la rinuncia tattica all’Europa league che nel suo piccolo comunque garantisce un gruzzoletto di 18 milioni a stagione come minimo. E dal 2020-2021 ci sono. Poi gli sponsor stanno arrivando, a piccole dosi naturalmente, e non sono gli ultimi contratti che possono colmare la differenza rispetto in particolare alla Juve. Gazidis di recente ha detto che “far invertire la rotta al Milan è come farlo con un transatlantico, c’è bisogno di molto tempo”. È proprio così, non si può improvvisare una inversione a u come avverrebbe con una berlina o addirittura con uno scooter. Però questo è l’anno in cui bisogna imprimere alla nave una maggiore accelerazione. È vero: mancheranno gli introiti da botteghino, gli abbonamenti e gli sponsor sono in fuga. Ma questo è l’anno in cui bisogna cambiare passo e classifica. E a gennaio bisognerà intervenire con decisione se la squadra avesse bisogno di rinforzi e ritocchi. Sempre Gazidis è convinto che Gigio e Calha saranno rinnovati. Lo sperano tutti i milanisti. Altrimenti quel transatlantico rimarrebbe tra le secche!