E se non fosse partito Patrick? Il gruppo: testa alta e pancia a terra. Giampaolo: equilibrio non per caso

24.08.2019 00:00 di Mauro Suma   Vedi letture
E se non fosse partito Patrick? Il gruppo: testa alta e pancia a terra. Giampaolo: equilibrio non per caso

Se il mercato del Milan dovesse chiudersi senza altri movimenti in entrata, cosa probabilissima peraltro, i primi a non esserne contenti saranno proprio Zvone Boban e Paolo Maldini. Del resto lo sapevano perfettamente anche loro che, senza cessioni di rilievo o di grande rilievo, ci sarebbe stata questa possibilità. Chissà dove sono oggi, vien da pensare, quelli che criticavano la cessione per cash di Patrick Cutrone...è stata dolorosa ma è stata l'unica cessione che il Milan è riuscito a fare in quello che doveva essere il mercato delle cessioni. Sappiamo che in cuor loro Boban e Maldini, Zvone e Paolo, volevano fare qualcosa in più. Ma anche questo è forgiarsi come dirigenti: misurarsi con le difficoltà, contemperare la logica fredda ma stringente dei numeri con quella più calda delle visioni calcistiche. Solo qualche facilone inconsapevole pensava alla super-regia, al tutto fatto, a chissà cosa. Non solo Zvone e Paolo volevano fare qualcosa in più. C'era e c'è bisogno di fare qualcosa in più. Lo sanno i tifosi, lo scrivono i tifosi, lo sanno gli uomini di calcio. Peccato per quell'infortunio di Theo Hernandez: la sua presenza in campo ad agosto avrebbe dato più luce subito alla stessa campagna acquisti. Non è bastato l'assist di Leao in Kosovo, visto che subito dopo c'è stata la serata balorda di Cesena.

Ma torniamo alle difficoltà di Boban e Maldini. Difficoltà sulle cessioni. Non tanto quelle di Donnarumma e Suso, che sono a metà fra le cessioni mancate e le conferme strategiche. Per quello che risultava a noi a inizio giugno, se non fosse partito Gigio il Milan avrebbe fatto poco o nulla in entrata. Invece Gigio è rimasto e sono arrivati 5 giocatori per un investimento totale tutto compreso di 59 milioni di euro. Non male, in piena estate FPF. Ma le cessioni mancate vere sono altre: quelle di Biglia, di Laxalt, di Kessie, di Castillejo, di Andrè Silva e lo mettiamo per ultimo perchè non è l'unico e poi perchè è troppo facile oggi fare i bulletti di periferia contro il portoghese. Il senso è comunque un altro, il senso è adesso basta. Voler restare non significa sedersi. Voler restare significa dare più di prima. Abbiamo visto il Toro sotto 3-1 contro i Wolves: pur sapendo che l'Europa League era lo specchietto per le allodole rispetto a un mercato inesistente in entrata, i giocatori granata hanno lottato e sudato lo stesso, pancia a terra lo stesso. Di espressioni e sensazioni su questo o quel progetto, su questo o quel dirigente non ne vogliamo più percepire o immaginare. Zvone e Paolo hanno dato l'anima comunque, adesso tocca a chi è rimasto fare come minimo altrettanto. In campo con l'anima sempre, per il Milan, per l'allenatore, per la maglia, per i tifosi. Chiaro?

Adesso il Milan viene accusato di essere troppo giovane. Ma la rescissione, che potrebbe diventare ufficiale la prossima settimana, di Strinic e il fastidio di Biglia, che Lucas di portava dietro già da un pò di tempo (Giampaolo dixit, al termine di una gara ICC), dicono che non si è mai abbastanza troppo giovani. Una cosa apprezziamo di Calhanoglu e cioè che inizia a correre al primo minuto e non si ferma più e quindi nel suo ruolo di centrale a Udine con la partita sulle spalle dovrà fare esattamente questo. Dobbiamo stare molto attenti alla trasferta di Udine. Giampaolo non si diverte a dosare i nuovi, rispetto ai quali confessiamo anche noi per primi di essere impazienti. Ma ha ragione lui, con il trequartista c'è troppo campo davanti alle due mezzeali e se distanze e movimenti non sono codificati l'avversario ci fa "la riga in mezzo". A proposito di movimenti, non sarebbe arrivato il momento per Piatek di dettare la profondità? A furia di venire incontro per far salire la squadra, il bomber prende le botte ed è meno puntuale in area di finalizzazione. Sarebbe ora che Kris si convinca di questo, in base naturalmente ai dettami dell'allenatore. Ragazzi, in Kosovo e a Cesena non siamo stati quelli di Cardiff. Con l'Udinese, ebbene sì, dobbiamo piuttosto essere quelli del Bayern. Compatti, seri e poi si esce per andare a far male. Consapevoli che nessuno regala nulla.