Fatto Ibra, ora bisogna fare il Milan. E i 2-3 innesti devono essere di qualità. Per Donnarumma evitare rinnovo biennale

27.08.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Fatto Ibra, ora bisogna fare il Milan. E i 2-3 innesti devono essere di qualità. Per Donnarumma evitare rinnovo biennale

Modificando la storica espressione di Massimo D’Azeglio (“fatta l’Italia adesso bisogna fare gli italiani”), si possono chiosare così le vicende del Milan attuale: “fatto Ibra, ora bisogna fare il Milan”. Ecco il punto. Il rinnovo di Ibra è solo il primo passo verso il futuro immaginato dall’azionista Elliott e affidato alle mani di Gazidis che ha fatto giusto in tempo a cambiare cavallo (Pioli invece di Rangnick) e confermare la coppia Maldini-Massara invece di sottoporre tutto il club all’ennesimo ribaltone e i tifosi al proverbiale anno zero. Il secondo passo è il perfezionamento del gruppo che ha già mostrato -nelle 12 partite del post lock down- sensibili miglioramenti rispetto al primo semestre della stagione. Grazie a Ibra, a Rebic e alla maturazione di moltissimi esponenti, in particolare -e questo è passato sotto silenzio- di Romagnoli, capitano silenzioso che sta diventando un pilastro del prossimo Milan. C’è un aspetto sul quale è inutile anticipare giudizi ed è il caso di attendere i contratti firmati piuttosto che gli incontri a casa Milan e i tanti nomi che circolano nelle cronache di calcio-mercato. I due-tre innesti di cui hanno parlato Gazidis e Maldini nei giorni scorsi devono essere di alto profilo. Attenzione: alto e non altissimo perché la differenza, in materia di costi, è significativa e le esigenze di bilancio sono note a tutti.

Anche sui ruoli da potenziare bisognerà attendere scenari più chiari di quelli attuali. Quello del centrocampo è un rinforzo (Bakayoko) in arrivo, quello del trequartista (Diaz dal Real Madrid) è un affare in via di definizione ma non bisogna trascurare le esigenze più autentiche che riguardano la difesa. Sono proprio sicuri Pioli e Maldini che tra il lato destro della difesa e il centrale in coppia con Romagnoli non sia possibile procedere a un miglioramento della cifra tecnica? D’accordo, c’è sempre Musacchio in rosa, Kjaer è stata una rivelazione, bisogna ammetterlo altrimenti si perde la bussola del ragionamento. Conti così così, Calabria gode di un credito finalmente cementato dalla dichiarazione del ds Massara (“non è in vendita”).

Adesso il nodo vero è quello che stringe il Milan per il rinnovo di Gigio Donnarumma. Certo: il ragazzo che è ormai un uomo oltre che un fuoriclasse del suo ruolo, ha dichiarato apertamente di voler restare e soprattutto di non voler lasciare Milanello a costo zero. Di questi tempi, e con Raiola al tavolo della trattativa, è già una gran cosa ma non è una garanzia assoluta. Maldini ha confessato la sua preoccupazione per il ritardo con cui comincerà la trattativa. Inutile qui ricordare di chi è la responsabilità di un simile ritardo. La partita si giocherà intorno alla durata del rinnovo (2 anni o 3 anni) e alla consistenza della clausola rescissoria che vuol dire fare il prezzo per la cessione del portierone napoletano. “Faremo una proposta adeguata al suo valore” è una frase che significa molto chiaramente una cosa: si parte dai 6 milioni già percepiti. Quindi non si dica che è una questione di soldi, per favore. Né tanto meno di stile, parola che in bocca a Raiola ha lo stesso effetto che sentir parlare di fedeltà coniugale a Cicciolina. È vero che in epoca di post covid, non ci sono più le condizioni di un tempo per ricavare dalle cessioni cifre folli a meno di non trovare per strada Messi o CR7. Ma l’ideale sarebbe evitare la clausola e promettere – come ha fatto Comisso con Federico Chiesa- di lasciarlo partire in presenza di un’offerta giudicata conveniente dalla società viola.