Elliott ha già la risposta pronta da dare a Maldini sull’autonomia. Con Rangnick nuovo capo a Milanello sarà complicata la collaborazione

16.04.2020 00:35 di Franco Ordine   Vedi letture
Elliott ha già la risposta pronta  da dare a Maldini sull’autonomia. Con Rangnick nuovo capo a Milanello sarà complicata la collaborazione

Appena scadrà il divieto di uscire da casa, Paolo Maldini potrà riprendere la strada di casa Milan e incontrare Ivan Gazidis. Fino a oggi i due hanno conversato amabilmente sui temi organizzativi del club in conference call e tutte le mattine hanno fatto il punto sulle diverse iniziative umanitarie da adottare. Né Paolo né l’ad sud-africano hanno voluto affrontare al telefono il nodo del futuro per evidenti motivi. Per discutere di un argomento così delicato devono guardarsi negli occhi, devono indovinare i reciproci retro-pensieri e devono infine arrivare anche a una conclusione. Quale sarà?

Al momento possiamo dare per buona l’interpretazione dei colleghi della Gazzetta i quali hanno accreditato la seguente tesi: e cioè che Maldini sarebbe pronto a dire “resto solo se riceverò garanzie sull’autonomia nella scelta di allenatore e team”. Non conosciamo ancora la risposta di Gazidis ma possiamo anticipare quella di Elliott e della famiglia Singer che ha un dossier sul tavolo pieno dei ritagli delle interviste rilasciate dall’ex capitano rossonero in questi ultimi mesi. Come ricorderanno in molti, appena partito Leonardo per Parigi, Gazidis convocò Paolo per chiedergli quali fossero le sue intenzioni. Aveva, infatti, letto in quei stessi giorni sui giornali alcuni giudizi sul lavoro da svolgere dietro la scrivania (“mi pesa molto”) che non garantivano sulla voglia di mettersi alla guida dell’area tecnica come poi invece è avvenuto coinvolgendo nell’operazione Boban e sondando il terreno prima con il laziale Tare per poi arruolare Massara appena liberato dal contratto con la Roma.

Non solo ma più avanti, quando si è capito che le scelte della nuova stagione non stavano offrendo i risultati sperati, Paolo fece sapere- sempre tramite media- che “non poteva aspettare 15 anni per rilanciare il Milan”. In quella circostanza –a parlare fu Boban con l’interlocutore inglese- a Elliott fu chiarito che l’intento di Maldini “era costruttivo” e non aveva alcun obiettivo polemico. Pertanto l’intervista fu rimessa nel cassetto.

      Alla luce di tutte queste premesse, la riflessione che è stata già fatta dal fondo è la seguente: l’esperimento (nel senso della completa autonomia sulla scelta di allenatore e calciatori) è stato già realizzato e non ha dato frutti. Il riferimento evidente è rivolto al cambio di allenatore passando da Gattuso a Giampaolo col rifiuto di prendere in considerazione Rangnick fin da allora candidatura avanzata dall’ad nelle riunioni. L’obiezione che si può opporre a Gazidis è la seguente: ma scusi, perché in quella circostanza, qualora non fosse stato convinto delle potenzialità del candidato Giampaolo, perché non ha insistito sul proprio candidato? La risposta indiretta fornita dall’interessato a Elliott è stata grosso modo la seguente: se avessi detto no a Giampaolo, vista la tempesta provocata da Boban sul caso Rangnick, sarebbe finita con una rottura clamorosa. Scenario credibile e giustificato poiché non si possono scegliere due nomi così ingombranti come Maldini e Boban e poi pensare di togliere loro l’autonomia che era stata messa per iscritto nel contratto dei due dirigenti. Infine: poiché Rangnick è la scelta di Gazidis come può eventualmente Maldini andare d’accordo con uno sul conto del quale ha detto in modo asciutto “profilo non adatto a guidare il Milan”? Conclusione: la risposta di Elliott è grosso modo questa, quella di Gazidis non potrà essere molto diversa. A meno di una clamorosa inversione a u che di questi tempi non può essere scartata. Arrivederci alla prossima puntata.