Fine del gioco al massacro

22.05.2020 00:00 di Luca Serafini Twitter:    Vedi letture
Fine del gioco al massacro

I nodi sono quelli, gli stessi da settimane. Da quel Milan-Genoa non è cambiato niente: se n'era appena andato Boban sbattendo la porta, poi Maldini ha picchiato i pugni sul tavolo, mentre Rangnick ha fatto capire che ci sta pensando seriamente. E' sempre caos. Nel granitico, inossidabile, perenne silenzio della proprietà e di Ivan Gazidis, ci si aggrappa a voci e indiscrezioni che volano da una parte all'altra come cartacce in un pomeriggio di vento: Maldini può restare, la società lo vuole, ma lui no. Donnarumma spalma, no va via. Ibra ha già deciso, no è ancora incerto. Pioli ha la valigia in mano, ma Rangnick potrebbe anche confermarlo. Rangnick porterà tutti uomini suoi, falso allarme: vuole un Milan italiano. Poi ci sono le liste dei giocatori che arriveranno e quelli che se ne andranno, ma in questa sede ve le risparmio volentieri, perché cambiano ogni minuto svolazzando esattamente come le altre cartacce.

Non cambierò la mia opinione e il mio modo di essere, vorrei che ci capissimo bene. Ho vissuto in prima linea i 30 anni di Berlusconi, 25 dei quali irripetibili, almeno 5 sconcertanti per la demolizione chirurgica prima della squadra, poi della dirigenza, infine della società in tutti i suoi aspetti e uffici. Quell'ultimo lustro mi è costato il rapporto con Adriano Galliani e purtroppo anche con qualche antica bandiera (nel frattempo finita in panchina ad allenare), che non ha capito oppure mi sono spiegato male io, perché ho avuto posizione drastiche. Mentre Berlusconi canticchiava "hip hip hurrà" saltellando sui tavoli di Milanello, il Titanic stava inesorabilmente affondando per sua volontà e per sua regia. Ho sostenuto prima e mi sono allontanato poi, dal difficile lavoro di Fassone e Mirabelli, due sbucati dal nulla che in breve tempo hanno sbagliato soprattutto assumendo toni un po' troppo disinvolti. Senza mai, come sempre, tracce di autocritica.

Infine, il Fondo Elliott, primo fondo monetario mondiale alle prese con una materia e un contesto di cui erano e sono completamente, totalmente a digiuno: il Milan e il calcio. Apprezzabile, molto apprezzabile l'idea di affidarsi a chi invece conosce a menadito entrambe le cose: Leonardo, Maldini e in panchina Gattuso. Però poi devi dare loro, oltre che lauti stipendi, la possibilità di meritarsi quei compensi. Se invece cospargi il loro cammino di trappole mediatiche e paletti, non vai da nessuna parte (e da nessuna parte siamo andati).

Oggi sembra che la famiglia Singer - se ve ne foste dimenticati, i proprietari hanno un nome e dei volti - abbia deciso di fare di testa propria. Lo staff se lo fanno da soli, Maldini se vuole restare è il benvenuto (ma dovrà chiarirsi...), Rangnick avrà pieni poteri di mercato, di scelte e presumo di budget. Bene, una cosa è certamente positiva: dopo 7 anni di divisioni intestine (da quando in sede approdò Barbara Berlusconi), dirigenza e staff tornerebbero finalmente a remare tutti insieme nella stessa direzione. 

Io non so proprio quale sia la direzione e dove porterà la barca, ma credetemi: una svolta assoluta, perentoria, necessaria nelle strategie che vanno condivise e non contrastate, era indispensabile. Ed è in quest'ottica che spero davvero, e prego che accada, che Paolo Maldini rimanga. Se sarò finalmente aria nuova e una svolta per il nostro povero Milan massacrato, è giusto che metta da parte il suo comprensibile fastidio e continui a restare di vedetta sul ponte. Soprattutto per noi che continuiamo a credere e sperare che sia lui la nostra unica garanzia.