Ecco come Ibra modificherà l'attuale routine di Milanello. Ma lo svedese non deve essere un alibi per nessuno. Elliott apre a profili più esperti. Mercato di gennaio: la regola è il saldo zero

30.12.2019 00:00 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Ecco come Ibra modificherà l'attuale routine di Milanello. Ma lo svedese non deve essere un alibi per nessuno. Elliott apre a profili più esperti. Mercato di gennaio: la regola è il saldo zero

Un’attesa lunga sette anni, con due ritorni sfiorati e mai concretizzati. Sua maestà Zlatan Ibrahimovic torna al Milan e lo farà in un modo nuovo, non tanto perché chiamato ad essere un leader, ma perché dovrà essere la guida tecnica e mentale di un gruppo di baldi giovani che avevano bisogno di una stella da seguire. Con tutto il dovuto rispetto per chi ha tirato avanti il gruppo fino ad oggi – da Romagnoli a Donnarumma passando per Musacchio, Biglia e Reina – Ibra è un fattore diverso. È uno di quelli che in allenamento ti urla addosso, che ti fa stare una pezza se nota che un compagno non sta dando il massimo. Di fatto, è uno che alza il livello. E difficilmente, tra il nutrito gruppo di ragazzi che compone la rosa del Milan, ci sarà qualcuno che avrà la personalità o il coraggio di controbattere ad un eventuale richiamo di Zlatan. Perché Ibrahimovic è stato preso anche per questo, ovvero rimettere ordine e disciplina veri dentro uno spogliatoio dove il senato, negli ultimi anni, è stato troppo spesso ridotto all’osso. Rino Gattuso, seppur dalla panchina, era l’uomo forte a cui la squadra si è aggrappata nei momenti di difficoltà e quando la panchina di Rino è iniziata a traballare sotto i colpi della destabilizzazione interna (grazie Leo), è lì che il Milan ha iniziato a perdere i punti decisivi per la corsa alla Champions League. Ma Ibrahimovic non può e non deve essere un alibi per gli altri giocatori. Il 5-0 di Bergamo è ancora vivo sulla pelle del Milan e della sua gente e ci vorranno settimane e risultati positivi per cercare di rimarginare quegli squarci che hanno reso amarissima la vigilia di Natale, addolcita clamorosamente il giorno dopo con l’accelerata finale per il ritorno di Zlatan nella sua Milano e nel suo Milan.

Elliott, fin da ottobre, ha avallato l’operazione con l’ala più milanista della proprietà che ha capito come il progetto giovani, senza leader forti, non possa funzionare. Non dovrebbe arrivare Nemanja Matic, i cui costi d’ingaggio sono parecchio alti, ma è lecito aspettarsi che possa arrivare un uomo forte a centrocampo, magari nato nel primo lustro degli anni ’90, a dare ulteriore stabilità al reparto. Ibra è stata l’eccezione over 35, ma c’è da credere che il trio Boban-Maldini-Massara possa aver avuto qualche margine operativo in più rispetto all’estate per ciò che concerne il piano anagrafico dei profili da poter prendere. Con buona pace di Gazidis, che nel 2020 dovrà dare segnali tangibili del suo lavoro. Non è un tiro al piccione sull’ad quello che è stato fatto nelle ultime settimane dai media, ma la constatazione dei fatti. Arrivato al Milan con la fama di “mago delle sponsorizzazioni”, il dirigente sudafricano ha creato un’area commerciale molto vasta (forse fin troppo) per cercare di trovare soluzioni che aumentino i ricavi. Ma ad oggi, di risultati di un certo spessore, non ce ne sono stati e il rischio di perdere Emirates al termine della stagione, come main sponsor, è molto elevato. Da Londra, in generale, tireranno le somme alla fine del campionato su gestione sportiva e amministrativa, con le eventuali scelte del caso.

Come vi abbiamo raccontato a più riprese, il mercato di gennaio dovrà essere a saldo zero ed è per questo motivo che ci saranno delle cessioni. Fabio Borini è vicinissimo al Genoa, visto che i club della Premier che avevano contattato il suo agente, non hanno affondato il colpo. Se il trasferimento si concretizzerà entro questa settimana, allora Ibrahimovic potrà prendere la sua numero 11, che verrebbe lasciata libera dal Boro. Altro possibile partente è Ricardo Rodriguez, con il Watford che si è fatto vivo con il giocatore, con il Milan che rimane fermo sulla sua posizione: c’è da monetizzare per poter coprire, a livello di bilancio, gli eventuali investimenti. Se partirà lo svizzero, i rossoneri dovranno cercare un vice Theo Hernandez.