E' nata la FFP League. Un Pochettino di pazienza. Ecco a voi Carlo...Gattuso

11.05.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
E' nata la FFP League. Un Pochettino di pazienza. Ecco a voi Carlo...Gattuso

Ben ti sta, verrebbe da dire. Poco istituzionale, con uno statement tendente al ribasso, ma rende l'idea. Avete voluto il Financial Fair Play all'ennesima potenza? Cioè, avete voluto un meccanismo per il quale chi è ricco è sempre più ricco e chi è povero è sempre più povero? E in cui chi è indebitato non può investire per generare quei ricavi con cui pagarsi i debiti? E allora tenetevi la vostra Domestic League, in cui le quattro squadre del campionato più ricco d'Europa vanno a giocarsi le due finali. Proprio nell'anno delle Elezioni europee, le popolazioni europee nel giorno delle due finali di Champions e di Europa League, avranno altro da fare. Di Premier c'è nè già una e quelle partite di Baku e di Madrid gli abbonati alle reti satellitari le hanno già viste in questa stagione nel campionato inglese. Con una consolazione a favore degli elettori e a discapito degli appassionati di calcio. L'Europa dei banchieri verrà messa all'angolo dal suffragio universale del 26 maggio, l'Europa del pallone non farà invece nemmeno un plissè. E le competizioni calcistiche europee saranno sempre più scontate e noiose. Con le solite note fra le prime otto e magari, a lungo andare, fra le prime quattro. Ormai nel calcio europeo rischiava di essere molto più spettacolare l'estate delle Chamber e dei Tas, che le partite sul campo. Grazie allora alle semifinali di Champions League per aver riportato emozioni, in un calcio europeo che sembra cercare altro. Gli avvocati più dei bomber, i giudici e gli economisti più dei tiratori dalla distanza e degli specialisti nel dribbling.

Mauricio Pochettino in cinque anni di Tottenham non ha vinto nulla. Nada de nada. Nemmeno una Carabao Cup. In cinque stagioni, ha fatto un secondo posto in Premier League, due terzi posti, un quinto posto ed ora è quarto con 3 punti di vantaggio sull'Arsenal. Quando è venuto a San Siro a settembre a giocare contro l'Inter, ha fatto una partita sciatta e insipida. I suoi tifosi lo chiamavano "fregatura". Criticato a più non posso e in ogni modo, una pippa insomma, un Gattuso qualunque. Eppure il Tottenham non ha mai pensato che via lui sarebbe diventato bello, biondo e con gli occhi azzurri. Gli Spurs hanno messo lavoro e continuità davanti all'umoralità mediatica e alla crudeltà degli sfoghi dei tifosi. Sono cresciuti insieme, il Tottenham e Pochettino. E la pelle del tecnico argentino è diventata così dura, da avere ormai gli anticorpi migliori del mondo contro le invettive social e le volgarità assortite. E' per questo che dopo aver perso in nove uomini sul campo del Bournemouth e dopo aver preso schiaffoni per 3 tempi di gioco dai ragazzini terribili dell'Ajax, ne aveva ancora. E' andato avanti, ha tirato dritto, cuore in mano e pancia a terra. Con fede e con amore. E oggi è in finale di Champions League, dopo aver ringraziato il cielo, in ginocchio e in lacrime. Se qualcuno legge in questa vicenda riferimenti ad episodi che stanno realmente accadendo dalle sue parti, può avere altri elementi di riflessione. Non la verità in tasca. Ma qualche spunto in più. Senza altre pretese.

Per la prima volta Rino Gattuso, alla vigilia di Firenze, non ha preso di pancia una conferenza stampa. Ma l'ha circumnavigata, con un pizzico, udite udite, di furbizia. Non mettersi in gioco e fare zero a zero alla vigilia di una partita molto importante, non è reato. Anzi, è il completamento di un allenatore, come un certo Carlo Ancelotti sa molto bene e ha insegnato molto bene. L'allenatore del Milan si spende molto ogni volta che parla e comunica, soffre perchè tiene tantissimo a quello che vive e ci tiene a spiegarlo fino in fondo. L'esperienza rossonera non può non avergli insegnato che questo non è possibile. Ci sono, certo, le conferenze, in cui mandare un messaggio forte e chiaro. Ma le media nazionale delle conferenze deve essere come quella di ieri a Milanello: sotto traccia, occhieggiante, serena, senza titoli. Oggi la conferenza pre-gara è il calcio d'inizio di una partita, perchè sprigiona un umore che va in campo. Ecco, dopo ieri il Milan è in grado di fare quella partita scaltra e concentrata che serve contro un avversario come la Fiorentina: motivato e di qualità. Il campo può ribaltare qualsiasi sensazione, ma quale che sia il risultato del Franchi non sarà stato determinato da un allenatore che, dal punto di vista comunicativo, è sembrato ieri cresciuto. Perchè questo deve fare il Milan: crescere. E se anche il suo allenatore vive questa fase, sembra esserci una certa comunione d'intenti. Non serve Superman, ma la figura giusta al momento giusto. Firenze, Frosinone e Ferrara, tre tappe con la stessa iniziale di Futuro. Che questa volta, che quest'estate, la proprietà rossonera potrà giocarsi dall'inizio alla fine. E non a gara in corso. Con tutta calma e con tutti gli elementi a sua disposizione, per analizzare bene e per scegliere bene.