Ecco le linee guida del nuovo Milan. Basta dirigenti italiani, tutti stranieri nel commerciale e mercato con vista su eventuali plusvalenze

21.05.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Ecco le linee guida del nuovo Milan. Basta dirigenti italiani, tutti stranieri nel commerciale e mercato con vista su eventuali plusvalenze

Siamo tutti in attesa di risposte concrete dal Milan di domani. Innanzitutto i tifosi in preda al pessimismo più cupo, poi i media che tutti i giorni devono dare notizie e/o aggiornamenti sullo stato dell’arte ricevendo risposte necessariamente vaghe. Nessuno oggi, col virus in azione, è in grado di sapere come finirà esattamente la stagione. Infine sono in attesa anche i diretti interessati, a cominciare dai due dirigenti in carica (Maldini e Massara) per passare allo staff tecnico (Pioli e i suoi collaboratori) per chiudere con i tesserati di maggior rango, da Ibrahimovic a Donnarumma. Scavando, alcune risposte si possono dare in attesa che il prossimo piano del Milan diventi ufficiale.

FINE DELL’ITALIANITA’- Uno dei tratti scelti da Elliott all’inizio della sua avventura milanista è stato quello di rispettare “l’italianità” del club. Anzi, al contrario di quello che non era riuscito alla precedente gestione Fassone-Mirabelli, ha arruolato Leonardo e convinto Paolo Maldini dopo un colloquio avvenuto negli Usa. Successivamente, quando Leonardo capita l’antifona (leggere l’insuccesso delle sue scelte più importanti: Higuain poi Piatek e Paquetà) è partito per Parigi, ha puntato tutto su Maldini che a sua volta ha chiamato a dargli man forte Boban. Ecco la conclusione di Elliott: questa strada non ha dato frutti e quindi non sarà più percorsa che vuol dire persi due anni di tempo per il famoso rilancio di cui non c’è traccia ancora.

STRANIERI NEL COMMERCIALE- Molti osservatori si sono meravigliati della scelta di assumere numerosi manager, tutti rigorosamente stranieri, per rinforzare la divisione commerciale che in passato aveva dato frutti rigogliosi e che invece ha perso smalto oltre che appeal. Gazidis ha tratto la seguente conclusione: ci vorrà del tempo per incrementare le entrate e all’obiettivo potrà contribuire una migliore perfomance del Milan che conta nel mondo -secondo ricerche fatte dagli uffici di Londra- 400 milioni di simpatizzanti.

CON MALDINI NESSUNA LITE- Parlando in privato con Singer jr., l’ad rossonero ha confermato che i rapporti con Maldini, anche in vista della probabile separazione, non sono conflittuali. D’altro canto ha convissuto 10 anni con Wenger senza mai litigare, figurarsi se comincia adesso. Questo significa che si cercherà di chiudere il rapporto in modo elegante. Nel frattempo è vero che il chiacchierone tedesco (a proposito: dopo il cicchetto al suo agente, ha smesso di rilasciare interviste, non era il caso di farlo subito?, ndr) resta il candidato numero uno ad assumere la guida dell’area tecnica ma è escluso che si porti come allenatore Nagelsmann. Quella casella è ancora da occupare e non sarà una casella qualunque.

MERCATO- Qui il criterio è quello promulgato fin dai giorni dell’avvento di Elliott. Squadra giovane, con profili da valorizzare (tipo Theo Hernandez quindi) con un no ai campioni in età avanzata. Questo teorema significa no al rinnovo (spesa 6 milioni di euro netti) di Ibrahimovic che invece sarebbe utilissimo per il contributo fin qui dato e la generosità mostrata verso tifosi e team così come significa che nel caso di proposta indecente per Donnarumma (diciamo 80 milioni), molto improbabile al momento, la cessione è garantita (anche perché rientrerebbe Reina dal prestito in Inghilterra).

TUTTI I RISCHI- Tutto questo significa che il Milan proverà a ripartire da zero o quasi e che per vedere se nasceranno frutti dall’albergo bisognerà aspettare altri due o tre anni. Consiglio ai tifosi: mettetevi comodi sul divano e aspettate.